IIl memorandum tra Washington e Teheran entra in vigore. Riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, stop al blocco navale statunitense e piano da 300 miliardi per la ricostruzione iraniana. Venerdì la firma ufficiale in Svizzera ma resta la minaccia
Trump ha annunciato di aver firmato il memorandum d’intesa con l’Iran che dovrebbe mettere fine alla crisi tra Washington e Teheran e aprire una nuova fase negoziale sul programma nucleare iraniano e sulla sicurezza regionale.
«Il memorandum of understanding è firmato, l’ho firmato a Versailles».
Il video di Macron su X e del primo ministro pakistano
«Il presidente Trump ha firmato questa sera a Versailles l’accordo tra l’Iran e gli Stati Uniti. Questo accordo apre la strada a una pace duratura e consente la riapertura dello Stretto di Hormuz. Si tratta di un importante passo nella giusta direzione per i nostri concittadini, che presto permetterà una diminuzione dei prezzi dell’energia», ha scritto Macron su X.
«Ho l’onore di annunciare che lo storico “Memorandum d’Intesa di Islamabad” è stato firmato elettronicamente oggi tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran. Il Memorandum è stato firmato dagli onorevoli Presidenti di entrambi i Paesi ed è stato inoltre controfirmato da me in qualità di mediatore. Il Memorandum d’Intesa di Islamabad entrerà in vigore con effetto immediato e, come primo passo, la Repubblica Islamica dell’Iran riaprirà immediatamente lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti d’America revocheranno subito il blocco navale», sono le parole del primo ministro pachistano Shehbaz Sharif.
La firma e il giallo del documento
Nelle ultime ore si era creata una certa confusione sulle modalità della firma. Secondo quanto riferito da un funzionario americano alla Cnn, nei giorni scorsi il vicepresidente JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf avevano firmato digitalmente il memorandum alla presenza di Trump.
Successivamente il presidente americano avrebbe firmato la copia cartacea dell’intesa insieme al presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Washington avrebbe quindi inviato a Teheran una fotografia del documento sottoscritto.
Venerdì la cerimonia ufficiale
Il Pakistan, con il sostegno del Qatar, ospiterà la cerimonia ufficiale di firma venerdì in Svizzera. L’evento dovrebbe sancire formalmente l’avvio della fase successiva dei negoziati, destinata ad affrontare i nodi più delicati: il programma nucleare iraniano, il regime delle sanzioni e la stabilizzazione dell’area mediorientale.
Il piano da 300 miliardi per la ricostruzione
Tra i dettagli emersi nelle ultime ore c’è anche un piano da almeno 300 miliardi di dollari destinato alla ricostruzione e allo sviluppo economico dell’Iran. Secondo quanto riferito da funzionari americani, il fondo non sarebbe alimentato direttamente da Washington ma dovrebbe raccogliere investimenti privati e contributi provenienti da partner regionali e internazionali. Il progetto coinvolgerebbe aziende statunitensi, Paesi del Golfo e altri attori economici interessati alla stabilizzazione della regione. Per Trump si tratta di uno strumento per favorire la crescita economica iraniana senza ricorrere a finanziamenti diretti da parte degli Stati Uniti.
Sessanta giorni per il nodo nucleare
La firma del memorandum apre una fase negoziale di sessanta giorni destinata ad affrontare i temi più delicati dell’intesa. Al centro c’è il futuro del programma nucleare iraniano e in particolare il destino delle scorte di uranio arricchito accumulate da Teheran. Secondo la bozza dell’accordo, l’Iran dovrebbe procedere al cosiddetto “down-blending”, cioè alla diluizione delle proprie scorte di uranio arricchito sotto la supervisione degli ispettori internazionali.
Nello stesso periodo le parti dovranno negoziare il calendario per l’eventuale alleggerimento delle sanzioni economiche e definire i meccanismi che dovrebbero impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare.
Trump contro Obama
Nel difendere l’intesa raggiunta con Teheran, Trump ha attaccato Barack Obama e l’accordo sul nucleare del 2015. Il presidente americano ha sostenuto che il nuovo memorandum sarebbe più vantaggioso per gli Stati Uniti rispetto all’intesa negoziata dall’amministrazione democratica, accusando Obama di avere concesso troppo all’Iran. L’ex presidente, nei giorni scorsi, aveva invece espresso dubbi sull’efficacia del nuovo accordo, sostenendo che difficilmente rappresenterà un miglioramento significativo rispetto a quello firmato durante il suo mandato.
Israele e Libano restano il punto critico
Nonostante l’intesa tra Washington e Teheran, restano aperte diverse questioni regionali. Tra le più delicate c’è il Libano. Il memorandum prevede la cessazione delle operazioni militari sui vari fronti di crisi, ma né Israele né Hezbollah risultano formalmente vincolati dall’accordo. Il governo di Benjamin Netanyahu ha già fatto sapere di non avere intenzione di modificare la propria strategia militare nel sud del Libano, mentre sul terreno continuano tensioni e scontri che rischiano di mettere alla prova la tenuta della nuova intesa.
La minaccia finale
Trump ha accompagnato la firma dell’accordo con un avvertimento esplicito rivolto a Teheran. «Se non mi piace come si comportano, torneremo a sganciare bombe proprio sulla loro testa», ha dichiarato ieri al G7 di Evian, parlando con i giornalisti a margine del summit. Una frase che chiarisce come la Casa Bianca consideri il memorandum non come un punto di arrivo ma come una tregua condizionata al rispetto degli impegni assunti dall’Iran.
































