Pre-vertice dei ministri degli esteri in Svezia, sul tavolo le spese per la difesa e il disimpegno Usa
Si parla già di Nato 3.0. Il punto è che la Nato 2.0 non è ancora pervenuta. E il salto doppio sembra ancora più difficile con paesi di alto peso specifico europeo come Italia, Francia e Spagna al voto nel 2027, le crisi in Germania e in Uk, e le destre che continuano a gonfiare le vele e i consensi cavalcando la crisi economica (Hormuz e dintorni) che però proprio le destre nazionaliste e Trump hanno provocato.
L’Alleanza atlantica deve reinventarsi. Ma non tutti i 32 paesi che aderiscono ne sono consapevoli. Soprattutto a livello europeo perché i leader devono fare i conti con opinioni pubbliche, a cominciare da quella italiana, che vogliono soldi per stipendi ed energia e non per le armi.
Il summit dei ministri
Con tutto questo in agenda, ieri e oggi si riuniscono in Svezia, a Helsingborg i ministri degli esteri della Nato. È la riunione preparatoria dell’importantissimo vertice Nato che si terrà il 6-7 luglio in Turchia. Il convitato di pietra a Helsinborg è ancora una volta Donald Trump. Il Pentagono, dopo aver costretto i paesi Nato ad alzare la spesa per la Difesa al 5% del Pil, ha da poco ufficializzato il ritiro di circa 4-5 mila militari statunitensi dal continente. Si tratta della «cancellazione o rinvio di dispiegamenti verso Polonia e Germania» ma non ci sarà il ritiro immediato di forze già presenti sul terreno. Il segretario generale Mark Rutte ha rassicurato che il disimpegno «riguarderà forze a rotazione e non avrà alcun impatto sui piani di difesa dell’Alleanza». Arrivando a Helsinborg ha fatto capire che «a breve potrebbero arrivare ulteriori annunci da parte degli Stati Uniti sui piani di riequilibrio». Insomma, il disimpegno non finisce qui e tutto questo significa «una nuova distribuzione delle responsabilità all’interno della struttura di comando dell’Allenza».
La Nato 3.0
Da qui la Nato 3.0. La Germania, che da quest’anno ha una spesa militare pari a 108 miliardi di euro ed è quarta in classifica dopo Usa, Cina e Russia per spesa militare, si è fatta subito avanti. «Ci assumiamo la nostra responsabilità di leadership nella difesa» ha detto al vertice svedese il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. «Man mano che le capacità europee aumentano, anche i compiti all’interno dell’Alleanza devono cambiare. L’obiettivo è una nuova ripartizione degli oneri che corrisponda al potenziale economico e militare della Germania e dell’Europa». La Germania, che non ha debito, ha già avuto accesso al Safe, vuole raggiungere il più rapidamente possibile l’obiettivo del 5% della Nato. Anche il ministro Tajani oggi sarà a Helsinborg. Ma con le idee purtroppo assai meno chiare del collega tedesco come dimostra il pasticcio combinato l’altro giorno dalla maggioranza con quella mozione, poi ritirata, che chiedeva il disimpegno italiano dal 5%.
I partecipanti
Ieri giornata di arrivi e bilaterali. La padrona di casa, la ministra svedese Maria Malmer Stenegard, ha ospitato la cena informale Nato-Ucraina al castello di Sofiero alla presenza del ministro degli Esteri di Kiev, Andrii Sybiha, poche ore dopo l’attacco di Kiev contro la sede dell’intelligence a Kherson con un centinaio di militari russi uccisi. L’Ucraina non è Nato, sembra sepolta l’ipotesi di un’adesione, ma il cancelliere Merz proporrà al Consiglio Ue di giugno (17-18) che l’Ucraina diventi “paese associato” prima di iniziare l’iter di adesione. In questo momento l’Ucraina assomiglia molto a quel “porcospino di ferro” della difesa europea immaginato da von der Leyen.
I nodi
Sul tavolo della riunione c’è il tema del 5% del Pil per la difesa entro il 2035, impegno sottoscritto un anno fa dai 32 all’Aja. A che punto siamo e chi sta facendo cosa. Rutte insiste sulla necessità di trasformare rapidamente gli impegni politici in capacità operative concrete: «Serve una Nato più forte e più sostenibile», fondata su una distribuzione delle responsabilità «più sana» tra Europa, Canada e Stati Uniti alla luce degli riequilibri imposti da Washington. Anche gli aiuti all’Ucraina, altro dossier sul tavolo del vertice, «non sono attualmente distribuiti in modo equo all’interno della NATO» ha detto Rutte aggiungendo che «molti paesi non stanno spendendo abbastanza in termini di sostegno all’Ucraina». L’Italia, ad esempio, non ha ancora aderito al piano Purl (Prioritized Ukraine Requirements List). Il ministro Tajani dovrà portare le proposte italiane su tutti questi dossier e il governo, tranne i cacciamine a Hormuz, non ha le idee molto chiare.
La denuncia di Rubio
Il segretario di Stato Marco Rubio arriva oggi e ripeterà quanto già sappiamo: «In Iran la Nato si è rifiutata di far qualunque cosa». Porterà al tavolo la richiesta americana di maggiori investimenti nella difesa e di una più equa ripartizione degli oneri all’interno dell’Alleanza. Tornerà anche all’attacco sulla sicurezza artica chiedendo il rafforzamento della postura alleata nell’Alto Nord. Sullo sfondo della ministeriale anche il dibattito europeo sulla possibile apertura di un futuro canale negoziale con Mosca. Il nome di Angela Merkel ha perso consistenza. Resta quello di Mario Draghi. Ma questa è una decisione della Ue. E non della Nato.
































