Meloni rivendica la necessità di riportare i rapporti con Trump su un piano ordinario, tentando una normalizzazione sempre più difficile
«Penso che il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti debba tornare alla sua normalità». Così la premier Giorgia Meloni, intervistata da Maurizio Belpietro a “Il giorno della Verità”, ha commentato i recenti problemi nei rapporti tra Roma e Washington. Per Meloni, in sostanza, alimentare lo scontro non è funzionale né utile, specialmente in un contesto internazionale così volatile. La premier si è detta «sinceramente colpita» dalle parole di Donald Trump dei giorni scorsi e dagli attacchi all’indirizzo della Presidente del Consiglio. Attacchi forse inaspettati, visto che le prime ricostruzioni dei fatti avvenuti ad Evian parlavano di un ricongiungimento. Se non proprio di un’amicizia ritrovata, quanto meno di un ponte riaperto tra i due leader.
Il ritorno alla normalità con Washington
La linea di Roma punta a ricondurre il rapporto Italia Stati Uniti Meloni Trump su binari ordinari. Evitando che le tensioni politiche si trasformino in fratture strutturali. La premier insiste sulla necessità di separare le dinamiche personali dalle relazioni tra Stati, in un quadro internazionale sempre più instabile.
Parlando delle ricostruzioni successive, che hanno sfatato l’idea che tra Meloni e Trump le cose si fossero appianate, la premier ha comunque voluto dire la sua: «Non so dire se queste ricostruzioni possano essere vere. Ho già detto, e ribadisco, che non intendo continuare ad alimentare questo confronto». L’obiettivo è evitare un’escalation che possa trasformarsi in incidente diplomatico.
Archiviato l’imbarazzante problema dei rapporti personali con Trump, che nell’ottica di Meloni non devono pregiudicare i contatti tra i due Paesi visto che «la politica estera non è Temptation Island» e che «Italia e Usa hanno rapporti che non iniziano e finiscono in base a chi governa in quel momento», la premier prova a riportare il confronto su un piano istituzionale stabile. E il più spinoso di tutti, a conti fatti, è quello di Hormuz.
Hormuz e la libertà di navigazione
«Dobbiamo garantire il pieno ripristino della libertà di navigazione, non solo per ciò che Hormuz rappresenta come snodo fondamentale del commercio globale, ma anche per il precedente che un suo controllo comporterebbe» ha commentato in merito Meloni. Cogliendo un punto importante su cui si sorvola spesso quando si parla di eventuali tasse nello Stretto.
Come ricorda la premier, infatti, «se consentissimo, ad esempio, il pagamento di un pedaggio immaginato sullo Stretto di Hormuz, ci ritroveremmo catapultati in un mondo nel quale ogni snodo fondamentale del commercio diventerebbe uno strumento di pressione sugli Stati e potrebbe essere utilizzato come un’arma». Un’ipotesi che mette al centro la fragilità delle catene globali.
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Riaprire lo Stretto alla libera circolazione di navi e beni, senza il pagamento di tasse di nessun tipo, è però una prospettiva che perde slancio di giorno in giorno. Ieri, a tal proposito, tanto l’Oman quanto l’Iran hanno rivendicato la sovranità assoluta sulle acque di Hormuz. Una mossa che non può essere contrastata direttamente dagli Stati Uniti senza un altro intervento militare.
Libano, il ruolo possibile dell’Italia
Legata alla questione dello Stretto, seppur con le sue specificità, è poi la situazione del Paese dei Cedri. Per quanto riguarda il Libano, «una nazione fondamentale per noi e nella quale l’Italia ha una storia straordinaria di lavoro e di impegno in prima linea», Meloni conferma il tradizionale impegno di Roma verso la stabilizzazione.
L’Italia, anche al netto delle complessità del caso, «può giocare un ruolo importante», specialmente in congiunzione con la Francia. E su questo fronte la premier ha promesso di discutere proprio con Emmanuel Macron una possibile linea d’azione comune al prossimo vertice intergovernativo previsto per giovedì.
In definitiva, il filo conduttore che lega tutti i commenti della Meloni è piuttosto evidente: difendere gli interessi nazionali in uno scenario internazionale sempre più frammentato. Un compito difficile in un contesto in cui uno dei principali alleati del Paese continua a comportarsi come un elefante in un negozio di cristalli, mentre gli equilibri globali diventano sempre più instabili e mobili.































