Caos nella maggioranza sulla difesa e sull’obiettivo del 5% Nato: dopo lo scontro interno al governo e l’intervento di Crosetto, arriva il clamoroso dietrofront sulla mozione al Senato
E oplà, la mozione non c’è più. Tutto risolto? Macché, appena cominciato. Se fosse un pasticcio figlio di errori, disattenzione e superficialità, Giorgia Meloni sarebbe autorizzata a liberarsi velocemente di una siffatta squadra di brocchi. Loro, i gruppi di maggioranza sentiti uno per uno fanno i vaghi, vanno di corsa tra un ufficio e l’altro al Senato, «armi e Nato? Ma no, solo correzioni. La notizia oggi è sul fine vita». Dove sembra aver vinto, per ora, Forza Italia. L’ipotesi alternativa più probabile è che sia stato tutto calcolato e usato per mandare messaggi in bottiglia a Bruxelles perché allarghi le maglie del deficit e avvertimenti tra gli stessi alleati di governo. Ad esempio Forza Italia avrebbe guidato una fronda anti Nato, anti Crosetto e anche anti Meloni pur di avere in cambio una finestra di operatività sul fine vita.
Guarda caso, ottenuta questa finestra (il testo Zanettin torna in Commissione per nuovi emendamenti che dovrebbero coinvolgere il medico generico e il Ssn) ieri pomeriggio intorno alle 15.30, negli stessi minuti punto 8 della mozione di maggioranza, quella incriminata, è sparito come neve al sole. Tocca cominciare dall’inizio e poi unire, alla fine, i puntini. Ieri era giorno di mozioni al Senato. Quello di scrivere mozioni, avviare il dibattito, confrontare i punti di vista, sarebbe una delle attività più nobili del Parlamento. E’ quasi scomparsa e spesso viene usata per regolare i conti tra gruppi.
La scoperta delle opposizioni
Il tempo per depositarle era venerdì 15 (ore 19). Il fine settimana nessuno controlla. Poco anche lunedì, in effetti (è in uso la settimana supercorta). Ieri mattina, gli uffici leggono. E sobbalzano. Le opposizioni, tutte da Avs a Iv passando per M5s, chiedono sui “riflessi economici connessi alla sicurezza energetica”. Il tema è quello, giustamente e ossessivamente quello, bollette, energia, caro vita, inflazione, Hormuz. La maggioranza aveva annunciato la sua sulla “Tutela del comparto agroalimentare”. E’ anche comprensibile che non ci sia stata la fila di attenti lettori di quelle sette pagine scritte fitte fitte con quella lunga premessa.
Fino a ieri mattina intorno alle 11.30 quando nel centrosinistra qualcuno legge tutto, riga per riga e scopre il punto 8 con cui la maggioranza impegna il governo a “mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato confermando il raggiungimento del 2% del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche al fine di garantire una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici”. Il documento è firmato dai quattro capigruppo, Craxi, Malan, Romeo, Biancofiore.
Il caso Crosetto e la rivolta interna
In pratica chiedono a Meloni – e a Crosetto – di stracciare la firma di un anno fa al vertice Nato dell’Aja e di comprendere in quel 5% spese per l’energia. Un colpo di mano. Non concordato con la premier e con il ministro interessato, Guido Crosetto. Anche la mozione di minoranza impegnava l’esecutivo “a modificare radicalmente l’obiettivo totalmente irrealistico del 5 per cento delle spese per la difesa in rapporto al Pil”. La maggioranza copia le opposizioni? Sono circa le 13 e al Senato scoppia il delirio.
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Tutto surreale, incredibile e, ovviamente senza padroni. Fonti Lega dicono di aver «firmato il testo arrivato da Forza Italia». Senza leggerlo? «Ma siamo in giro per la campagna elettorale». Come dire: abbiano altro da fare. Stefania Craxi, capogruppo azzurro, è impegnatissima sull’altro fronte, il fine vita, a cui tiene molto di più e glissa, «non so, scusate ho da fare». Chi è stato a fare cosa? E perché? Potrebbe anche essere una mossa decisa tutta in casa Lega che ha più di una ragione per far parlare di sé su un tema così popolare specie se usato in chiave populista come il “no alle armi”.
La “manina” e il dietrofront
Alla fine spunta la manina di Maurizio Gasparri (Fi), presidente in Commissione Esteri e Difesa che ammicca: «Era giusto parlare di difesa ed energia insieme. Ma non vogliamo anticipare i tempi e ci è sembrato più ragionevole posporre questo tema a un quadro più definito. Per ora abbiamo fatto una riflessione». Una mezza confessione. Le opposizioni parlano di «solito gioco delle tre carte». Giuseppe Conte dice che «il governo è a pezzi, ha perso la bussola e anche la pur minima credibilità».
Due ore così, sulle montagne russe. Il telefono è bollente tra Chigi e il ministro con i Rapporti con il Parlamento, «cosa diavolo sta succedendo?». Il ministro della Difesa Guido Crosetto alza il telefono, chiama tutti i capigruppo e non è tenero. Alle 15 arriva un nuovo testo della mozione. Il punto 8, quello che nei fatti smentisce il 5% in ambito Nato, non c’è più. Però arrivano buone notizie sul fine vita. E anche da Bruxelles, aperture e promesse. Per calcolo, ammuina o per dispetto, la maggioranza è però una barca nella tempesta.































