L’Europa dà il via libera a un nuovo passo nei negoziati di adesione di Ucraina e Moldavia, mentre sul fronte proseguono gli attacchi reciproci tra Kiev e Mosca
L’Europa apre una porta a Kiev e Chisinau mentre sul campo di battaglia il rumore delle armi non lascia spazio alle tregue. È questa la doppia fotografia dell’Ucraina oggi: da una parte il percorso verso l’Unione europea compie un nuovo passo avanti, dall’altra il conflitto con la Russia continua ad allargarsi, con attacchi sempre più lontani dalla linea del fronte e una nuova fase di confronto strategico. Gli Stati membri dell’Ue hanno dato il via libera all’apertura del Cluster 6 dei negoziati di adesione per Ucraina e Moldavia, un passaggio che Bruxelles considera un ulteriore avanzamento verso l’integrazione dei due Paesi nell’Unione.
Il via libera dell’Ue a Kiev e Chisinau
La decisione, raggiunta dagli ambasciatori dei Ventisette riuniti nel Coreper, riguarda il capitolo dedicato alle relazioni esterne e rappresenta un segnale politico di forte valore in un momento in cui il futuro dell’Ucraina resta legato anche alla capacità dell’Occidente di offrire una prospettiva stabile oltre la guerra. “Stiamo costruendo un’Europa più resiliente”, ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, sottolineando la volontà dell’Ue di continuare a sostenere il percorso europeo di Kiev e Chisinau.
Per l’Ucraina, l’avvicinamento all’Unione europea è molto più di una procedura negoziale. È la conferma di una scelta geopolitica maturata negli ultimi anni e diventata uno dei simboli della direzione politica scelta da Kiev dopo l’invasione russa. L’ingresso nell’orbita europea rappresenta per il governo di Volodymyr Zelensky una garanzia di appartenenza e un elemento centrale nella ricostruzione del Paese nel dopoguerra.
La decisione europea arriva mentre cresce anche il coordinamento internazionale sul fronte della sicurezza. Il 13 luglio Parigi ospiterà la riunione della “Coalizione dei Volenterosi”, con la presenza di Zelensky e di almeno 25 leader internazionali. Il gruppo, guidato da Francia e Regno Unito e composto da circa 35 Paesi, punta a rafforzare il sostegno militare all’Ucraina e a definire le garanzie necessarie in caso di un futuro cessate il fuoco.
Il nodo della forza multinazionale
Sul tavolo ci sono il sostegno a lungo termine alle forze armate ucraine, i meccanismi di monitoraggio di una possibile tregua e il progetto di una forza multinazionale da attivare dopo un eventuale accordo. Un’ipotesi delicata, perché un dispiegamento europeo sul territorio ucraino rappresenterebbe un passaggio storico e, secondo Mosca, un possibile coinvolgimento diretto dell’Occidente nel conflitto.
Nel frattempo, il sostegno militare a Kiev continua a rafforzarsi. L’Unione europea si prepara a consentire all’Ucraina di utilizzare una parte delle risorse del maxi-prestito europeo per acquistare equipaggiamenti prodotti dal Regno Unito. Un meccanismo che punta a consolidare la capacità di difesa ucraina e a integrare maggiormente le industrie militari occidentali attorno alle necessità di Kiev.
Sul piano diplomatico prova a muoversi anche la Turchia. Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha annunciato una prossima visita a Kiev per rilanciare il percorso negoziale. Ankara, che negli ultimi mesi ha mantenuto contatti sia con Mosca sia con il governo ucraino, continua a cercare un ruolo di mediazione in una partita dove gli spazi per un accordo restano estremamente ridotti.
Gli attacchi in profondità contro la Russia
Perché mentre la diplomazia cerca una via d’uscita, la guerra continua a cambiare forma. Kiev rivendica nuovi attacchi in profondità contro infrastrutture strategiche russe, con droni che hanno raggiunto la regione di Omsk, in Siberia, per colpire una raffineria distante circa 2.500 chilometri dal territorio ucraino. Volodymyr Zelensky ha dichiarato che ormai nessuna raffineria russa sarebbe fuori dalla portata delle armi ucraine.
Rivendicando operazioni contro strutture energetiche in diverse regioni della Federazione Russa, oltre ad attacchi contro aeroporti e altri obiettivi strategici. La strategia di Kiev punta a colpire le infrastrutture che alimentano economicamente la macchina bellica russa, mentre Mosca denuncia una campagna di destabilizzazione e sostiene di aver abbattuto centinaia di droni ucraini nelle ultime ore.
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A rendere ancora più complesso lo scenario sono le valutazioni secondo cui il Cremlino potrebbe scegliere di aumentare la pressione militare nonostante gli sforzi diplomatici internazionali. La prospettiva di un negoziato resta quindi sospesa tra due realtà che viaggiano in direzioni opposte: l’Europa prova a costruire il futuro politico dell’Ucraina, mentre sul terreno Russia e Kiev continuano a misurarsi con una guerra che non accenna a rallentare.
Il bilancio quotidiano del conflitto
Sul terreno, intanto, la guerra continua a lasciare il suo bilancio quotidiano. Nelle ultime ore sono stati segnalati nuovi attacchi con droni e bombardamenti in diverse aree del conflitto, con danni a infrastrutture e obiettivi strategici. Kiev ha denunciato nuovi raid russi contro il territorio ucraino, mentre Mosca ha riferito di aver respinto una nuova ondata di attacchi ucraini con velivoli senza pilota.
Gli attacchi alle infrastrutture energetiche restano uno degli elementi centrali della guerra: la Russia continua a colpire la rete ucraina, mentre Kiev punta a indebolire la capacità economica e logistica russa colpendo raffinerie e depositi di carburante. Il bilancio umano del conflitto resta pesante, con vittime e feriti tra militari e civili, mentre i numeri complessivi restano difficili da verificare in tempo reale.
La strada verso Bruxelles si accorcia, ma quella verso la pace resta ancora piena di ostacoli. L’Ucraina oggi vive dentro questa contraddizione: più vicina all’Europa, ma ancora immersa nel conflitto.





























