14 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

14 Giu, 2026

Vannacci: «Il femminicidio non esiste». Bufera sulle parole del generale

Polemiche per le parole del generale al secondo giorno della Costituente di Futuro Nazionale


Si è chiusa come si era aperta, con dichiarazioni buone per titoli ad effetto, la Costituente di Futuro Nazionale all’Auditorium della Conciliazione di Roma. Sabato il generale aveva esordito rivendicando: «Fieri di essere feccia» e non lesinando, dal palco e davanti ai giornalisti, attacchi al centrodestra. Ma le parole pronunciate ieri sono destinate a creare ancora più polemiche. «Sono contrario al reato specifico di femminicidio – ha detto Vannacci al punto stampa della seconda e ultima giornata dell’evento in cui è stato presentato il programma di Futuro Nazionale – è un omicidio come tutti gli altri, un reato non è più o meno grave in base al sesso». E le polemiche, in effetti, hanno iniziato ad abbattersi sulle parole di Vannacci già nel corso della giornata di ieri.

La replica


Una delle prime reazioni di condanna è arrivata da Flamur Sula, padre di Ilaria Sula, la studentessa ventiduenne uccisa lo scorso anno dall’ex fidanzato: «Nostra figlia ci è stata portata via senza un perché, senza un motivo. Femminicidio e omicidio sono due cose ben diverse. Le leggi devono essere severe per chi fa del male alle donne. Solo chi ci passa può capire cosa vuol dire, parlare per gli altri è troppo facile».

Le reazioni del mondo politico


Non sono poi mancate le prese di posizione del mondo politico. Italia Viva ha parlato di dichiarazioni «gravissime». Angelo Bonelli di Avs ha censurato le parole del generale, puntando il dito contro la mancata presa di distanze della premier Meloni.
Se è vero che, almeno nell’immediato, Meloni non ha espresso parole di condanna, altrettanto vero è che prese di posizione molto dure sono arrivate da diversi esponenti della maggioranza. Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e relatrice del disegno di legge sulla violenza sessuale, ha parlato di una critica «totalmente fuorviante» al reato di femminicidio. Decisamente più dura Mara Carfagna, segretaria di Noi Moderati: «Le italiane non consentiranno passi indietro nel contrasto alla violenza di genere e al sessismo. Il raglio di un asino non cancellerà una battaglia di civiltà».

L’altro episodio


Ma le parole sul femminicidio non sono l’unico episodio della giornata di ieri che ha generato un vespaio di polemiche.
Intervenendo nel corso dell’assemblea, Domenico Furgiuele, deputato ex Lega passato con Futuro Nazionale di Vannacci, ha salutato gli astanti chiamandoli «camerati». Poi, alla fine del suo intervento, ringraziando il generale, si è congedato con il saluto militare e con l’urlo: «Coraggio chiama coraggio e vittoria chiamerà la vittoria». Anche Lorenzo Gasperini, esponente toscano del movimento di Vannacci, intervenuto sul palco per illustrare il programma del partito, ha esordito tra gli applausi così: «Cari amici, cari camerati, si può dire?».


Il fenomeno Vannacci continua quindi a rappresentare una spina nel fianco della maggioranza di governo e della leader Giorgia Meloni, costretta a inseguirlo per far sì che non capitalizzi consensi nella fascia più estremista dell’elettorato di destra.
Ieri, intervenuta ieri in merito alla richiesta di un “patentino antifascista” per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, la premier ha puntato il dito contro le censure di una sinistra che concepisce la libertà di pensiero come «libertà di dire quello che loro ti permettono di dire». Prendendo la parola sullo stesso tema, il generale si è detto «d’accordissimo» con la premier.
Al di là del singolo episodio, non può non far riflettere la scelta della premier di prendere posizione in maniera così netta e decisa su un tema che ha grande presa sul suo elettorato, quale la retorica dell’antifascismo.

Lo scenario


Da qui alla fine della legislatura non è improbabile che Meloni cercherà di cavalcare temi e linguaggi rispetto a cui l’elettorato di destra è particolarmente sensibile, facendo sfoggio della retorica da “underdog” che ha contribuito in modo significativa a farle varcare le porte di Palazzo Chigi e da cui, non senza difficoltà, si era liberata nel corso degli anni di governo a favore di una postura più moderata e istituzionale. La campagna elettorale ormai è in fase avanzata. La novità è che Meloni e alleati, stavolta, dovranno guardare, oltre al pericolo che viene da sinistra, alla minaccia che viene da destra.

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