Mosca lancia oltre 70 missili e circa 280 droni contro l’Ucraina, mentre un missile russo precipita in Polonia facendo scattare le difese della Nato
La Russia torna a colpire l’Ucraina con una delle offensive aeree più pesanti delle ultime settimane, ma è un missile precipitato in territorio polacco a trasformare una notte di bombardamenti in un nuovo caso di sicurezza europea. Tra il 29 e il 30 luglio Mosca ha lanciato oltre 70 missili e circa 280 droni contro Kiev e numerose altre città ucraine. Il bilancio, ancora provvisorio, è di almeno nove morti e oltre cinquanta feriti.
Le difese aeree di Kiev sono riuscite ad abbattere gran parte dei droni e dei missili da crociera, ma hanno faticato ancora una volta a contrastare i vettori balistici, confermando la cronica carenza di intercettori denunciata da mesi dalle autorità ucraine. Secondo funzionari ucraini citati da Reuters, tra i vettori impiegati vi sarebbe anche un missile balistico di fabbricazione nordcoreana, il primo utilizzato dalla Russia quest’anno.
Se confermato, l’episodio rappresenterebbe un’ulteriore prova del rafforzamento della cooperazione militare tra Mosca e Pyongyang e dell’evoluzione del conflitto verso una dimensione sempre più internazionale, sia sul piano delle alleanze sia su quello delle forniture militari.
Il missile caduto in territorio polacco
A rendere la notte ancora più delicata, tuttavia, è stato quanto accaduto oltre il confine ucraino. Durante il massiccio bombardamento un missile russo ha violato lo spazio aereo polacco, precipitando nella regione di Lublino, nei pressi del villaggio di Tarnawa-Kolonia. Le autorità giudiziarie polacche ritengono con elevata probabilità che si tratti di un missile da crociera Kh-101 dotato di una testata di grande potenza. L’impatto ha scavato un cratere di circa dieci metri di diametro e cinque di profondità. Le indagini sono ancora in corso, con la partecipazione anche di esperti ucraini, ma Varsavia considera ormai accertata la natura del vettore.
L’incidente ha provocato l’immediata attivazione delle difese della Nato. La Polonia ha fatto decollare i propri caccia e mobilitato i sistemi di sorveglianza aerea, mentre l’Alleanza Atlantica ha confermato di essere rimasta in costante contatto con Varsavia durante tutta la gestione dell’emergenza. Il segretario generale Mark Rutte ha definito l’episodio «l’ennesimo atto sconsiderato della Russia», assicurando che la Nato continuerà ad adottare tutte le misure necessarie per difendere il proprio territorio.
Le reazioni dell’Unione europea
Dure anche le reazioni delle principali capitali europee. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che il missile precipitato in Polonia dimostra «la disponibilità della Russia all’escalation», ribadendo il sostegno «incondizionato» a Kiev e agli alleati dell’Europa orientale. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato di «un’altra inaccettabile violazione dello spazio aereo dell’Unione europea», mentre Bruxelles ha accusato Mosca di mettere a rischio non soltanto la sicurezza dell’Ucraina, ma quella dell’intero continente.
Proprio mentre le conseguenze del raid diventavano evidenti, la Commissione europea ha annunciato una nuova tranche di aiuti militari da 3,47 miliardi di euro, destinata a finanziare droni, missili, sistemi di difesa aerea e aerei da combattimento nell’ambito del programma europeo di sostegno all’Ucraina.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito che il problema principale resta la disponibilità di missili intercettori. Pur elogiando l’efficacia dei gruppi mobili di difesa aerea e dell’aviazione, il capo dello Stato ucraino ha avvertito che i ritardi nelle forniture occidentali continuano ad avere un costo umano elevato. È un messaggio rivolto soprattutto ai partner europei e agli Stati Uniti, chiamati a sostenere un sistema difensivo sottoposto a una pressione crescente.
Una guerra sempre più europea
La giornata del 30 luglio fotografa così il nuovo equilibrio della guerra. Da una parte Mosca aumenta intensità e sofisticazione degli attacchi, puntando a saturare le difese ucraine con ondate combinate di droni, missili da crociera e vettori balistici e ricorrendo sempre più al sostegno dei propri partner. Dall’altra, l’Europa accelera il sostegno militare perché la difesa dell’Ucraina viene ormai considerata parte integrante della sicurezza del continente.
A oltre quattro anni dall’invasione su larga scala avviata nel febbraio 2022, il fronte non coincide più soltanto con le linee di combattimento ucraine. Ogni massiccio attacco russo produce effetti che si estendono ben oltre i confini del Paese, coinvolgendo direttamente lo spazio aereo e la sicurezza dell’Unione europea e della Nato. Per questo Bruxelles accelera sulle forniture militari: difendere i cieli di Kiev significa, sempre di più, contribuire a proteggere anche quelli dell’Europa.






























