24 Ott, 2026

Cortei, tensioni e scontri. Individuata la mente del 17 ottobre

Tensioni e scontri ai cortei in tutta Italia: perquisizioni a Milano, 43 giovani portati in questura a Roma, tafferugli e cariche a Torino. La polizia individua la mente del 17 ottobre: è un 30enne di origini nordafricane. Dl Sicurezza, Anm contro il governo


Giovani in piazza in tutta Italia, città blindate e perquisizioni a tappeto, mentre scattano i fermi preventivi. Il bilancio di un sabato ad alta tensione parla di 43 giovani portati in questura a Roma, dopo essere stati trovati in possesso di passamontagna, guanti, maschere e kefiah. Sempre nella Capitale un gruppo di manifestanti  riesce persino a entrare nel Colosseo. Scontri a Torino, dove si arriva al contatto tra contestatori e forze dell’ordine. Ore di paura anche a Firenze,  Bologna, Napoli e Bari.  «Non saranno possibili zone franche», avverte il ministro Matteo Piantedosi commentando l’individuazione della  “mente” della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre”: si tratta di Youssef Siher, 30enne giornalista italiano di origini nordafricane. Intanto l’Anm critica il governo Meloni sul decreto Sicurezza, definendolo «un provvedimento miope».

Le perquisizioni a Milano

Andiamo con ordine. Le forze di polizia entrano in azione già nelle prime ore del giorno perquisendo oltre 150 studenti tra universitari e liceali, nella maggior parte dei casi minorenni e incensurati, tra Milano, teatro delle devastazioni e dei saccheggi della settimana scorsa, e altre città della Lombardia. Le perquisizioni scattano dopo la scoperta, sul telefono di uno dei partecipanti alla protesta di sabato 17, di una chat sospetta. In questa conversazione uno dei partecipanti condivide un filmato in cui da una pistola  viene estratto il caricatore e sfilate le relative cartucce, dopodiché compare la dicitura “preparazione”. Sempre dalle chat, secondo inquirenti e investigatori, emergono messaggi relativi a una «ulteriore manifestazione prevista per il 24 ottobre, potenzialmente in grado di richiamare un elevatissimo numero» di persone profilando così «il rischio di gravi disordini e di episodi di violenza collettiva».

Il capoluogo lombardo blindato

Non a caso il centro di Milano si presenta blindato, sotto l’occhio vigile non solo di polizia e carabinieri ma anche di 500 parà dell’esercito con tanto di blindati Lince. La loro presenza, però, non basta a placare i timori dei commercianti: memori delle scene di terrore della settimana scorsa, molti esercenti schermano le vetrine con pannelli di legno mentre altri optano per la chiusura anticipata delle attività. Nel pomeriggio si formano due cortei di studenti, collettivi e pro Pal: in totale 10mila persone che a fine giornata, intonando cori antifascisti e contro il governo Meloni, arrivano davanti alla sede del Politecnico.

L’assalto al Colosseo e i 43 giovani identificati a Roma

Dal capoluogo lombardo alla Capitale, dove i controlli preventivi effettuati dalla polizia portano ben presto all’identificazione di una cinquantina di giovani, 43 dei quali condotti in questura dopo essere stati trovati in possesso di passamontagna, maschere, kefiah, guanti e bombolette spray. La giornata si conclude senza particolari tensioni, eccezion fatta per l’assalto che, nel pomeriggio, centinaia di manifestanti danno al Colosseo: interviene la polizia in assetto anti-sommossa, altissima tensione ma nessuno scontro con i contestatori.

Scontri e cariche a Torino

Discorso diverso a Torino, dove centinaia di giovani scesi in strada per protestare contro il riarmo scagliano razzi e e bottiglie contro i poliziotti che rispondono con un fitto lancio di lacrimogeni. In un altro punto della città gli agenti sono costretti a caricare i contestatori violenti. Per il resto, le forze dell’ordine fermano un  30enne trovato in possesso di una fionda:  l’attivista si aggiunge alle oltre 300 persone identificate, di cui 57 con precedenti, e alle sei finite sotto inchiesta per possesso di oggetti atti a offendere o al travisamento.

La mente del 17 ottobre

Insomma, una giornata caratterizzata da forte paura ma anche da importanti risultati investigativi. La polizia, infatti, individua la presunta “mente” della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre” nata dopo le devastazioni e i saccheggi a Milano. Si tratterebbe di Youssef Siher, 30enne di origini nordafricane indagato per istigazione a delinquere aggravata  dalla finalità di terrorismo e dall’uso del mezzo informatico. Nel 2024 l’uomo, giornalista freelance, avrebbe fondato l’organizzazione Alba nascente con l’obiettivo di diffondere, nelle comunità musulmane europee, una propaganda riconducibile ad Hamas e al Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Non solo: l’organizzazione avrebbe avuto anche il compito di promuovere manifestazioni di piazza a favore della Palestina, oltre che di gestire i rapporti con circuiti dell’estrema sinistra antagonista radicale.

I magistrati contro il governo Meloni

Mentre le indagini sui disorsini vanno avanti, i magistrati attaccano il governo. Motivo? Il recente decreto Sicurezza che l’Anm, il sindacato delle toghe, non esita a definire «scorciatoia miope» che non risolve i problemi di ordine pubblico ma «intasa le aule giudiziarie ed esaspera le criticità degli istituti di pena». Quella dell’Anm non è la prima voce critica. Secondo il presidente delle Camere Penali, Francesco Petrelli, il decreto Sicurezza  dimostra «il contrario di ciò che si vorrebbe offrire ai cittadini», cioè «la inutilità dell’innalzamento del livello della risposta penale e della criminalizzazione della devianza minorile». Opinione condivisa da Samuele Ciambriello, portavoce dei garanti dei detenuti italiani, che parla di «ennesima risposta punitiva» e di «pericolosa deriva».

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