Domenica si vota a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Nella capitale pesa la crisi degli affitti, mentre a Est la Cdu rischia persino di restare fuori dal Parlamento regionale
Berlino chiede all’Europa di tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche mentre il prezzo del petrolio torna sopra i 100 dollari al barile. È la risposta del governo tedesco al nuovo shock sul costo della vita.
Domenica 20 settembre gli elettori presenteranno il conto, a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. E per Friedrich Merz il problema non è soltanto quanto crescerà l’AfD. È quanto potrà ancora arretrare la Cdu prima che il risultato locale diventi un problema nazionale.
A Dublino, il ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha chiesto alla Commissione europea entro ottobre un modello comune per tassare quelli che definisce profitti eccessivi delle compagnie petrolifere. Germania, Italia, Spagna, Portogallo, Polonia e Austria spingono per una risposta europea all’impennata dei prezzi.
Bruxelles, per ora, prende tempo: il commissario Valdis Dombrovskis ha ricordato che la materia resta nelle mani degli Stati membri e che non c’è, al momento, una proposta europea.
La coincidenza con il voto è politicamente pesante. Quando energia, benzina e inflazione mordono i bilanci familiari, il governo deve rispondere al malcontento prima che i partiti anti-sistema lo trasformino in consenso. Klingbeil prova a farlo sul terreno sociale. Merz, intanto, si prepara al doppio verdetto delle urne.
A Est la Cdu rischia il Parlamento
Il fronte più pericoloso è il Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove la Cdu rischia di non entrare nel Parlamento regionale. L’ultima rilevazione della Forschungsgruppe Wahlen dà l’Spd al 37 per cento, l’AfD al 36, Die Linke al 9, la Cdu al 6, i Verdi al 5 e il Bsw al 4.
Un altro sondaggio, realizzato da Insa, fotografa l’AfD al 37 e l’Spd al 35, con la Cdu al 7. Numeri diversi, stesso allarme: per i cristiano-democratici la soglia del 5 per cento è ormai a portata di mano.
Nel 2021 la Cdu aveva ottenuto il 13,3 per cento. Scendere al 6 significherebbe più che dimezzare il risultato. Un mancato ingresso nel Landtag sarebbe un terremoto simbolico per il partito del cancelliere.
Un’elezione regionale non fa automaticamente cadere il governo federale, ma certificherebbe una difficoltà politica che Merz non potrebbe confinare a Schwerin.
A contendersi il primo posto sono invece Spd e AfD. Manuela Schwesig, ministra-presidente socialdemocratica dal 2017, difende il governo del Land dalla spinta della destra di Leif-Erik Holm. L’AfD punta a trasformare il risultato della Sassonia-Anhalt, dove ha sfiorato il 44 per cento, in un salto ulteriore nei Länder orientali. È qui che si misura il suo radicamento oltre una singola roccaforte.
A Berlino il voto passa dalla casa
Berlino racconta un’altra Germania, ma consegna a Merz un altro problema. La capitale rinnova l’Abgeordnetenhaus e la questione è la casa.
Gli affitti pubblicizzati sono quasi raddoppiati dal 2014, l’85 per cento delle famiglie vive in affitto e secondo le stime riportate da Reuters entro il 2040 serviranno 211 mila nuove abitazioni.
La crisi abitativa ha spinto in alto Die Linke, che nell’ultimo sondaggio della Forschungsgruppe Wahlen è al 23 per cento, davanti alla Cdu al 21 e all’AfD al 17.
La capitale produce dunque un altro paradosso. La destra cresce, ma il malcontento non confluisce soltanto nell’AfD: una parte viene intercettata da una sinistra che ha costruito la campagna sull’emergenza affitti e sul referendum del 2021 sull’esproprio delle grandi società immobiliari.
La coalizione Cdu-Spd che governa Berlino dal 2023 arriva al voto sotto pressione, mentre la candidatura di Stefan Evers deve fare i conti anche con il ritiro del sindaco-governatore uscente Kai Wegner.
Il doppio problema di Merz
Il dato politico che unisce i due Länder è però la Cdu. A Est rischia di essere espulsa dal Parlamento regionale; nella capitale è incalzata da sinistra mentre l’AfD si consolida alle sue spalle.
In mezzo c’è un governo federale che fronteggia costo dell’energia, malcontento sociale e una destra che si presenta come alternativa ai partiti tradizionali. Per Merz la domanda di domenica non sarà soltanto se l’AfD arriverà prima in un Land o quanto prenderà a Berlino. Sarà se la Cdu riuscirà a conservare spazio politico per guidare la risposta al malessere che attraversa il Paese.
Energia, casa ed elezioni finiscono nello stesso punto: costo della vita e fiducia in chi governa.
Domenica sera nessuna delle due elezioni deciderà formalmente il futuro della Cancelleria. Ma i numeri potranno cambiare il clima intorno a Merz.
Se la Cdu resterà appena sopra il 5 per cento in Meclemburgo, il segnale sarà difficile da ignorare. Se invece ne resterà fuori, la pressione interna sul cancelliere aumenterà inevitabilmente. E se contemporaneamente Berlino consegnerà alla sinistra il primo posto e confermerà la crescita dell’AfD, il doppio voto avrà raccontato una Germania sempre più frammentata, nella quale il governo dovrà rincorrere le domande che gli elettori hanno già portato alle urne.






























