14 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

13 Lug, 2026

Iran-Usa, attacchi incrociati nel Golfo. Trump: «Ci prenderemo Hormuz»

Hormuz

Nuova escalation tra Stati Uniti e Iran: missili e droni contro basi e strutture Usa nel Golfo, mentre il Pentagono rivendica decine di raid. Nello Stretto di Hormuz crolla il traffico navale crolla


Donald Trump ha detto che saranno probabilmente gli Stati Uniti a gestire Hormuz. «Se saremo noi a controllarlo, verremo rimborsati», ha affermato in un’intervista a Fox. Il presidente ha aggiunto che Washington punta a diventare «il custode dello Stretto» e a essere pagata per garantirne la sicurezza. Non è proprio questa la situazione, nello Stretto il braccio di ferro dura da giorni. Di tregua non si parla.

La tregua tra Stati Uniti e Iran continua a sgretolarsi sotto una nuova ondata di attacchi. Nella mattinata di lunedì Teheran ha lanciato missili e droni contro obiettivi militari americani in Giordania, Bahrein, Kuwait e Oman. Poche ore prima Washington aveva annunciato altri raid contro l’Iran per ridurne la capacità di colpire le navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

Nessuna delle due parti mostra l’intenzione di fermarsi. Mentre lo scontro si allarga nel Golfo, i vertici iraniani alzano i toni e invocano vendetta per l’uccisione dell’ex Guida suprema Ali Khamenei. Ali Bagheri Kani, vicesegretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, ha definito la rappresaglia contro gli Stati Uniti «un diritto della nazione iraniana».

I transiti di navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz sono azzerati da ieri sera secondo il sito di monitoraggio della navigazione MarineTraffic. Bbc segnala come alcuni singoli cargo siano passati nelle scorse ore ‘al buio’, ossia con i trasponder spenti.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Teheran invoca vendetta

Bagheri Kani è tra gli esponenti della linea dura che nelle ultime settimane hanno assunto posizioni sempre più intransigenti verso Washington. Le dichiarazioni dei vertici conservatori riducono ulteriormente gli spazi per una soluzione diplomatica immediata e accompagnano la nuova offensiva militare iraniana nella regione.

L’esercito di Teheran ha dichiarato di aver preso di mira mezzi e installazioni americane in quattro Paesi del Medio Oriente. Le difese aeree di Giordania e Kuwait hanno riferito di aver intercettato missili e altri obiettivi ostili, mentre in Bahrein sono tornate a suonare le sirene antiaeree.

I raid americani sull’Iran

Le nuove azioni iraniane sono seguite a un’altra notte di bombardamenti americani. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha riferito di aver colpito decine di obiettivi militari in più località, usando munizioni di precisione. L’operazione è stata presentata come una risposta agli attacchi iraniani contro la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz.

Sabato notte gli Stati Uniti avevano già effettuato circa 140 attacchi, uno dei bombardamenti più intensi dall’inizio della nuova escalation. Il numero dei raid di domenica è stato inferiore, ma Washington sostiene di aver colpito complessivamente centinaia di obiettivi iraniani nell’ultima settimana, tra sistemi di difesa aerea, postazioni per missili e droni e infrastrutture navali.

L’agenzia di stampa iraniana ha riferito che almeno una persona è morta nei raid sulla città sudoccidentale di Mahshahr. Teheran continua però a fornire pochi dettagli sull’entità complessiva dei danni provocati dagli attacchi americani.

La nave cipriota che ha riacceso lo scontro

La nuova spirale di attacchi è iniziata nel fine settimana, quando l’Iran ha colpito una nave portacontainer battente bandiera cipriota nello Stretto di Hormuz. L’attacco ha provocato un incendio a bordo e la scomparsa di un membro dell’equipaggio, innescando la rappresaglia americana.

Secondo il portavoce del Comando centrale americano, capitano Tim Hawkins, gli attacchi iraniani alle navi commerciali dimostrano la necessità dell’offensiva statunitense. Washington sostiene di voler garantire la libertà di navigazione attraverso una delle rotte energetiche più importanti del mondo.

Hormuz

L’Iran ha annunciato nel fine settimana la chiusura dello Stretto e continua a sostenere che tutte le navi debbano attraversarlo passando nelle sue acque territoriali e con l’autorizzazione di Teheran. Gli Stati Uniti affermano che il passaggio resta aperto. Washington ha creato una rotta meridionale lungo la costa dell’Oman per permettere alle navi commerciali di evitare le acque controllate dall’Iran.

Trump ha ribadito domenica che Hormuz sarebbe aperto alla navigazione e ha rivendicato di aver «bombardato duramente» l’Iran. I dati sul traffico navale mostrano però un quadro molto diverso: domenica soltanto sei imbarcazioni avrebbero attraversato lo Stretto, il numero più basso delle ultime cinque settimane.

La presenza militare Usa nello Stretto

Nell’area generale del Mar Arabico continuano a operare più di una dozzina di navi da guerra statunitensi, comprese due portaerei. Sono inoltre presenti decine di velivoli d’attacco e di sorveglianza, schierati sulle portaerei o nelle basi terrestri della regione.

L’esercito americano sta conducendo anche missioni per individuare eventuali mine nello Stretto, utilizzando mezzi navali autonomi. «Le forze statunitensi hanno chiamato l’Iran a rispondere della sua aggressione ingiustificata contro la navigazione commerciale, continuando nello stesso tempo a facilitare il passaggio attraverso lo Stretto», ha dichiarato il capitano Hawkins. Lo stesso ufficiale ha però riconosciuto che non esiste «alcuna garanzia» che le indicazioni militari americane possano proteggere le navi mercantili in transito.

La rotta imposta dall’Iran

Nel momento più intenso della guerra, alcuni operatori marittimi avevano scelto di navigare più vicino alle coste iraniane, affidandosi alla garanzia di passaggio sicuro offerta dalle forze armate di Teheran. L’Iran aveva però chiesto fino a due milioni di dollari per ogni nave. Teheran sostiene che tutte le imbarcazioni in transito debbano seguire quella rotta e ottenere l’autorizzazione della Persian Gulf Strait Authority, l’organismo creato dall’Iran nel maggio scorso.

La riscossione delle somme era stata sospesa in base all’accordo di cessate il fuoco di giugno. Prima della sospensione, l’Iran aveva presentato i pagamenti come tariffe per servizi di sicurezza e di tutela ambientale.

Secondo diversi esperti, si tratterebbe però di un espediente costruito per apparire conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che consente l’applicazione di tariffe soltanto in circostanze precise. In realtà, sostengono gli analisti, Teheran starebbe imponendo pedaggi di fatto, vietati dalla Convenzione. L’Iran ha firmato il trattato, ma non lo ha mai ratificato e sostiene quindi di non esserne vincolato. Neppure gli Stati Uniti lo hanno ratificato.

La guerra dei nervi sull’economia

Secondo Dan Alamariu, responsabile della strategia geopolitica della società di ricerca finanziaria Alpine Macro, i rischi per le compagnie di navigazione potrebbero aumentare con l’intensificarsi del confronto tra Stati Uniti e Iran. Teheran ha già subito gravi conseguenze economiche, ma potrebbe essere disposto a sopportarne altre.

La scorsa settimana Trump ha ripristinato il divieto americano sulle esportazioni di petrolio iraniano, sospeso temporaneamente nel mese precedente. Non ha però ancora reintrodotto il blocco navale dei porti iraniani. «La domanda è chi cederà per primo», ha osservato Alamariu: «L’economia iraniana o quella globale?».

La tregua in frantumi

L’accordo raggiunto il mese scorso avrebbe dovuto fermare gli attacchi e garantire il libero transito delle navi. Dopo una settimana di raid e rappresaglie, la tregua appare invece completamente compromessa.

Trump ha sostenuto che Stati Uniti e Iran sarebbero stati vicini a una nuova intesa prima dell’attacco alla nave cipriota, ma non ha fornito dettagli. Teheran non ha confermato l’esistenza di un accordo e accusa Washington di aver negoziato in malafede.

Pakistan, Qatar ed Egitto stanno cercando di riaprire un canale diplomatico, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha avvertito che un ritorno alla guerra su vasta scala avrebbe conseguenze catastrofiche.

Petrolio in rialzo e Borse in calo

La nuova escalation ha colpito immediatamente i mercati. Il prezzo del Brent è salito di oltre il 4 per cento, avvicinandosi agli 80 dollari al barile. Dall’inizio degli attacchi americani e israeliani contro l’Iran, il prezzo del petrolio è aumentato di circa il 9 per cento.

Le Borse mondiali hanno reagito con forti ribassi, mentre il timore di una nuova impennata dell’inflazione ha spinto al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato.

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