14 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

14 Lug, 2026

L'ultima nevrosi, il controllo delle chat

Parlamento europeo

La proroga del cosidetto Chat Control, la legge che consente la scansione delle comunicazioni per contrastare la pedopornografia in Europa, riapre il dibattito tra sicurezza dei minori, privacy e rischio di sorveglianza di massa


«Perché nessuno pensa ai bambini?», se lo chiede a ogni piè sospinto, con voce stridula, la moglie del reverendo Lovejoy, personaggio dei Simpson: se c’è una piscina, teme di vedere un topless; se c’è una festa, i fusti di birra; se c’è un parco, qualcuno potrebbe sdraiarsi e accendersi una sigaretta. Volete rendere la vita impossibile al prossimo? Tirate in ballo i pargoli e gli farete ingoiare qualsiasi rospo: salterete la coda dal medico di base, vi faranno sedere prima al ristorante, potrete utilizzare il passeggino come un cavallo di frisia in mezzo al marciapiede.

Non succede solo nei cartoni animati e per strada. Anche al Parlamento europeo funziona così. È passata per un soffio la proroga della Chat Control, legge che – fino al 2028 – autorizza le piattaforme a scandagliare le comunicazioni private in cerca di foto di bambini nudi. A volerla sono stati il Ppe e buona parte dei socialdemocratici. Quando si dice il consociativismo.

Chat Control e la scansione delle comunicazioni private

Siccome non c’è limite al peggio, la prospettiva è rendere i controlli non più facoltativi – come adesso – ma obbligatori. In pratica, anche se Whatsapp o Telegram continueranno a dirvi che la comunicazione è criptata, un software scansionerà il messaggio prima che parta. Solo se supera il controllo, verrà cifrato e inviato.

Insomma, la busta arriva sigillata al destinatario. Peccato che la lettera sia già stata scrutinata parola per parola. È una metafora solo perché invece di carta si tratta di pixel. Per il resto, le cose stanno esattamente così. Chat Control rende possibile il sogno che lo stato totalitario del passato non poté realizzare solo per mancanza di mezzi: setacciare la corrispondenza in modo capillare. Inutile appellarsi alle buone intenzioni di cui è lastricata la strada dell’inferno. Qui, infatti, più che di intenzioni buone o cattive, i parlamentari di Bruxelles stanno dando prova di un dilettantismo senza scuse. Non sono informati. Ed è grave.

Infatti, secondo Inhope, rete internazionale degli sportelli contro l’abuso, il 61% del materiale pedopornografico circola su forum del darkweb, il 21% su servizi di archiviazione d’immagini, il 15% su siti ordinari. Le chat private ospitano una frazione minima di questi crimini telematici. Senza contare che gli algoritmi deputati al controllo sono, come tutti gli algoritmi, di una cialtroneria rara e – sicuro come l’oro – finiranno per segnalare la nonna che manda le foto del nipotino in spiaggia, i genitori che immortalano il primo bagnetto, i fidanzatini che si scambiano selfie. Ci sarebbe da sbellicarsi, ma la questione è troppo seria.

Il rischio di una sorveglianza digitale europea

Non mi è chiaro per quale ragione l’Europa ci tenga tanto a diventare una succursale della Cina in materia di controllo. Siccome a pensar male qualche volta ci si azzecca, non è da escludere che dietro ci sia un’attività di lobbying piuttosto forte. Un’inchiesta della testata investigativa Balkan Insight ha rivelato che la Commissaria promotrice della proposta si messaggiava con la Ong americana Thorn (fondata da Ashton Kutcher e Demi Moore) che vende ai governi proprio i software di scansione di cui sopra: «Conto su di voi perché il lancio sia un successo», scriveva. Un’altra ipotesi, più prosaica, è che il provvedimento sia andato avanti per inerzia, e che pochissimi tra i 720 eurodeputati abbiano letto per intero un regolamento tecnico di decine di pagine sulla crittografia end-to-end.

Gli altri si saranno fidati. Il che sarebbe abbastanza inquietante e darebbe ragione al peggior Berlusconi, quello che proponeva di far votare solo i capigruppo, dando per scontato che i peones abbiano un’idea molto vaga dei testi su cui sono chiamati a deliberare. La terza ipotesi – la più solida – è che nel letto di questo provvedimento si siano incontrate e annodate due correnti già di per sé pericolose, che insieme hanno prodotto un vortice pericolosissimo.

Da una parte, l’idea secondo cui le istituzioni devono vegliare sulle abitudini, sempre un poco viziose, dei cittadini, che, abbandonati a sé stessi, finiscono col delinquere. Dall’altra, l’isteria tipo moglie del reverendo Lovejoy, per cui basta nominare «i bambini» per mandare il cervello in pappa e scatenare reazioni tanto scomposte quanto dogmatiche, mettendo all’angolo gli oppositori, spacciati per una accolita di Erode e Humbert Humbert.

Il diritto alla privacy come principio europeo

In un continente dove si trovano ai limiti dell’estinzione, i bambini sono diventati l’ultimo totem sacro, nel cui nome si possono fare le peggio cose. Meno numerosi dei panda, è cresciuta a dismisura l’ansia collettiva per i pochi che restano, ed è diventato un po’ troppo facile proiettare su questo schermo le nostre allucinazioni securitarie, i sogni inconfessabili di dirigismo, i desideri segreti di controllo poliziesco.

È una forma clamorosa di rimozione di massa. Non sapendo come salvare i bambini dall’assenza di coetanei e, più in generale, dalla vita (che è sempre difficilissima), l’Europa prende di mira una cosa che non c’entra niente: il diritto di ciascuno a non essere spiato e pedinato come un criminale.

LEGGI Starmer vieta i social agli under 16: «Restituiamo ai ragazzi la loro infanzia»

Che in teoria dovrebbe essere uno dei capisaldi della nostra cultura liberale. Altrimenti tanto valeva tenersi il muro e la DDR. Sono certo che, se interpellati su questa circostanza, i diretti interessati, cioè i bambini, farebbero scelte più assennate dei nostri europarlamentari. E se è vero che i bambini ci guardano, stanno pensando quanto siamo fessi.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA