Il governo approva il Piano sociale per il caldo estremo che colpisce l’italia: con 9,3 miliardi tra il 2026 e il 2032 per famiglie fragili, riqualificazione energetica e mobilità sostenibile. Giovannini: l’emergenza richiede risorse maggiori e interventi immediati
Malesseri e colpi di calore non toccano più solo le fasce deboli della popolazione ma le persone sane e attive. Nelle ultime settimane in Lombardia sono morti un bracciante diciannovenne e un operaio di quarant’anni, mentre a Bologna una guardia giurata è deceduta per un colpo di calore.
Anche il territorio ne risente: il Po è a livelli critici, mentre nella zona tra Vercellese e Novarese l’irrigazione a singhiozzo potrebbe compromettere la quasi totalità del raccolto di riso.
Il Piano sociale per il clima
È in questo scenario che l’ultimo Cdm prima della pausa estiva ha approvato il nuovo Piano sociale per il clima (Psc), che secondo il governo dimostra come la transizione energetica possa tradursi in benefici concreti per cittadini e microimprese.
Per Enrico Giovannini, ex ministro e direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis), il Psc potrebbe portare, se accompagnato da misure forti per la transizione ecologica e risorse consistenti, una «conversione ecologica» delle attuali politiche del governo. Ma allo stato attuale è insufficiente: «I contenuti sono tutti condivisibili, ma gli importi immaginati non bastano per avere effetti significativi».
Il Psc è il documento che l’Italia deve presentare alla Commissione UE per accedere al Fondo sociale europeo per il clima. La misura, che nel periodo 2026-2032 mira a stanziare 9,3 miliardi di euro, è stato pensato per mitigare l’impatto sociale che il nuovo ETS2, in vigore dal 2028, avrà sulle famiglie più fragili.
Questo sistema europeo di scambio di quote di emissione, infatti, riguarderà per la prima volta anche l’edilizia e il trasporto stradale, e comporterà un rincaro dei prezzi. «Un piano di questa portata, che si rivolge a una platea enorme, deve essere sostenuto da fondi di ben altre dimensioni». Per Giovannini si potrebbe fare affidamento sui nuovi fondi europei 2028-2034 oppure rimodulare «i fondi europei di coesione 2021-2027».
Sostegno alle famiglie: le sfide del Psc
Gli obiettivi principali del piano sono sostenere le famiglie in difficoltà, favorire la riqualificazione energetica degli edifici e promuovere iniziative di mobilità sostenibile, soprattutto su trasporto pubblico e mezzi a basse emissioni. E per fare questo, «serve indubbiamente una forte coerenza multilivello: nazionale, regionale e locale», e il Governo dovrebbe indicare «con grande chiarezza» la direzione che intende intraprendere anche ai privati.
«Nella ristrutturazione, ad esempio, dovrebbe dire a chi ha disponibilità economica di efficientare il proprio appartamento o di dotarsi di pompe di calore al posto di caldaie a gas», permettendo lo sviluppo di un mercato interno senza ricorrere a paesi stranieri.
Giovannini: Serve una risposta all’emergenza
«Tutto questo però, non ha nulla a che fare con l’emergenza climatica che stiamo vivendo», osserva Giovannini. Perché in Europa non è che fa solo caldo: nel breve termine sono necessari «interventi emergenziali che vanno poi rafforzati dapiani pluriennali». Se infatti si stanziano fondi per riqualificare una parte minima del patrimonio edilizio, le temperature che stiamo vivendo rendono invivibili case e uffici. È chiaro che serva una politica molto più ampia che non stanziare 9 miliardi su 7 anni.
Mancano gli strumenti di base per fare fronte a un’emergenza drammatica, una delle più difficili da affrontare. Il Psc, con tutti i suoi limiti, potrebbe essere un primo passo in una direzione positiva, a patto di non restare, ancora una volta, un piano su carta e isolato.































