15 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Giu, 2026

Mondiali, i tifosi del Giappone ripuliscono lo stadio: «Parlate anche di calcio»

Tifosi del Giappone puliscono gli spalti dopo il match con l'Olanda

Dopo il pareggio con l’Olanda a Dallas, i sostenitori nipponici raccolgono i rifiuti e lasciano gli spalti immacolati. Una tradizione che fa il giro del mondo da anni, ma che non vogliono diventi l’unica immagine associata alla loro nazionale


I tifosi del Giappone ripuliscono lo stadio anche ai Mondiali 2026. È successo ancora una volta dopo il pareggio per 2-2 contro l’Olanda all’AT&T Stadium di Dallas, in una delle partite più spettacolari della prima giornata del torneo. Mentre i giocatori lasciavano il campo dopo il gol del definitivo pareggio firmato da Daichi Kamada, sugli spalti i sostenitori nipponici hanno iniziato a raccogliere cartacce, bicchieri e rifiuti, riponendoli in grandi sacchi di plastica portati appositamente per l’occasione.

Una tradizione che fa il giro del mondo

Le immagini dei tifosi giapponesi impegnati a pulire gli spalti sono ormai una costante dei grandi tornei internazionali. Anche negli Stati Uniti la scena si è ripetuta pochi minuti dopo il fischio finale, attirando l’attenzione di fotografi e televisioni presenti a Dallas.

Per molti osservatori si tratta di uno dei simboli più riconoscibili della cultura sportiva giapponese: rispetto per il luogo che ospita l’evento, attenzione alla collettività e senso civico. Un comportamento che negli anni ha conquistato l’ammirazione di tifosi e organizzatori in tutto il mondo.

Dal Mondiale in Russia al Qatar

La tradizione era diventata virale durante i Mondiali del 2018 in Russia. Anche dopo la dolorosa eliminazione contro il Belgio negli ottavi di finale, arrivata nei minuti conclusivi dopo essere stati avanti di due reti, i tifosi giapponesi erano rimasti sugli spalti per raccogliere i rifiuti. Non solo. I giocatori avevano lasciato lo spogliatoio in condizioni impeccabili, accompagnando tutto con un biglietto scritto a mano in russo con una sola parola: «Grazie».

La scena si era ripetuta anche quattro anni più tardi in Qatar, durante il torneo che aveva visto il Giappone battere Germania e Spagna e chiudere in testa il proprio girone.

«Non vogliamo essere famosi solo per questo»

Ma stavolta, accanto all’apprezzamento internazionale, è emersa anche una riflessione da parte degli stessi tifosi giapponesi. «Siamo educati», ha spiegato Kayo Kita, tifosa giapponese residente a New York. «Facciamo amicizia con i sostenitori delle altre squadre e rispettiamo gli avversari. Ma non vogliamo che la gente pensi che siamo qui soltanto per pulire gli stadi».

Un messaggio che racconta il rovescio della medaglia di una fama costruita negli anni. Per molti tifosi il gesto resta naturale e importante, ma non dovrebbe diventare l’unica immagine associata alla nazionale giapponese.

«Siamo qui per vincere le partite», ha aggiunto. «Non voglio che i tifosi giapponesi siano famosi solo per questo».

La filosofia del ct Moriyasu

A spiegare meglio questa mentalità era stato già durante il Mondiale del Qatar il commissario tecnico del Giappone, Hajime Moriyasu. «Per i giapponesi è una cosa normale», aveva detto il tecnico.

«Quando lasci un posto, devi lasciarlo più pulito di come lo hai trovato».

Una filosofia che continua a distinguere il Giappone nel panorama calcistico internazionale. Ma dopo il prezioso pareggio ottenuto contro l’Olanda, i tifosi hanno voluto ricordare che oltre ai sacchi della spazzatura c’è anche una squadra che sogna di essere protagonista ai Mondiali 2026.

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