Tra blackout, razionamenti e attacchi alle infrastrutture strategiche, la Crimea diventa un fronte sempre più critico per la Russia, con effetti pesanti su economia e logistica che influenzano anche la guerra in Ucraina
È stato d’emergenza in Crimea. Dopo i violenti e continui attacchi subiti dalla penisola occupata dai russi fin dal 2014, la regione è stata costretta a questa misura drastica, segnale di una situazione deterioratasi rapidamente. «Lo stato di emergenza rimarrà in vigore fino a quando la situazione non migliorerà», ha dichiarato il governatore di Sebastopoli Mikhail Razvozhayev in un videomessaggio su Telegram con cui annunciava la misura.
Una dichiarazione rafforzata da quella, quasi contemporanea, di Sergei Aksyonov, il governatore della Crimea nominato dalla Russia, che ha pubblicato un video in cui dichiara lo stato di emergenza in tutta la regione, sottolineando le motivazioni economiche alla base della decisione. «Questo approccio dovrebbe semplificare e snellire la procedura per la richiesta di risarcimento dei danni alle proprietà», ha affermato Aksyonov, lasciando nell’alveo del “non detto” il fatto che, in questo modo, le autorità russe avranno maggior margine di manovra per tentare di risolvere la questione della sicurezza in Crimea.
Attacchi alle infrastrutture e crisi dei servizi essenziali
Nelle ultime settimane il numero di attacchi contro la rete elettrica e i principali snodi di approvvigionamento della penisola è aumentato sensibilmente. Da giorni, in tutta la Crimea, i blackout si susseguono senza sosta e il carburante è già stato razionato, mentre il suo consumo è stato ridotto grazie a diverse misure adottate per limitare gli spostamenti civili. Spostamenti sempre più difficili da e verso la Russia, visto che tutti i maggiori ponti che collegano l’area sono oggetto di continui attacchi ucraini fin dall’inizio della guerra.
L’unica valvola di sfogo alternativa del trasporto locale, quella marittima, è anch’essa fortemente sotto pressione. Da giorni, infatti, neanche i traghetti viaggiano più con la stessa frequenza e le poche corse che attraversano lo stretto tratto di mare che collega la Crimea alla Russia danno priorità, com’è evidente, a trasporti diversi da quelli privati.
In poche parole, dunque, la Crimea è attualmente per lo più isolata, senza carburante e con una rete elettrica che ormai fatica a gestire le richieste della popolazione e delle autorità locali. Uno stato di cose che ha un impatto economico enorme sulla regione, tradizionalmente molto legata al turismo. Secondo quanto riportato da Kommersant, si è registrato un forte calo delle prenotazioni alberghiere, con un aumento delle cancellazioni di circa l’88% rispetto all’anno precedente. Un dramma che rischia di distruggere la già fragilissima economia locale, sotto pressione anche per la vicinanza al fronte ucraino.
Il nodo strategico del ponte di Kerch e la logistica militare
Oltre ai danni economici, gli attacchi in Crimea hanno un impatto anche sullo sforzo bellico di Mosca in Ucraina. Fino a qualche anno fa il principale snodo logistico russo nella penisola, utilizzato per far affluire carburante e truppe verso i teatri operativi, era il grande ponte di Kerch. Un ponte colpito però più volte da Kiev, tanto che da tempo il Cremlino ha cominciato a spostare questi traffici strategici su altre rotte, facendo passare i propri convogli principalmente dal nord.
Anche lungo queste nuove direttrici, però, gli attacchi ucraini si sono fatti progressivamente più violenti e precisi, per cui nel prossimo futuro Mosca potrebbe dover tornare a utilizzare il ponte di Kerch, terribilmente esposto. Specialmente nel caso del trasporto di carburante, una scelta simile potrebbe mettere in pericolo i convogli, rendendoli vulnerabili ai ben noti attacchi con droni delle forze ucraine.
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Nel complesso, dunque, la situazione in Crimea risulta particolarmente complessa per Mosca. La dichiarazione dello stato d’emergenza certifica così una realtà che il Cremlino cercava da tempo di minimizzare: la Crimea non è più il retrofronte sicuro della guerra, ma uno dei suoi principali fronti. E finché Kiev continuerà a colpire le infrastrutture logistiche e di approvvigionamento della penisola, Mosca sarà costretta a destinare uomini e risorse non solo all’offensiva in Ucraina, ma anche alla difesa di un territorio che considerava ormai consolidato.




























