19 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

19 Set, 2026

Alessandro Barbano lascia la direzione dell’Altravoce, il saluto ai lettori

L'Altravoce di Alessandro Barbano

Care lettrici, cari lettori, da domani l’Altravoce continuerà a parlare senza di me. Lascio dopo ventuno mesi intensissimi la guida di un giornale nato per costituire un punto di vista indipendente.

Che vuol dire, in concreto, indipendente? In un universo editoriale e in un dibattito pubblico segnati da una forte polarizzazione, vuol dire immunizzarsi tanto dalle pressioni dei poteri, quanto dai pregiudizi e dal conformismo del senso comune, troppo facilmente scambiato per buon senso.

Oggi il populismo non è più l’eccesso di alcuni, ma la grammatica e il lessico della politica e della società. Ha spalmato le sue tossine, come un virus che, superata la fase epidemica, diventa endemico.

Così la relazione diretta e non mediata con una leadership carismatica, l’idiosincrasia per i compromessi che la democrazia impone, il consenso come misura e come fine dell’azione politica, il primato della tattica sulla strategia, la declinazione ideologica dell’invidia sociale e della paura, l’invettiva moralista contro gli avversari, la memoria viziata che decontestualizza i fatti e le passioni dal tempo e dai luoghi in cui sono prodotti per portarli in un presente di comodo, tutti questi tic appartengono allo stesso modo alla destra, alla sinistra, e perfino a coloro che non si identificano in nessuna delle due polarità.

In un contesto simile, puntare a un racconto indipendente vuol dire anzitutto ritrovare un senso del limite e una misura. Poi rimettere diritti e solidarietà in rapporto con i doveri, e riagganciarli alla storia.

Una scommessa ardua, tanto più in un tempo in cui la storia ha ripreso a correre, aprendo fratture inimmaginabili fino a ieri e disarmando molte delle nostre categorie interpretative.

Concetti che consideravamo universali, come Occidente, ordine internazionale, democrazie e diplomazie, vacillano sotto i colpi di un terremoto che ne scuote le fondamenta: non sappiamo più bene che cosa sia e quanto valga la libertà, fatichiamo perfino a distinguere tra aggredito e aggressore.

Noi stessi rischiamo di perdere quella incrollabile fiducia nel dubbio che da sempre anima il miglior giornalismo e connette il suo artigianato alla profondità dei saperi.

È questo il punto: come preservare le domande in un mondo binario dove tutto è bianco o nero, dove la complessità controintuitiva della civiltà rischia di cedere all’immediatezza di una nuova barbarie?

Quando, ventuno mesi fa, abbiamo progettato e poi dato vita a un giornale che si pretende indipendente, avevamo questi pensieri nella testa. Se siamo riusciti o meno a erigere una trincea della ragione e della passione, da cui offrire uno sguardo originale sull’orizzonte, lo diranno i lettori.

Noi ci abbiamo provato, coltivando un pensiero laterale ai fatti e agli uomini, non tanto per la curiosità morbosa di sapere che cosa c’è dietro, ma per misurarne lo spessore reale.

Ogni mattina, nella nostra riunione di redazione, con una pattuglia di giovani talenti e meno giovani compagni di avventura, tra cui chi scrive, abbiamo aggiunto un po’ di fascina a quel fuoco della dialettica che è capace di illuminare il lato oscuro delle cose.

In quanto opera collettiva, quel fuoco è destinato ad ardere, ne sono certo, ancora più forte non appena ne sarò lontano, alimentato dalla passione di colleghi così preziosi a cui va la mia gratitudine. Da tutti ho ricevuto più di ciò che ho dato.

Ma un grazie devo anche ai tanti collaboratori, firme prestigiose della politica e dell’economia, della cultura e delle professioni, che con i loro generosi contributi hanno aggiunto al dibattito la cifra di un’invidiabile densità, contribuendo a fare dell’Altravoce una originale piazza delle idee.

Da ultimo, la mia riconoscenza e il mio pensiero vanno a Ciriaco Viggiano, condirettore colto e infaticabile, amico leale. A lui e al nostro giornale gli auguri migliori per un futuro radioso.

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