24 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Mag, 2026

Seminara fuori dalla polvere dell’oblio: l’archivio ora è digitale

Gli scritti di Fortunato Seminara, autore calabrese e illustre esponente del Neorealismo, si “trasformano” in 40mila file da consultare: un patrimonio culturale che rischiava di andare perduto e che adesso, invece, diventa liberamente accessibile


La memoria non si cancella, la tecnologia non è peccato. L’archivio di Fortunato Seminara, scrittore neorealista e solitario, è stato digitalizzato. Era conservato male, e si è trasformato, non per magia, in 40.000 file da consultare, e questa è già una buona notizia. Che arriva da Maropati, paese spopolato fra la Piana di Gioia Tauro e l’Aspromonte, dove Seminara nacque: un’infanzia senza il padre, che parte come tanti per l’America, e torna con un piccolo gruzzolo.

L’infanzia a Maropati

Un’infanzia senza scarpe. Quando fa freddo la madre dice al piccolo Fortunato: fai una corsa e ti riscaldi. Come tutte le braccianti, lo porta nei campi anche durante l’allattamento, come racconta il professor Erik Pesenti Rossi. Questo è l’hardware – termine poco novecentesco – qui si formano le esperienza, questi suoi primi anni sono i semi di un raccolto contadino di sofferenza e di lotte. In un paese sconquassato dalle alluvioni e i terremoti, con i signori che costruiscono le chiese e una poveraglia intorno.

La formazione

Fra la miseria e l’archivio c’è la vita di un figlio “fatto studiare” sacrificio dopo sacrificio, che prende la maturità a Pisa e fa il servizio militare a Siena: curiosamente, anche nelle vite di Saverio Strati e Mario La Cava c’è tanta Toscana. Durante il fascismo Seminara si sposta in Svizzera e Francia, vorrebbe andare in America. Il regime non lo ama, Garzanti respinge per motivi ideologici il suo romanzo “Le Baracche”. Poi è chiamato sul fronte. Nel dopoguerra matura lo scrittore che in lui, grazie anche a feconde amicizie come quella con Italo Calvino.

La morte e le parole di Calvino

Muore a Grosseto nel 1984 nella casa del figlio, ma chiede di essere sepolto a Maropati. Proprio Calvino lo ricorda su Repubblica: «Aveva dietro di sé anni oscuri di vita di paese, di attese del postino con la risposta dell’editore che non arrivava mai. Gli scrittori che vivevano nell’estrema punta della penisola erano due: Mario La Cava a Bovalino, lui a Maropati, due paesi non distanti. Quanto La Cava è ilare e mercuriale, tanto Seminara era cupo e saturnino; periodicamente risalivano a Roma e al Nord a visitare gli ambienti letterari. La Cava puntualmente ogni anno, Seminara più di rado: non amava staccarsi dal paese dove fino a età matura aiutava i genitori nella loro attività agricola».

L’iniziativa della Fondazione

Il paese fa oggi giustizia delle sue rimozioni e restituisce dignità al suo illustre cittadino, la cui casa di campagna fu bruciata in un misterioso attentato nel 1975. Il linguaggio del fuoco, che in questo caso si portò via molti suoi manoscritti, è purtroppo ancora molto diffuso. Ma il 29 maggio sarà un bel giorno: perché la Fondazione aprirà le porte – o meglio – darà login e password, svelerà tutto il mondo di Fortunato Seminara.

Nuova luce sul Neorealismo

Monica Lanzillotta, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Unical, è la coordinatrice del Comitato Scientifico: «Il recupero e la messa in sicurezza dell’archivio non rappresentano soltanto la doverosa tutela di una memoria locale, ma un’operazione di fondamentale importanza per la storiografia letteraria italiana. Attraverso il portale, consegniamo ora agli studiosi, ai ricercatori e agli atenei di tutto il mondo un archivio interamente dematerializzato. È un traguardo che apre prospettive d’indagine inedite su uno degli esponenti più lucidi del nostro Neorealismo».

Un materiale prezioso

E qui è forse il caso di fare una parentesi, ricordare a noi stessi perché si tratta di materiali preziosi. Intanto perché scavano sotto, mostrano il retroscena, il dietro le quinte, il background dello scrittore. Raccontano lo spirito del tempo, la cornice in cui nascono le opere. Cose che incuriosiscono: le correzioni. Perché ha cambiato una parola, per fortuna tutto a mano, il pc non esiste ancora. Sono manoscritti, pensieri personali, taccuini. Materiali preziosi perché introducono nuovi elementi di ricerca. Se c’è una corrispondenza, sarà un valore recuperare non solo le lettere ricevute, ma quelle scritte. Di sicuro, c’è bisogno di professionisti, di archivisti.

Dentro le carte

Così si finisce dentro le carte. Leggi l’originale del “Diario di Laura” in un quaderno rosso. Una scrittura fitta e nervosa. E sai che dovrai consultare l’originale stampato per capire. Seminara corregge se stesso, ritaglia e sottolinea un articolo pubblicato su “Il Tempo” il 28 dicembre del ’60, quando ancora esisteva nei giornali la Terza Pagina. Oggi il luogo della Cultura è diventato il paginone centrale, e spesso la sezione è mista, insieme agli Spettacoli.

I dattiloscritti

A un certo punto, i dattiloscritti. Lo scrittore lascia lo spazio per l’interlinea, perché devono entrare aggiunte e vanno tolte le ripetizioni, la calligrafia si fa più minuta. E poi un gioiello. Una lettera di Corrado Alvaro datata 1936: «Egregio signore, ho letto con molto interesse il suo racconto ‘Le Baracche’. Posso sbagliare, messo fuori strada dall’amore che porto in genere alle nostre cose calabresi e a chi tenta di esprimere; ma mi sembra che lei abbia qualità rare di scrittore, forza di rappresentazione, occhio sicuro ai particolari, capacità di comporre un insieme vitale». L’ultima frase, un grandissimo complimento. Poi Alvaro continua con qualche rilievo, lo incoraggia a lavorare ancora sul testo, firma con nome e indirizzo: via Sistina 55 Roma. Oggi quell’appartamento sarà probabilmente un B&b.

Open access

Tutto questo rischiava di rimanere perduto, come la pagella del secondo ginnasio al Collegio Vescovile di Mileto. In italiano prende sette allo scritto e nove all’orale, viene giudicato più bravo in matematica, storia e geografia: è da questi particolari che si giudica uno scrittore. «Abbiamo trasformato un’emergenza in un modello virtuoso di open access» conclude Monica Lanzillotta. Abbattendo le barriere economiche e materiali, restituiamo l’opera di Fortunato Seminara al suo luogo naturale: la lettura, lo studio e la ricerca».

“Una impresa laboriosa”

La Fondazione è per ora ospitata al secondo piano del Palazzo Comunale. C’è un progetto di riqualificazione, non è un’operazione solo virtuale. Un luogo dedicato a Seminara è un piccolo magnete che ci porta dentro un borgo non lontano dalla superstrada, con tante frazioni di campagna. L’online allarga il mondo, non è detto che sia eterno, però aiuta. Salvatore Insana, responsabile della digitalizzazione. «Un’impresa laboriosa, tenendo conto della varietà di supporti e di carte, anche di formati non standard, che lo scrittore usava per scrivere e annotare pensieri: anche giornali e riviste, ricevute e fogli sparsi». E viene in mente, pensando in grande, l’area “Spazi900” alla Biblioteca Nazionale di Roma, dove ci sono i fondi di Pasolini, Morante, Montale e altri grandi. Da poco, proprio lo studio di Italo Calvino. Merita una visita, ma non tutto è digitalizzato.

Una rivoluzione per il Sud

Franco Mileto, presidente pro tempore della Fondazione Seminara, ex dirigente scolastico di valore, è felice: «Ci sono patrimoni letterari che rischiano di morire due volte: la prima quando finiscono fuori catalogo, la seconda quando le loro memorie fisiche vengono abbandonate. Poteva trasformarsi nell’ennesima sconfitta culturale del Sud, è diventata una vera e propria rivoluzione. E in un mercato guidato dal profitto, la Luigi Pellegrini Editore ha compiuto una scelta illuminata e controcorrente: permettere la libera diffusione digitale. L’opera di Seminara diventa bene comune, finalmente libero dalla polvere».

L’emozione

Maria Pia Tucci, membro del Cda della Fondazione, racconta un’emozione. «Quella di sfiorare i fogli di carta velina scritti fronte retro, quelli adatti alla carta carbone, quando non esisteva il pdf e le macchine fotografiche avevano bisogno della camera oscura. È la fragilità della nostra memoria letteraria che dobbiamo sempre tenere presente. Sono fogli sacri…». E così faremo anche noi login, o magari andremo per Seminara a Maropati, dove resiste uno straordinario centro di solidarietà come il Cenacolo. Perle di una Calabria nascosta.

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