8 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Lug, 2026

Garlasco, Cassese e il buco delle prime indagini: cosa non fu messo a verbale

Il colonnello dei carabinieri ora in pensione, Gennaro Cassese

Gennaro Cassese comandava la compagnia carabinieri di Vigevano quando a Garlasco fu uccisa Chiara Poggi


Non solo indizi, ritrovamenti, testimonianze. Ora emerge il “non detto”, i “non ricordo”. E – soprattutto – una serie di circostanze di certo non marginali che hanno riguardato interrogatori e audizioni immediatamente successivi all’omicidio di Chiara Poggi. Un’attività investigativa fondamentale per i tempi di svolgimento e  che oggi invece si scopre non sarebbe mai stata verbalizzata completamente.

Il legale: inchiesta debole

Al centro dell’inchiesta della Procura di Pavia, il colonnello dei carabinieri ora in pensione, Gennaro Cassese, che  ha nominato nei giorni scorsi l’avvocato Valter Biscotti quale suo legale nel procedimento che lo coinvolge con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero proprio in relazione al caso Garlasco. “Non credo che esistono i presupposti di legge per la contestazione di detto reato”, sostiene l’avvocato Biscotti. “Vedo più un comportamento della Procura un po’ anomalo volto ad ottenere un riscontro ad alcuni aspetti dell’inchiesta. A mio avviso già di per sé abbastanza debole”, ha concluso il legale.

Verbali incompleti

Eppure all’epoca del delitto di Chiara Poggi, nell’agosto 2007, Cassese guidava la compagnia dei carabinieri di Vigevano con il grado di capitano.  Fu lui ad entrare per primo nella villetta di via Pascoli dove Chiara fu uccisa. E fu lui a condurre i primissimi interrogatori, in particolare quello di Alberto Stasi e di Andrea Sempio.

Sotto la lente della Procura pavese,  il verbale del 2008 riguardante Andrea Sempio: in particolare  sullo scontrino-alibi del parcheggio di Vigevano (che la procura ha definito invece un “falso alibi”), il malore di Sempio mai messo nero su bianco (nonostante l’annotazione sui registri del 118) e la sovrapposizione di orari con altri testimoni.

A queste circostanze, si aggiunge anche l’elemento della bici nera. Utilizzata da Sempio – è l’ipotesi dei pm – per fuggire dopo il delitto attraverso i campi, fino a casa della nonna, a 500 metri di distanza dal villino di via Pascoli. La bici nera sarebbe stata rinvenuta in quella zona da un testimone, ma anche in questo caso nessuna traccia del ritrovamento è stata messa a verbale.

LEGGI: Garlasco, Procura dispone consulenza psichiatrica su Andrea Sempio

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