22 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Mag, 2026

Kiev nell’Ue, Merz propone lo status di Paese “associato”

Il cancelliere tedesco Merz scrive a von der Leyen e Costa proponendo un nuovo status per l’Ucraina, che le consentirebbe di godere di finanziamenti e difesa


Se è fuor di dubbio che il futuro dell’Ucraina appaia legato a quello dell’Unione Europea, appare invece ancora un mistero come si debba procedere alla progressiva integrazione di Kiev all’interno dei 27. In una lettera inviata alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha provato a dare risposta a questo dilemma, delineando quella che a suo avviso deve essere la strategia europea per l’integrazione di Kiev nell’Unione.

La lettera del cancelliere


Nella lettera, visionata ieri dalle principali agenzie di stampa internazionali, il Cancelliere parte dal presupposto, ormai assodato, che «non saremo in grado di completare il processo di adesione a breve termine, dati gli innumerevoli ostacoli e le complessità politiche dei processi di ratifica». La soluzione sarebbe quindi un diverso tipo di membership, che «avvicini immediatamente e in modo sostanziale l’Ucraina all’Unione Europea e alle sue istituzioni principali».

Tale adesione, tuttavia, andrebbe creata ad hoc, e non precluderebbe in alcun modo l’adesione effettiva di Kiev, permettendo al contempo già all’Ucraina di rientrare nella clausola di assistenza reciproca dell’Unione, che impone agli Stati dell’Ue l’obbligo di prestare aiuto a uno Stato membro vittima di un’aggressione armata sul proprio territorio. A tale privilegio si aggiungerebbe il diritto a ricevere finanziamenti da alcune voci del bilancio dell’Ue. Non finisce qui, perché nella visione di Merz questo nuovo status di membro “associato” permetterebbe inoltre a Kiev di ottenere accesso agli organi decisionali dell’Ue, vale a dire il Consiglio europeo, la Commissione europea (dove avrebbe diritto a un membro associato della Commissione senza portafoglio, ma con piena partecipazione) e il Parlamento europeo, senza però avere diritto di voto.

La possibilità di revoca


L’acquis comunitario, tra i quali figurerebbe anche l’accesso al mercato unico, si applicherebbe in base ai progressi nei negoziati di adesione, che comunque procederebbero in parallelo, mentre il bilancio Ue non si applicherebbe immediatamente per intero ma solo progressivamente. Il Cancelliere ha inoltre specificato che un accordo di questo tipo con l’Ucraina potrebbe prevedere un meccanismo di revoca immediata, tale da annullare l’adesione provvisoria qualora Kiev venisse meno agli standard di Stato di diritto necessari per l’adesione a pieno titolo. «La mia proposta tiene conto della situazione particolare dell’Ucraina, un Paese in guerra – si legge nella lettera – essa contribuirà a facilitare i colloqui di pace in corso nell’ambito di una soluzione negoziata». «Il mio obiettivo – conclude il Cancelliere tedesco – sarebbe quello di raggiungere presto un accordo e di istituire una task force dedicata per definire i dettagli».

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I vantaggi per Kiev


Un compromesso, dunque, che comunque presenterebbe i suoi vantaggi per l’Ucraina. D’altra parte l’adesione a pieno titolo nell’Unione richiederebbe il soddisfacimento di criteri economici, fiscali e di governance che Kiev semplicemente non soddisfa, e che verosimilmente continuerà a non soddisfare ancora per diverso tempo dopo l’eventuale fine della guerra. La soluzione ideata da Merz, con una clausola di difesa attiva e un sicuro flusso di aiuti europei, permetterebbe inoltre di rendere più digeribile per la leadership e il popolo ucraino l’eventuale accordo di pace con Mosca, con il Cremlino che insiste nel richiedere il ritiro dal Donbass e gli Stati Uniti tacitamente concordi con la Russia su questo punto.

Certo, molti rimangono anche gli interrogativi, questo nuovo tipo di associazione verrebbe creato una tantum per Kiev oppure sarebbe replicabile anche per altri Paesi candidati? Nella seconda eventualità, c’è da scommettere che Paesi come Turchia e Serbia vorrebbero certamente aderirvi, tale associazione garantirebbe infatti ai candidati, che come nel caso di Belgrado e Ankara valutano con grande riguardo la propria indipendenza nazionale, l’accesso parziale al mercato europeo e ai suoi fondi, senza tuttavia essere totalmente vincolati dalle sue regole. Nel caso in cui questo fosse invece un nuovo status fatto su misura per Kiev, si dovrebbe spiegare ai diversi Paesi dell’Europa, non ancora parte dell’Unione, perché sono stati scavalcati dall’Ucraina, un Paese che ha ancora notevolissimi problemi in fatto di diritti umani e stato di diritto, e che verosimilmente si ritroverà in un limbo tra pace e guerra a tempo indefinito.

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