Il premier israeliano rifiuta di sottoporre al governo l’accordo di cessate il fuoco mediato dagli Usa finché Hezbollah non accetterà le condizioni. Intanto proseguono gli attacchi nel sud del Libano
l premier israeliano Benjamin Netanyahu ha congelato il percorso che avrebbe dovuto portare all’approvazione del nuovo accordo di cessate il fuoco con il Libano mediato dagli Stati Uniti.
Durante una riunione di gabinetto, il leader israeliano ha spiegato ai ministri che non sottoporrà l’intesa al voto del governo finché Hezbollah non ne accetterà formalmente i termini. Secondo quanto riferito da Ynet, diversi ministri avevano chiesto di votare comunque l’accordo, nonostante le fragilità della tregua. Netanyahu si è però opposto.
«Al momento non c’è alcun accordo»
Il premier israeliano ha motivato la decisione sostenendo che le condizioni politiche per procedere non esistono. «Al momento non c’è alcun accordo», avrebbe detto ai ministri, spiegando che Hezbollah continua a respingere i termini negoziati attraverso la mediazione americana.
«Hezbollah si oppone, quindi non prenderò una decisione», è la posizione attribuita al premier.
Le parole di Netanyahu rappresentano un nuovo ostacolo al tentativo statunitense di consolidare il cessate il fuoco annunciato nei giorni scorsi e riportano in primo piano l’incertezza sul futuro dei colloqui.
Nuovi raid israeliani su Tiro
Mentre la diplomazia rallenta, sul terreno continuano i combattimenti. Secondo una fonte della Difesa civile libanese citata dall’Afp, almeno sette persone sono morte durante attacchi israeliani notturni contro la città di Tiro, nel sud del Libano.
Uno dei raid ha colpito un’area vicina all’ospedale Jabal Amel, causando quattro morti e sette feriti e provocando danni limitati alla struttura sanitaria.
Tra le vittime anche bambini
Un secondo attacco ha provocato altre tre vittime e cinque feriti. Tra i feriti figurano anche due bambini, secondo quanto riferito dalle autorità locali. L’escalation conferma la fragilità della situazione sul terreno proprio mentre Stati Uniti, Israele e Libano cercano una formula per stabilizzare il confine meridionale libanese e ridurre il rischio di un allargamento del conflitto regionale.
Il nodo Hezbollah
La posizione di Hezbollah resta il principale ostacolo all’entrata in vigore dell’intesa. Nelle ultime settimane il movimento sciita sostenuto dall’Iran ha continuato a respingere alcune delle condizioni richieste da Israele e dagli Stati Uniti, in particolare quelle legate al controllo delle aree meridionali del Libano e alla limitazione delle attività militari lungo il confine. Finché questo nodo non sarà sciolto, il cessate il fuoco resterà sulla carta e il rischio di nuovi scontri continuerà a incombere sulla regione.


































