L’Ucraina lancia uno degli attacchi più massicci dall’inizio del conflitto, Mosca risponde e colpisce la città di Zelensky
La guerra ormai corre oltre il fronte. Kiev lancia su Mosca uno dei più grandi attacchi con droni dall’inizio dell’invasione, la Russia risponde colpendo l’Ucraina e un caccia spagnolo della Nato abbatte un drone entrato nello spazio aereo rumeno. È la notte in cui la guerra russo-ucraina si avvicina ancora ai confini dell’Alleanza atlantica. Mosca afferma di aver abbattuto 822 droni ucraini durante la notte, in quello che il ministero della Difesa russo definisce il più massiccio attacco dell’anno. Secondo il sindaco Sergei Sobyanin, circa 600 velivoli erano diretti verso la capitale e circa 201 sono stati abbattuti nella regione di Mosca. Almeno sei persone sono morte negli attacchi, secondo le autorità russe: cinque nella regione di Rostov e un uomo di 83 anni ucciso nella propria abitazione a Podolsk.
L’attacco ai centri economici
L’offensiva non ha puntato soltanto sulla capitale. Un grande magazzino di Wildberries, il colosso russo dell’e-commerce, è stato colpito e incendiato a Podolsk; danni sono stati segnalati anche al deposito di Domodedovo. Kiev rivendica, inoltre, di aver messo fuori uso sette dei dieci principali hub logistici dell’azienda, considerata una sorta di Amazon russa. Il centro di Koledino, il più grande per superficie secondo le autorità ucraine, sarebbe tra quelli colpiti. Il bersaglio non è dunque soltanto Mosca: la pressione si concentra anche sull’apparato economico e logistico russo.
La risposta
La risposta di Mosca arriva nello stesso arco di ore e colpisce in profondità l’Ucraina. A Kryvyi Rih, città natale di Volodymyr Zelensky, un attacco russo centra il grande impianto siderurgico ArcelorMittal: due morti e 14 feriti, con danni alle attività dell’acciaieria. Missili e droni colpiscono anche Kiev, Sumy e Zaporizhzhia. Nella capitale un attacco provoca incendi nell’area del mercato dei libri e sei persone rimangono ferite. AP riporta almeno cinque vittime negli attacchi russi della notte. Mosca sostiene di avere centrato anche obiettivi dell’industria militare, tra cui un impianto collegato alla produzione dei missili Flamingo, la nuova arma a lungo raggio sviluppata da Kiev.
Il conflitto si combatte ormai sempre più lontano dalle linee del fronte: fabbriche, depositi, raffinerie, infrastrutture e centri logistici sono diventati bersagli strategici. E Kiev rivendica altri colpi. La Marina ucraina afferma di aver colpito in Crimea un sistema russo Bastion, utilizzato per lanciare missili Onyx e Zircon, oltre a un ponte ferroviario vicino a Svitlodolynske, nella regione di Zaporizhzhia, e strutture logistiche e depositi di munizioni nelle aree occupate del Donetsk. Sono rivendicazioni ucraine che non risultano tutte verificabili indipendentemente, ma confermano l’estensione della guerra di profondità.
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Confini della Nato a rischio
Poi arriva il passaggio più delicato. Alle 4.44, i sistemi di sorveglianza rumeni individuano un drone entrato nello spazio aereo nazionale, circa 24 chilometri a nord di Galati, dalla direzione della Moldavia. Decollano due F-18 spagnoli impegnati nel pattugliamento aereo della Nato. Uno acquisisce il bersaglio con il radar e riceve l’autorizzazione all’ingaggio. Alle 5.01 il drone viene abbattuto. I frammenti cadono in una zona disabitata. All’inizio, prudenza assoluta sulla provenienza. Bucarest non attribuisce ufficialmente il velivolo a Mosca. Poi arriva la valutazione del comando militare Nato. Il colonnello statunitense Martin O’Donnell afferma che il drone sembra essere russo e che potrebbe essere entrato in Romania dallo spazio aereo moldavo dopo un precedente attacco russo contro l’Ucraina. L’indagine resta aperta. Non è ancora una certificazione definitiva dell’origine, ma è la valutazione resa pubblica dall’Alleanza. La Romania è territorio Nato. E un caccia di un Paese dell’Alleanza ha abbattuto un drone entrato nello spazio aereo di un altro Paese membro.
L’Alleanza Atlantica
Non significa che la Nato sia entrata in guerra con la Russia. Non equivale automaticamente all’articolo 5. Ma l’episodio ha un peso politico e militare rilevante: la guerra che Mosca e Kiev combattono nei cieli dell’Europa orientale produce ormai conseguenze dirette sui cieli dell’Alleanza.
E non è il primo episodio in pochi giorni. Il 14 agosto, un Eurofighter italiano della missione Nato di difesa aerea del Baltico aveva abbattuto un drone entrato nello spazio aereo della Lettonia. In quel caso l’origine non era stata confermata; le autorità lettoni avevano riferito che l’ingresso poteva essere collegato alla guerra elettronica russa durante un attacco ucraino contro obiettivi in territorio russo. Due giorni dopo, un altro drone viene abbattuto in Romania. La sequenza della notte è netta: Kiev colpisce la Russia, Mosca colpisce l’Ucraina, i droni sconfinano, i caccia Nato decollano. Nel frattempo, Zelensky denuncia che soltanto nell’ultima settimana la Russia ha lanciato contro l’Ucraina oltre 1.550 droni d’attacco, quasi 1.560 bombe guidate e 62 missili, molti dei quali balistici.
Rischio escalation?
È il segno di una pressione che non rallenta. E la risposta ucraina segue la stessa logica, con attacchi sempre più profondi dentro il territorio russo. La guerra, dunque, non si misura più soltanto in chilometri di fronte. Si misura nella capacità di colpire a centinaia di chilometri di distanza, di paralizzare la logistica, di incendiare un deposito, di mettere fuori uso un impianto industriale. E soprattutto nella capacità di evitare che un drone oltrepassi una frontiera trasformando un episodio di guerra in una crisi internazionale. È questo il punto della notte. 822 droni dichiarati da Mosca. Centinaia diretti verso la capitale russa. Missili sulla città di Zelensky. Un’acciaieria colpita. Un drone abbattuto da un caccia Nato in Romania. E, per l’Alleanza, quel drone “sembra russo”. La linea non è stata ancora attraversata. Ma questa volta la guerra è arrivata fin sopra il territorio della Nato.





























