26 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

26 Mag, 2026

Piazza Affari, record storico nel pieno delle guerre

Hormuz

Il Ftse Mib, a Piazza Affari, ha chiuso a 50.220 punti, aggiornando il suo primato dopo 26 anni. Le Borse europee scommettono sulla pace in Medio Oriente


A Piazza Affari hanno stappato lo champagne dopo ventisei anni di attesa. Il Ftse Mib chiude a 50.220 punti. Manda in pensione un record dei 50.109 punti che resisteva dal marzo del 2000, quando nelle case si navigava ancora col modem gracchiante, le “dot-com” sembravano la nuova frontiera del capitalismo e gli investitori compravano qualsiasi titolo avesse .com nel nome come cercatori d’oro nel Klondike digitale. Per capire quanto fosse antico quel primato basta ricordare che allora il Nasdaq correva senza freni, la globalizzazione sembrava una festa infinita e la parola “spread” era conosciuta soltanto da qualche economista. Da allora il listino milanese ha attraversato di tutto: lo scoppio della bolla internet, l’11 settembre, Lehman Brothers, il debito sovrano, il Covid, l’inflazione, le guerre, le banche traballanti e perfino i virologi-star in prima serata.

Un viaggio da montagne russe senza cintura di sicurezza. Eppure ieri il vecchio toro di Piazza Affari ha rialzato la testa. Lo ha fatto in una giornata quasi surreale, con Wall Street chiusa e l’Europa lasciata sola in pista come una balera senza orchestra. Ma proprio per l’assenza di New York, i listini europei hanno trovato il coraggio di ballare da soli. Francoforte ha sfiorato i massimi storici, l’Euro Stoxx 600 ha continuato il suo rally come un maratoneta dopato di ottimismo e Milano ha fatto il salto più simbolico: abbattere un muro che sembrava diventato archeologia finanziaria.

La scintilla

La scintilla è arrivata dal Medio Oriente. I mercati hanno fiutato la possibilità di una tregua tra Stati Uniti e Iran come i cani da tartufo sentono l’odore sotto terra. La notizia di una delegazione iraniana in Qatar per trattare ha acceso la fantasia degli investitori. Tradotto nel linguaggio brutale della finanza: meno guerra, meno paura, meno rischio sul petrolio e quindi più appetito per le azioni.
Dietro il rally c’è soprattutto lo stretto di Hormuz. Quel budello d’acqua da cui passa una fetta gigantesca del petrolio mondiale. Ogni annuncio di blocco faceva schizzare energia e nervi. Ogni ipotesi di tregua rimetteva benzina ai listini. E così, appena si è diffusa la sensazione che Washington e Teheran stessero abbassando le pistole, il petrolio ha iniziato a raffreddarsi e le Borse hanno festeggiato come clienti di un ristorante che scoprono all’improvviso che il conto lo paga il tavolo accanto.

Certo, dietro l’euforia resta parecchia prudenza. Gli operatori sanno benissimo che i mercati spesso “comprano le voci e vendono le notizie”. Finché la pace è una speranza, il rally corre. Quando la tregua diventa realtà, qualcuno potrebbe decidere di incassare e andar via. È la psicologia della finanza: tutti vogliono salire sull’ascensore, ma nessuno vuole essere l’ultimo quando si spegne la luce.

Il convitato di pietra

E poi c’è il convitato di pietra: l’inflazione. Finita la paura della guerra, gli investitori torneranno a guardare le banche centrali con l’ansia con cui uno studente osserva il professore durante la consegna dei compiti. La Federal Reserve resta prudente, la Bce continua a muoversi come una contabile con la calcolatrice incorporata. Il sogno di nuovi tagli dei tassi, per ora, assomiglia a un miraggio nel deserto. Nel frattempo il mercato gira pagina.

Se l’energia smette di essere il centro del mondo, i riflettori potrebbero spostarsi sui consumi, sui titoli industriali e sui settori rimasti indietro durante la fiammata geopolitica. Resta il dato simbolico. Piazza Affari ha finalmente cancellato il fantasma del 2000. Per un quarto di secolo il listino italiano era rimasto prigioniero di quel vecchio record come un maratoneta che vede il traguardo ma inciampa sull’ultimo metro. Ora il record è caduto. E non per una sbornia speculativa come ai tempi della bolla internet, ma dentro un mondo che continua a vivere sospeso tra guerre, inflazione e crisi energetiche.

Il paradosso

È questo il vero paradosso: la Borsa italiana festeggia il suo massimo storico mentre il pianeta sembra una gigantesca sala macchine piena di spie rosse lampeggianti. Ma i mercati funzionano così. Sono animali strani: si spaventano per un tweet e poi brindano sull’orlo del vulcano.

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