31 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

30 Lug, 2026

Medio Oriente, nuovi raid Usa-Iran: diplomazia in stallo

In Medio Oriente gli Usa intensificano i raid contro obiettivi dei Pasdaran, mentre l’Iran risponde con nuovi attacchi missilistici contro basi americane


Quella di oggi è stata un’altra giornata di attacchi reciproci in Medio Oriente. Facendo seguito alla promessa del Presidente Donald Trump, le Forze Armate americane hanno condotto nella notte diversi attacchi aerei contro «decine di obiettivi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche in Iran», come annunciato dal Comando Centrale americano in mattinata. «Gli attacchi – continua il comunicato – miravano a ridurre ulteriormente le minacce rappresentate dall’Iran e dai suoi alleati per le forze armate statunitensi, la navigazione mercantile e i Paesi confinanti del Golfo». Dalla ripresa delle ostilità “intermittenti” gli Stati Uniti hanno quasi esclusivamente preso di mira le regioni costiere dell’Iran, oltre alle isole site nel Golfo Persico.

I raid americani sulle coste iraniane

L’attacco di oggi non ha fatto eccezione. I raid hanno causato la morte di tre Pasdaran, come annunciato dai media iraniani. Sull’isola di Qesm è stato invece colpito un edificio residenziale, che ha causato la morte di un bambino e dei genitori. Teheran ha risposto con l’ormai consueta salva di missili balistici. Prendendo di mira la base americana di Muwaffaq Salti, in Giordania, e Ali al-Salem, in Kuwait.

Nel comunicato, i Pasdaran hanno rivendicato di aver colpito «il parcheggio e l’hangar utilizzati dai caccia americani F-35 presso la base aerea di Al Azraq». E che «l’attacco ha completamente distrutto tre caccia F-35 e ha causato danni ingenti ad altri tre»; nell’attacco, sempre secondo i Pasdaran, «sono rimasti uccisi diversi ufficiali nemici, oltre a personale tecnico e di manutenzione». Trattasi ad ogni modo di dichiarazioni non verificate e da prendere con le pinze, negate (come di consueto) dal Comando Centrale americano.

I negoziati sullo Stretto di Hormuz

Il mediatore pakistano, intanto, cerca di calmare le acque. In un briefing tenuto alla stampa, il portavoce del ministero degli Esteri pakistano Tahir Hussain Andarabi ha confermato che, nonostante gli scambi di fuoco e i bombardamenti delle ultime ore, i canali diplomatici e «i negoziati tra le parti sono tuttora in corso».

L’obiettivo principale è la de-escalation militare, con un focus specifico sulla riapertura e la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Dichiarazioni che paiono più che altro di facciata, non volendo Teheran rinunciare al controllo dello Stretto né tantomeno Washington lasciarglielo.

È stato invece il portavoce iraniano, Esmail Baghaei, ha render noto che i dialoghi in corso sono quelli con l’Oman. Aventi come soggetto proprio la futura gestione di Hormuz. Nel pomeriggio, intanto, il primo carico di GNL qatariota ha lasciato la via d’acqua, seguendo la rotta designata da Teheran.

Trump e le divisioni alla Casa Bianca

Oltreoceano, secondo uno scoop della NBC News, che cita un funzionario della Casa Bianca, Donald Trump sarebbe «esasperato» dalla mancanza di progressi nella risoluzione del conflitto con l’Iran. E, soprattutto, dall’assenza di consenso sulla strategia da adottare tra i suoi principali consiglieri militari. «Il presidente è esasperato. Non credo che pensasse che sarebbe stato così difficile convincere gli iraniani ad accettare un accordo», ha riferito la fonte a NBC News.

«Mancava una vera e propria strategia su quanto tempo ci sarebbe voluto o su cosa [l’amministrazione, ndr] avrebbe dovuto fare per raggiungere l’obiettivo finale… Non era sua intenzione che questa fosse una guerra lunga ed estenuante».

Ancor più grave, secondo la fonte «non c’è unità» nei corridoi della Casa Bianca, «abbiamo ottenuto una serie di vittorie tattiche, ma stiamo affrontando una sconfitta strategica senza una chiara linea politica né una decisione su quale direzione prendere».

I droni contro le navi al largo dell’Egitto

La giornata di oggi ha visto anche confermato il sospetto che le due navi-cisterna per gas naturale liquefatto colpite ieri al largo del porto di Damietta, in Egitto, sono state effettivamente colpite da droni, quasi certamente iraniani. Così almeno riporta il New York Times, che cita a supporto di questa tesi anonimi funzionari iraniani. Secondo il quale il raid contro le due navi, di proprietà americana, è stato «progettato per dimostrare che le forniture energetiche e le rotte commerciali globali possono subire interruzioni ancora più profonde se l’Iran decidesse di intensificare il conflitto».

LEGGI Iran, dopo gli attacchi alla base Usa scende in campo anche l’Arabia Saudita

Mentre secondo quanto riferito a Reuters da due funzionari regionali gli attacchi agli impianti petroliferi sauditi sarebbero stati lanciati dall’Iraq dagli Houthi yemeniti. In effetti, tra gli oltre venti morti del raid compiuto mercoledì da Arabia Saudita e Stati Uniti ci sarebbe anche un ufficiale dei miliziani yemeniti. Sintomo della crescente integrazione tra i membri dell’“Asse della Resistenza” guidato da Teheran.

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