Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, prende in giro la Nazionale di calcio dell’Italia. Intanto, al Mondiale in corso in Nordamerica, è polemica per il prezzo da capogiro dei biglietti: oltre 10mila dollari per assistere alla finale
Una taglia può arrivare molto in là: quella sull’ayatollah Khamenei (padre) arrivava a 50 milioni di dollari. Non l’avrà riscossa nessuno, però la stiamo pagando (e la cifra è assai più alta) noi tutti alla stazione di servizio o alla cassa del supermercato. Anche un tagliando, cioè un biglietto, può arrivare molto più in là. E ai mondiali “Nord America” ci sta arrivando. Certo, gli americani sono particolarmente portati alla taglia: ne avevano messa una da 10 milioni di dollari su Abu Mohammad al-Joolani che era un pericoloso terrorista dell’Isis e del califfato prima di riciclarsi nel rispettabile (o almeno rispettato) Ahmed Hussein al-Sharaa una volta diventato presidente della Siria e possibile partner d’affari di Jared Kushner se non del di lui suocero (Donald Trump).
Il tagliando di Infantino
Se poi l’associazione, non per delinquere ma sì per guadagnare (profittare: cioè fare profitto), comprende anche la Fifa del presidente Gianni Infantino da Briga (con la maiuscola, sia ben chiaro: è la città svizzera del Canton Vallese, non la terza persona singolare del verbo “brigare” che secondo il vocabolario Treccani vuol dire “darsi da fare per ottenere qualcosa, cercando aiuti e protezioni, talvolta mediante intrighi” e che tra i sinonimi citati ha “brogliare, intrallazzare, trafficare, manovrare”), allora, nel consociarsi con il Paese delle taglie e dei dazi (che puzzano di taglia), il tagliando parte per la tangente.
Il prezzo da capogiro
Quello per la finale dei mondiali, che volendo e potendo si può comprare a scatola chiusa perché se non si è il Mago Otelma né Fabio Capello non puoi essere sicuro di che partita vedrai, è da più di 10mila dollari, però magari potrai dare un’occhiata a Trump dietro un vetro antiproiettile. Melania, se ci fosse, forse indosserebbe uno di quei cappelli a falda larga che impediscono insieme di vedere e d’essere viste, in stile mondina: ma tanto si guardava altrove… Per meno puoi vedere la principessa di Galles premiare a Wimbledon (e vai, Jannik) o tutti i reali “lavoratori” (si chiamano così…) sfilare in carrozza al Royal Ascot, un cilindro per uomo e un cappello per signora al posto delle prevedibili corone e tiare.
Le altre partite
Se si volesse andare sul sicuro si potrebbe risparmiare “’na cifra” e limitarsi stanotte a Brasile-Marocco: biglietti ufficiali sono in vendita a 1.711 dollari sul web. Poi ci saranno altre centinaia di dollari da impiegare per il trasporto che dalla Penn Station di New York (occhio agli accoltellatori e sparatori) al Met Life Stadium ha visto il prezzo crescere mostruosamente. La Fifa di Infantino ha una percentuale anche su questo, dicono.
Gli stadi vuoti
È per questo che il pregiatissimo se la ride e lancia battute di spirito? Certo che deve avergli messo allegria lo stadio strapieno di Città del Messico, lo storico Azteca dove i padroni di casa hanno inaugurato il terzo mondiale dalle loro parti battendo per 2 a 0 l’altra sera un Sudafrica che nelle intenzioni voleva fare il suo gioco alla Guardiola, ma poi nella realtà si è dimostrata, almeno nell’occasione, piuttosto debole (eufemismo). Non avrà guardato, il presidente, la partita di dopo, Corea del Sud-Cechia (2-1 per gli asiatici) disputata a Guadalajara, spalti semivuoti che forse bisognerà, se il trend andasse avanti, dire a registi e cameramen di restringere le inquadrature al campo, come si fa quando non si vogliono mostrare striscioni irridenti, volgari o politicamente scorretti secondo il mainstream.
Come Trump
Ed è per questo che Infantino non ha perso il suo “sense of humour”, quello che gli ha consentito inventare un Tarocco della Pace e poi di consegnarlo, senza vergognarsi e senza ridere, a Donald Trump. E così il nostro, che da calciatore praticante raggiunse la vetta della Quarta Lega svizzera, cioè la penultima serie in graduatoria, ha potuto esibirsi in una riposta poco istituzionale (ma del resto chi va con Trump impara a trumpeggiare, e poi, diciamola tutta, non sempre al giorno d’oggi chi ricopre una carica istituzionale sa come si fa o se lo sa non ne tiene conto e parla come un “coatto”) alla domanda di un intervistatore della tv brasiliana dall’onomatopeico brand di “Caze”.
La stilettata all’Italia
Gli hanno chiesto dell’Italia ai mondiali ed ha scandito: «Abbiamo già valutato l’ipotesi di ampliare il torneo a 64 squadre per coinvolgere ancora di più il mondo intero. La questione è stata sottoposta al Consiglio Fifa, ma nel frattempo godiamoci questa prima edizione con 48 squadre. Con 64, magari l’Italia potrebbe qualificarsi… e potremmo anche arrivare a 208 per essere sicuri della sua partecipazione». Che poi c’è un dubbio: si tratta soltanto di una battuta fuori dal vaso oppure è il lapsus freudiano di un “vaste programme”, come diceva il Generale De Gaulle? Perché già ha portato il mondiale da 32 a 48 Nazioni, da una città a 16, da un Paese a tre, e il prossimo sarà in tre continenti. Dunque non ci meraviglierebbe né dell’allargamento né di quello a 208. L’importante è partecipare: agli utili. E i tifosi? Che mangino delle brioches!































