14 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

14 Lug, 2026

Hormuz, Trump: «Saremo gli angeli custodi dello Stretto e ci faremo pagare»

Trump

Il presidente americano ipotizza una quota del 20 per cento sui carichi in transito per finanziare la sorveglianza Usa


Donald Trump vuole che gli Stati Uniti vengano pagati per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz. Il presidente americano ha detto a Fox News che Washington «sarà rimborsata» per il servizio di sorveglianza e ha indicato una quota pari al 20 per cento del valore dei carichi in transito.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

La proposta apre però una contraddizione dentro la stessa amministrazione americana. Nelle ultime settimane, sia il segretario di Stato Marco Rubio sia il vicepresidente JD Vance avevano sostenuto che nessun Paese può imporre pedaggi o tariffe per attraversare una via d’acqua internazionale.

La proposta di Trump

Trump ha affermato che gli Stati Uniti stanno assumendo il controllo dello Stretto e che saranno pagati per proteggerlo. «Diventeremo i custodi dello Stretto», ha detto, sostenendo che Washington dovrà essere rimborsata per il ruolo svolto nella protezione del traffico commerciale.

Non è chiaro, però, su quale base giuridica gli Stati Uniti potrebbero chiedere una quota sui carichi né come verrebbe applicata una misura del genere.

La linea opposta di Rubio

A fine giugno Marco Rubio aveva espresso una posizione diametralmente opposta. «Nessun Paese può imporre pedaggi o tariffe su una via d’acqua internazionale», aveva dichiarato durante una visita in Medio Oriente, richiamando il diritto internazionale.

Poco dopo, gli Stati Uniti avevano firmato con i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo una dichiarazione congiunta che respingeva «qualsiasi pedaggio, tariffa o tentativo di affermare il controllo sullo Stretto».

Anche Vance contro i pedaggi

La stessa linea era stata sostenuta dal vicepresidente JD Vance. Parlando dell’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, Vance aveva affermato che le vie d’acqua internazionali devono restare libere da pedaggi.

Le parole di Trump rendono quindi evidente una frattura nella posizione americana: da una parte l’amministrazione rivendica la libertà di navigazione, dall’altra il presidente ipotizza di far pagare il passaggio sotto tutela statunitense.

L’eccezione americana già scritta nell’accordo

Trump aveva già aperto alla possibilità di riscuotere somme sul traffico navale dopo la firma dell’accordo con l’Iran. Il testo prevedeva sessanta giorni senza pedaggi, ma lasciava aperta un’eccezione a favore degli Stati Uniti nel caso in cui l’intesa più ampia non fosse stata completata.

Il presidente aveva parlato di un rimborso per i «servizi resi» dagli Stati Uniti in qualità di «angelo custode» dei Paesi del Medio Oriente. Anche in quel caso non era stato chiarito che cosa comprendessero esattamente quei servizi.

Il precedente dei due milioni chiesti dall’Iran

La posizione americana appare ancora più controversa perché Washington ha accusato Teheran di aver trasformato Hormuz in una fonte di guadagno.

Durante la fase più intensa della guerra, l’Iran aveva chiesto fino a due milioni di dollari per nave in cambio della garanzia di un passaggio sicuro lungo una rotta vicina alle proprie coste. Gli Stati Uniti avevano definito quelle richieste pedaggi illegittimi e avevano promosso una rotta alternativa lungo l’Oman.

La sicurezza che Washington non può garantire

Il tentativo americano di proteggere il traffico commerciale non ha però eliminato i rischi. Dopo il fallimento del progetto di scorta navale, le forze statunitensi hanno iniziato a fornire indicazioni via radio alle navi dirette verso la rotta meridionale.

L’Iran ha poi attaccato tre imbarcazioni che viaggiavano proprio in quell’area. Il Pentagono ha ammesso di non poter garantire la sicurezza delle navi nello Stretto, mentre il traffico delle petroliere è crollato e il prezzo del petrolio è tornato a salire.

La lotta per monetizzare Hormuz

La disputa non riguarda più soltanto la libertà di navigazione. Stati Uniti e Iran si contendono ormai anche il diritto di stabilire le condizioni del passaggio e di ottenere un ritorno economico dalla sua protezione.

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