24 Ott, 2026

Elezioni di medio termine Usa, repubblicani in difficoltà: il caso Ramaswamy scuote il Gop

A due settimane dalle elezioni di medio termine negli Usa, i democratici avanzano nei sondaggi per Camera e Senato. In Ohio, la campagna di Vivek Ramaswamy finisce nella bufera per uno spot contro Amy Acton, mentre la guerra con l’Iran e il caro carburanti alimentano il malcontento degli elettori.


Che la campagna del Partito repubblicano per le elezioni di medio termine stesse incontrando numerose difficoltà era cosa già nota, eppure nulla più della recente gaffe del candidato a governatore dell’Ohio, Vivek Ramaswamy, mostra plasticamente quanto grave sia la situazione per il Grand Old Party (Gop). Le elezioni di medio termine negli Stati Uniti prevedono infatti che, oltre al rinnovo di tutti i seggi della Camera dei rappresentanti e di 35 dei 100 senatori, si eleggano anche 36 dei 50 governatori degli stati federati. Quello dell’Ohio è proprio uno di questi, e la campagna elettorale di Ramaswamy, che nei giorni scorsi ha lanciato un attacco gratuito, personale e di cattivo gusto nei confronti della candidata democratica, ben esemplificano tutto quello che il Partito repubblicano ha fatto per tirarsi la zappa sui piedi.

Lo stato dell’Ohio, che nelle elezioni governatoriali ha visto i democratici vincere una sola volta negli ultimi nove cicli elettorali, era considerato dai repubblicani un fortino ragionevolmente sicuro. Ramaswamy, complici le infelici scelte di politica estera e interna del Presidente, si trova invece ormai da diverse settimane a inseguire, con la rivale democratica Amy Acton ormai data in vantaggio da quasi tutti i sondaggi. Il candidato repubblicano ha quindi recentemente diffuso un annuncio elettorale in cui la madre estraniata della sua avversaria democratica, Donna Arthur, definiva la figlia “bugiarda” e invitava gli elettori a non votarla.

Lo spot contro Amy Acton e la vicenda familiare

Il “piccolo” dettaglio omesso è che Amy Acton veva troncato ogni rapporto con la madre fin dall’età di 12 anni, quando il suo patrigno (all’epoca marito di Donna Arthur) fu incriminato e arrestato con l’accusa di averla violentata. La madre scelse di rimanere al fianco del marito abusante anziché difendere la figlia. Di conseguenza, lo Stato tolse la custodia dei figli alla donna e affidò Amy e suo fratello Philip ad altri familiari. Il patrigno si dichiarò non colpevole, ma poi fuggì dallo Stato per evitare il processo ed è successivamente deceduto.

L’annuncio, finanziato con quattro milioni di dollari dalla campagna di Ramaswamy, è stato definito «profondamente, profondamente preoccupante» persino dal governatore repubblicano uscente dell’Ohio, Mike DeWine, che ha pubblicamente esortato Ramaswamy a ritirarlo. Il senatore repubblicano Jon Husted ha dichiarato che lui non avrebbe mai mandato in onda quello spot. Ma Ramaswamy non ha indietreggiato, arrivando a difendere la scelta con il sostegno della vicepresidente JD Vance, che ha accusato i colleghi di partito di «piagnucolare» invece di concentrarsi sulla vittoria.

Elezioni di medio termine Usa, i democratici avanzano alla Camera

Ma il caso Ohio, per quanto clamoroso, non è un incidente isolato, ma la punta di un iceberg che rischia di travolgere l’intero Partito repubblicano alle elezioni di medio termine. A due settimane dal voto, le proiezioni per la Camera dei rappresentanti non lasciano quasi più margini di dubbio, con la vittoria dem alla Camera data ormai per scontata. Il Cook Political Report ha spostato diciannove seggi in direzione dei democratici, scrivendo nero su bianco che il partito è ora favorito in tutti i 218 seggi necessari per il controllo dell’aula, mentre i repubblicani sono favoriti solo in 198 seggi.

Se alla Camera la situazione per il Grand Old Party è già compromessa, al Senato la partita è formalmente più aperta, ma le premesse non sono meno allarmanti. Il paradosso, per i repubblicani, è che il calendario elettorale avrebbe dovuto giocare a loro favore: i seggi in palio sono in gran parte in stati tradizionalmente rossi, dove un candidato democratico non dovrebbe avere alcuna possibilità.

Eppure, i sondaggi raccontano una storia diversa. Stando alle rilevazioni del New York Times/Siena College, i democratici sono in vantaggio in Texas e in Alaska, due stati che votano repubblicano da decenni; sono avanti anche in Ohio, dove la corsa al Senato vede l’ex senatore democratico Sherrod Brown opposto al repubblicano Jon Husted; mentre la partita è aperta anche in Kansas, uno stato che non elegge un senatore democratico dal 1932. Anche in Iowa, altro tendenzialmente repubblicano, la corsa è data in sostanziale parità.

Fondi elettorali dirottati e timori per il Senato

Il fatto che il Senate Leadership Fund, il principale super PAC repubblicano, abbia ritirato i fondi dalla Carolina del Nord per dirottarli in Kansas, dove le preoccupazioni per la tenuta del seggio sono ormai crescenti, la dice lunga su quanto la mappa, un tempo favorevole, si sia ribaltata contro il partito.

A pesare su questo scenario già critico c’è, infine, il contesto nazionale, dominato dalle conseguenze di una guerra impopolare. Il conflitto con l’Iran, lungi dall’essere un tema astratto di politica estera, si sta traducendo in un problema economico tangibile per gli elettori: l’aumento vertiginoso dei prezzi di benzina e diesel, l’impennata dei tassi sui mutui e l’inflazione che erode il potere d’acquisto stanno diventando il vero catalizzatore del malcontento.

Il danno sembra ormai fatto. La combinazione tra una campagna elettorale condotta in modo disastroso, esemplificata al massimo grado dalla vicenda Ramaswamy, un Presidente profondamente impopolare e una crisi economica esacerbata dalla guerra sta mettendo i repubblicani in una posizione di difesa su una mappa che sembrava fatta su misura per loro.

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