L’Ebu potrà valutare la sicurezza del Paese vincitore e affidare l’edizione successiva a un altro Stato. La norma non cita Israele, arrivato secondo nel 2025 e nel 2026, mentre resta il precedente dell’Ucraina
L’Eurovision cambia le regole e introduce una clausola destinata a pesare sulle prossime edizioni del Song Contest. Un Paese vincitore non avrà più automaticamente il diritto di organizzare la manifestazione l’anno successivo se coinvolto in una guerra o in una situazione geopolitica tale da mettere a rischio la sicurezza dell’evento.
La modifica è stata annunciata dagli organizzatori dell’Eurovision Song Contest e interviene su una delle tradizioni più consolidate della competizione. L’edizione successiva è di solito organizzata dall’emittente pubblica del Paese che ha vinto quella precedente.
La nuova regola dell’Eurovision
Secondo il nuovo regolamento, «l’emittente vincitrice non potrà automaticamente ospitare il Concorso se un conflitto armato, una situazione geopolitica sensibile o qualsiasi altra situazione influisce materialmente sulla sicurezza, l’incolumità o la stabilità del suo Stato o della sua regione immediata».
La decisione non sarà automatica. L’European Broadcasting Union (Ebu) potrà commissionare una valutazione indipendente sulla sicurezza del Paese o della regione interessata. Sulla base dei risultati, potrà consultare il comitato esecutivo dell’Eurovision per decidere se esistano le condizioni necessarie per organizzare la manifestazione.
Nel caso in cui il Paese vincitore venisse considerato non idoneo, sarà l’Ebu a individuare un Paese ospitante alternativo. Quest’ultimo organizzerà il concorso a proprio nome e non sarà obbligato a farlo formalmente per conto dell’emittente che ha conquistato la vittoria.
Il precedente dell’Ucraina
Una situazione simile si è già verificata con l’Ucraina, anche se prima dell’introduzione della nuova norma. Dopo la vittoria ucraina all’Eurovision 2022, infatti, la guerra provocata dall’invasione russa rese impossibile organizzare l’edizione successiva nel Paese.
L’Eurovision 2023 venne così trasferito a Liverpool, nel Regno Unito, che ospitò la manifestazione per conto dell’Ucraina.
Diversa era stata la situazione nel 2017, quando Kiev aveva potuto organizzare il concorso nonostante il conflitto iniziato nel 2014 nell’est dell’Ucraina con i separatisti filorussi sostenuti da Mosca.
Il caso Israele sullo sfondo
Nel comunicato che annuncia il cambiamento non viene citato esplicitamente alcun Paese. Inevitabilmente, però, la nuova regola arriva dopo anni nei quali la partecipazione di Israele è diventata uno dei temi più controversi attorno all’Eurovision.
Israele è arrivato secondo sia nel 2025 sia nel 2026 e una sua eventuale vittoria avrebbe posto concretamente il problema dell’organizzazione dell’edizione successiva.
Nell’ultima edizione, quella di Vienna, Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda hanno boicottato la competizione, rifiutandosi di partecipare insieme a Israele e contestando la conduzione israeliana della guerra nella Striscia di Gaza seguita agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.
La sicurezza deciderà dove si terrà il concorso
Con il nuovo regolamento, vincere l’Eurovision non significherà più ottenere anche l’organizzazione dell’edizione successiva. In presenza di una guerra o di una grave crisi geopolitica, sarà la valutazione delle condizioni di sicurezza a prevalere sulla tradizionale regola del Paese vincitore.































