La premier ribadisce il sostegno all’Ucraina: “Non è solo un dovere morale ma una necessità strategica, la guerra riguarda direttamente la stabilità europea”
Parlare a Zelensky perché Trump intenda. Un faccia a faccia in calendario prima della clamorosa rottura Trump-Meloni e utilissimo per mandare messaggi alla Casa Bianca e al suo inquilino che anche ieri mattina, appena sveglio, ha rinnovato via Foxnews le offese al Presidente del Consiglio italiano. «Non ha aiutato – ha ripetuto Trump – , non aiuta il suo paese che da Hormuz prende il petrolio, è stata negativa ed è chiaro che non ci potrà più essere lo steso rapporto, con Meloni e con tutti quelli che come lei rifiutano l’aiuto militare».
E poi delusione, choc, amarezza, il Trump “tradito” insomma.
La premier non ha voluto rispondere direttamente in queste ore. Lo ha fatto ieri, fianco a fianco di Zelensky, nella Sala dei Galeoni a palazzo Chigi cui ha rinnovato «il senso dell’amicizia, il dovere morale e la necessità strategica di un’alleanza che non ha mai conosciuto flessioni». L’Italia si unirà al progetto ucraino per la produzione di droni, «rafforzeremo così la cooperazione militare nella Difesa per la sicurezza nei nostri paesi». Nessun passo indietro rispetto allo strumento delle sanzioni commerciali «le più efficaci per combattere il potere di Putin e costringerlo alla trattativa».
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Via libera alle sanzioni
Questo significa che l’Italia, insieme ai 27 ed eliminato l’ostacolo Orban, potrà dare finalmente via libera al 20° pacchetto di sanzioni che comprende lo stop totale al gas russo dal primo gennaio 2027, quello che l’ad di Eni Claudio Descalzi ha appena suggerito di abbandonare. E via libera anche al pagamento dei 90 miliardi necessari per sostenere il sistema di difesa ucraino. In sostanza, è il messaggio tra le righe di Meloni, «l’Italia con gli altri paesi europei sta facendo il suo dovere per la sicurezza dell’Europa e del Medioriente».
Lo stiamo facendo anche in Iran: «In questa crisi l’Italia è pronta a fare la sua parte. E’ fondamentale che Teheran non abbia l’arma nucleare. Così come garantire la libertà di navigazione: con altri paesi europei siamo pronti a pattugliare lo stretto di Hormuz una volta raggiunta la tregua. Non solo, Italia e Ucraina stanno assicurando ai paesi del Golfo la necessaria assistenza militare per la loro sicurezza». Della seria, caro Donald, di cosa parli quando ci accusi di non fare nulla, di non aiutare, di aspettare sempre che provvedano altri?
La tappa a Roma e il Quirinale
La visita di Zelensky a Roma è una tappa della nuova fase dell’iniziativa diplomatica di Kiev verso i principali partner europei. In agenda, come sempre, il sostegno militare, le garanzie di sicurezza e la ricostruzione. L’Italia arriva dopo le visite in Germania e Norvegia dove il capo dello Stato ucraino ha firmato accordi di cooperazione nel settore militare. Come è successo ieri a Roma. Zelensky è stato chiaro, nel faccia a faccia con la premier e poi con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. «Abbiamo bisogno assolutamente – ha detto – di sistemi aggiuntivi di contraerea, per noi sono vitali e inoltre possiamo lavorare insieme per la produzione di sistemi di difesa antiaerea.
Dobbiamo evitare la normalizzazione degli attacchi russi al cielo con missili e droni. La guerra è cambiata e ora senza una difesa veramente solida da tutti i tipi di droni nessuno può sentirsi al sicuro».
L’Ucraina ha sviluppato un programma speciale, si chiama “drone deal”, lo ha già venduto ai paesi del Golfo, e «abbiamo concordato che i nostri team lavoreranno sui dettagli per sviluppare il programma che aiuterà lo sviluppo della tecnologia e aumenterà posti di lavoro».
Mentre Zelensky era tra Chigi e il Quirinale, il suo ministro della Difesa Omerov si vedeva con l’omologo Crosetto per definire «il quadro di partenariato strategico in materia di difesa volto a delineare obiettivi comuni, possibili settori di cooperazione e meccanismi di revisione periodica». Una cooperazione che in un comunicato congiunto dei due ministri dovrà essere «equilibrata, reciprocamente vantaggiosa e sostenibile» non solo nel settore della difesa aerea ma anche in quello delle munizioni e del settore marittimo.
Il futuro di Kiev
Era dal luglio 2025 che Zelesnky non veniva in Italia. Nell’ultimo anno, da quando c’è Trump, la relazione con Kiev è sembrata andare talvolta in sofferenza. O meglio, nel governo italiano si è creato un certo imbarazzo, e diffidenza, per l’intesa operativa che Zelensky ha trovato soprattutto con il britannico Starmer, il francese Macron e il tedesco Merz, ovvero con i Volenterosi. Coalizione in cui l’Italia ha trovato posto con una certa ambiguità, vuoi per il “pacifismo filorusso” di Salvini (che avrà certamente da ridire sul nuovo accordo) che è arrivato a far togliere la parola “militare” dal titolo del decreto per gli aiuti a Kiev. Vuoi per l’amicizia tra Meloni e Orban che ha ostacolato in ogni modo gli aiuti a Kiev per conto di Mosca. Vuoi per i rapporti con Trump. Ora, a parte Salvini, il problema Orban non c’è più.
Il sostegno dell’Italia
E con Trump, che ha sempre fatto il doppio gioco con Kiev, lo strappo è stato tale che Meloni deve buttarsi senza se e senza ma dalla parte dell’Europa. E dei Volenterosi.
Zelensky riparte da Roma con «il grande sostegno, la vicinanza piena dell’Italia al suo Paese, a quanto sta facendo con grande resistenza e grande eroismo» che sono le parole scandite da Mattarella. E con in tasca l’accordo di cooperazione in materia di difesa. La guerra in Ucraina continua. Ogni giorno e ogni notte. Non è stata rispettata neppure la tregua della Pasqua ortodossa. Ci siano tutti fatti distrarre dall’Iran. Non l’ha fatto Starmer che ha avviato una fornitura record di 120.000 droni di ultima generazione a Kiev. E neppure la Germania che proprio l’altro giorno ha firmato con l’Ucraina dieci accordi nel settore della Difesa soprattutto aerea, si tratta di missili per la difesa aerea (Pac-2) e i lanciatori per i sistemi Iris-T. Adesso è arrivata anche l’Italia.
Il nuovo assetto europeo
Meloni è molto fiera di aver fornito “caldaie industriali e generatori elettrici per far fronte ai blackout provocati dagli attacchi russi. Adesso invieremo macchinari medici”. Ma adesso dobbiamo agire anche nel settore Difesa.
La caduta del governo di Viktor Orban in Ungheria, il punto debole e vulnerabile del fianco orientale della Nato, può delineare una nuova architettura per la difesa europea con l’Ucraina al centro. Il quartier generale non potrà essere a Bruxelles ma si articolerà attorno a Germania e Polonia in prima linea, con Francia e Regno Unito a garantire il supporto della deterrenza nucleare. Come si armerà questa Difesa europea? Comprando americano o europeo? E questa, forse, è la domanda che più tormenta Trump.



















