4 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Giu, 2026

Erri De Luca senza parola al festival degli uguali

Erri De Luca

La cancellazione della prolusione dello scrittore riapre una questione che va oltre Gaza: un festival culturale deve ospitare solo chi condivide la stessa linea o anche chi esprime opinioni considerate scomode?


La notizia che proviene da Salerno produce una brutta sensazione di disagio. Non perché sia difficile stabilire da che parte stare, ma perché c’è il rischio che ci si senta, almeno per un po’, da entrambe le parti. La cancellazione della prolusione di Erri De Luca al Festival della Letteratura, perché «fuori linea», appartiene a questa categoria.

Da una parte c’è Gaza. E Gaza non è una questione sulla quale sia facile mantenere il distacco delle dispute accademiche. Da molti mesi scorrono davanti agli occhi di tutti immagini che raccontano una devastazione impressionante: migliaia di morti, città ridotte in macerie, famiglie cancellate, una popolazione civile intrappolata in una guerra che sembra avere smarrito ogni proporzione.

Di fronte a questo scenario, le parole hanno un peso particolare. E non può sorprendere che le posizioni quasi giustificazioniste di Erri De Luca abbiano suscitato critiche severe. Molti si chiedono, legittimamente, quali elementi di conoscenza possano autorizzare una lettura tanto diversa da quella che emerge dalle immagini, dai rapporti delle organizzazioni umanitarie, dalle testimonianze che arrivano ogni giorno dalla Striscia. È una domanda che merita di essere posta e che riguarda il merito della questione.

La domanda che resta aperta

Ma esiste anche un’altra domanda. È giusto togliere la parola a uno scrittore perché le sue opinioni sono considerate incompatibili con quelle degli organizzatori di un festival?

La risposta, almeno per chi continua a considerare il pluralismo un valore e non un fastidio, alla fine non può che essere no e poi no.

Naturalmente il problema non è giuridico. Nessuno ha un diritto acquisito a tenere un discorso. Nessun festival è obbligato a invitare chiunque. Gli organizzatori scelgono gli ospiti, costruiscono il programma, definiscono il profilo della manifestazione. Eppure qui si sente che c’è qualcosa di profondamente sbagliato.

Festival o comunità di simili?

Intanto colpisce l’idea che si possa sostenere in un comunicato stampa redatto da gente di cultura che una prolusione debba «dettare la linea», quando sarebbe più logico pensare che i festival servano proprio a complicare le linee.

La motivazione addotta, la mancanza di identità di vedute tra gli organizzatori e lo scrittore, rivela una pessima tendenza sempre più diffusa. Quella di considerare gli eventi culturali non più come luoghi di confronto, ma come luoghi di riconoscimento reciproco. Una specie di comunità temporanea nella quale ci si incontra soprattutto per verificare di essere d’accordo.

È una tentazione comprensibile. Chiunque preferisce la compagnia di chi gli somiglia. È una delle leggi più antiche della socialità umana. Ma non è detto che sia una buona legge per la cultura.

La cultura come luogo di confronto

La cultura, almeno nella sua versione migliore, è sempre stata un po’ più scomoda. Ha spesso messo nella stessa stanza persone che non si piacevano affatto. Ha costretto ad ascoltare idee irritanti. Ha dato spazio a voci che sembravano fuori posto. Qualche volta persino a persone che avevano torto.

Anzi, forse proprio lì stava una parte della sua funzione. Perché se un’idea è sbagliata, la cosa più utile che si possa fare è mostrarne pubblicamente i limiti. Non sottrarla alla discussione.

La pedagogia della rimozione

Negli ultimi anni, invece, sembra essersi affermata una cattiva pedagogia della sottrazione. Si ritiene che alcune parole non debbano essere contestate ma semplicemente rimosse. Come se il problema fosse l’esistenza della voce e non il contenuto di ciò che quella voce dice.

Il risultato è un paradosso. Più una società si dichiara aperta e inclusiva, più tende a restringere il numero delle opinioni considerate accettabili nello spazio pubblico.

Naturalmente nessuno parla di censura. La parola è troppo ingombrante, troppo compromessa con il passato. Si preferiscono formule più eleganti: incompatibilità con la linea editoriale, sensibilità, opportunità. Ma il meccanismo resta lo stesso. Non si risponde a una posizione. Si evita che quella posizione venga espressa. O si cerca di attutirla in qualche luogo secondario.

Più fiducia nei filtri che nel pubblico

Eppure proprio la tragedia di Gaza dovrebbe suggerire il contrario. Dovrebbe ricordare che è necessario alzare la voce. Che la realtà è sempre più complessa delle appartenenze. Che il dolore non coincide con gli schieramenti. Che la ricerca della verità richiede spesso la fatica di confrontarsi a viso aperto anche con chi si considera profondamente in errore.

C’è poi un aspetto che riguarda il modo in cui si guarda al pubblico. Ogni volta che si impedisce a qualcuno di parlare, si sottintende che chi ascolta sia troppo fragile, troppo suggestionabile, troppo influenzabile per esercitare il proprio giudizio.

È una forma di paternalismo piuttosto singolare. Si finisce per avere più fiducia negli organizzatori che negli ascoltatori. Più fiducia nei filtri che nell’intelligenza delle persone.

Ma una comunità democratica dovrebbe funzionare al contrario. Dovrebbe presumere la capacità critica dei cittadini, non la loro incapacità. Dovrebbe pensare che una platea di lettori sia in grado di ascoltare Erri De Luca senza trasformarsi automaticamente in una comunità di replicanti.

Le idee forti non hanno paura del confronto

Per questa ragione è possibile, senza alcuna contraddizione, considerare molto discutibili le posizioni di Erri De Luca su Gaza e allo stesso tempo ritenere sbagliata la decisione di cancellare la sua prolusione. Le due cose non si escludono. Al contrario, stanno insieme. Questo è il punto. Le idee forti non hanno bisogno di far tacere gli altri. Le idee forti accettano il confronto. Anzi, lo cercano.

Sono le idee fragili che cercano il silenzio.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA