L’ondata di caldo estremo riapre in Francia il dibattito sull’aria condizionata e i condizionatori, con il Rassemblement National che chiede sussidi e installazioni diffuse, mentre sinistra ed ecologisti puntano su riqualificazione edilizia e adattamento urbano.
Nel litigioso contesto politico francese anche una cosa relativamente semplice come l’aria condizionata diventa un campo di battaglia. Tanto più dopo giorni di caldo atroce – martedì è stato il giorno più caldo registrato in Francia e ormai si registrano giornalmente temperature oltre i 40 gradi – che costringe la popolazione a correre ai ripari in tutti i modi possibili.
E mentre si scaldano le città francesi anche nelle sale del potere l’aria si fa incandescente, con il Rassemblement National di Marine Le Pen che lancia una nuova provocazione alle forze tradizionali: l’aria condizionata, visto il caldo galoppante, dovrebbe essere soggetta a sussidi statali e dovrebbe essere installata in tutte le strutture pubbliche, in primis scuole ed ospedali.
La proposta del Rassemblement National
Per la destra francese, infatti, l’accesso ai condizionatori è oggi fondamentale per tutelare la popolazione, specialmente quella più anziana, e per questo lo Stato dovrebbe fare in modo di garantire a tutti l’accesso a questa risorsa a prescindere dal ceto. Attualmente il Paese registra un basso tasso di adozione, con solo il 25% delle famiglie dotate di un condizionatore, media di molto inferiore rispetto ad altri Paesi europei – Spagna e Italia che viaggiano attorno al 50% – e nordamericani. E il problema non è limitato solamente alle attività private o alle abitazioni.
Anche gli ospedali e le scuole francesi sono infatti raramente attrezzati, motivo per cui molti istituti scolastici sono stati costretti a lavorare con orari ridotti o a rimanere direttamente chiusi nei giorni scorsi. Per Le Pen e associati questo stato di cose è un utile assist, un modo per colpire tanto Macron quanto l’ala più radicale della sinistra ecologista francese, contraria a qualsiasi ampliamento dell’utilizzo dei condizionatori a causa dell’impatto che questi hanno sull’ambiente.
Oltre a raffreddare gli ambienti, infatti, i condizionatori emettono calore verso l’esterno e consumano una grandissima quantità di energia, entrambi fattori che si ripercuotono direttamente sia sul riscaldamento delle città che sulle emissioni. Per questo lo scontro sul raffreddamento delle case dei francesi diventa qualcosa di ben più ampio di una semplice questione di gestione dell’emergenza caldo. Per molti partiti, specialmente agli estremi dello spettro politico, questo dibattito è qualcosa di ideologico e fondativo.
Due modelli di sviluppo a confronto
Sui condizionatori si gioca una partita critica tra due visioni diverse di sviluppo, contrapposte ormai da decenni non solo in Francia ma in tutte le società occidentali. Il problema, in questo caso, è che non esiste una soluzione facile. Il caldo è effettivamente un problema da affrontare, specialmente a fronte dei continui aumenti di temperatura registrati negli ultimi anni. Tuttavia, cercare di trasformare le società europee in qualcosa di molto più simile a quelle nordamericane – negli Stati Uniti quasi il 90% della popolazione utilizza condizionati di qualche tipo – è un proposito utopico.
I costi da sostenere per alimentare l’aria condizionata nella stragrande maggioranza delle case degli europei sarebbero del resto proibitivi, così come sarebbe drammatico l’impatto che questo aumento avrebbe a livello ambientale. La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon propone, proprio per evitare danni gravi all’ambiente un vasto programma di ristrutturazione degli edifici francesi. Per lo più costruiti per trattenere il calore e non per disperderlo rapidamente.
Questo, unito alla creazione di più spazi verdi nelle città, dovrebbe rendere le città meno calde e afose secondo la sinistra di Mélenchon. La sua proposta, arrivata in diretta contrapposizione a quella di Bardella e Le Pen di installare condizionatori, è però fin troppo ambiziosa. L’intero progetto richiederebbe infatti una spesa esorbitante e diversi anni prima di poter essere effettivamente portata a compimento.
Le aperture di moderati e repubblicani
Al netto di tutto, dunque, per risolvere il problema in tempi brevi non sembra ci siano alternative all’aria condizionata. Forse proprio avendo consapevolezza di questo i Verdi francesi, così come i macroniani, sembrano sempre più disposti a venire incontro a queste richieste, sebbene in maniera limitata. Si parla, tanto a sinistra quanto tra i centristi, di sostenere infatti l’adozione dei condizionatori in ospedali e case di riposo.
Lo stesso cominciano a fare anche i politici di area repubblicana come Éric Ciotti, deputato delle Alpi Marittime e sindaco di Nizza, il quale ha annunciato l’intenzione di presentare un disegno di legge che renda obbligatorio l’uso dell’aria condizionata in scuole, ospedali, strutture sanitarie e case di riposo. Nel complesso, dunque, la politica francese sembra intenzionata a venire incontro alle richieste del Rassemblement e, almeno in parte, della propria popolazione. Una concessione politica notevole resasi necessaria viste le condizioni climatiche di questi giorni.
Una sfida destinata a durare
Resta da vedere, comunque, in che tempi questa “rivoluzione dei condizionatori” verrà attuata e con quali costi per le casse dello Stato. Il rischio, andando troppo per le lunghe, è di non riuscire ad agire per tempo per frenare una crisi che continua ad aggravarsi di giorno in giorno. In fondo, la battaglia francese sull’aria condizionata racconta qualcosa che va ben oltre l’emergenza di queste settimane.
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Con estati sempre più lunghe e temperature sempre più elevate, la questione non è più se le società europee debbano adattarsi al caldo, ma come farlo. Da una parte c’è chi punta su interventi immediati per proteggere la popolazione; dall’altra chi teme che una diffusione massiccia dei condizionatori finisca per aggravare proprio i problemi che si vorrebbero risolvere. La Francia si trova così davanti a un dilemma destinato a segnare il dibattito pubblico dei prossimi anni. E, come spesso accade, ciò che oggi appare come una semplice discussione tecnica rischia di trasformarsi in uno dei grandi conflitti politici del futuro.



































