Ospite di Pulp Podcast con Fedez e Mr. Marra, il fondatore esclude la nascita di un nuovo partito: «Non ho il potere né le facoltà per farlo». Poi l’affondo sul Movimento, su Conte e Vannacci
Beppe Grillo torna a parlare e lo fa ospite di Pulp Podcast, il programma condotto da Fedez e Davide Marra, in arte Mr. Marra. Chiude, almeno per ora, alla possibilità di fondare un nuovo partito: «Come faccio a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere di farlo, non ho le facoltà. Posso dare degli input a delle idee». Ma è soprattutto quando parla del Movimento 5 Stelle che affonda il colpo:
«Sono stato estromesso, è un dato di fatto».
Per Grillo il M5s di oggi «è un partito normale» e non è più la creatura nata con Gianroberto Casaleggio. Nessun rimpianto, assicura, ma il giudizio sul nuovo corso è durissimo.
Il Movimento, dice, «è un’altra cosa», finito «in mano al reverendo Jones, l’uomo che sussurrava ai cavilli», con persone che «si agitano in un movimento che di progressista ha solo la paralisi progressiva». Il riferimento è a Giuseppe Conte.
«Mi sento postumo di me stesso»
Grillo torna anche sull’idea originaria del Movimento: «Doveva essere compostabile, non biodegradabile». E descrive così il proprio stato d’animo: «Mi sento postumo di me stesso da vivo».
Secondo il fondatore, molte delle battaglie lanciate vent’anni fa devono ancora arrivare a compimento.
Poi il bilancio personale dell’esperienza politica. «Io ci ho rimesso un sacco di soldi, un po’ di salute, una parte della mia famiglia», racconta. Ricorda la partenza con Casaleggio, quindi la stagione di Luigi Di Maio e infine il ruolo di garante, che a suo dire «non contava quasi nulla». «Io e Casaleggio non ci siamo mai candidati e mai ci abbiamo pensato», rivendica.
«Una manovra per cancellare il mio nome»
Ma nel racconto di Grillo c’è anche la sensazione di essere progressivamente scomparso dalla memoria pubblica. Ricorda i cinque Festival di Sanremo con Pippo Baudo, un programma dedicato al presentatore nel quale non compare, il David di Donatello vinto ma, sostiene, non ricordato, e un’intervista di Gino Paoli nella quale sarebbe stata tagliata una risposta che lo riguardava.
«Allora penso che ci sia una piccola manovra per togliere dalla memoria il mio nome», dice.
Il figlio Ciro: «Vuole gridare la sua innocenza»
Grillo parla anche del figlio Ciro, spiegando che sta attraversando «un periodo un po’ particolare, di enorme pesantezza, che sta risolvendo». Racconta che si è laureato con 110 e lode, ha formato una famiglia e studia per diventare penalista. «Vuole difendersi da solo e gridare la sua innocenza», afferma.
L’affondo su Vannacci
Infine Roberto Vannacci, reduce dal Forum di Futuro Nazionale a Orvieto e dalla rivendicazione dei punti di contatto con l’AfD tedesca. Grillo lo liquida con una delle sue immagini: «Lui è come una decalcomania, più gli sputi sopra più si appiccica». E allarga il giudizio al clima politico:
«Il pensiero si sta rattrappendo un po’, oggi le persone intelligenti si nascondono, hanno paura di confrontarsi».
































