L’ex premier ungherese, sconfitto alle elezioni dopo sedici anni al potere, sarebbe il candidato su cui l’amministrazione Trump cerca un’intesa con Mosca e Pechino. Secondo il Wall Street Journal, possibile veto di Francia e Regno Unito
Viktor Orbán potrebbe diventare il candidato di Stati Uniti, Russia e Cina alla guida delle Nazioni Unite. L’ex primo ministro ungherese, sconfitto alle elezioni di aprile, sarebbe entrato nella rosa dei nomi presi in considerazione dall’amministrazione di Donald Trump per la successione ad António Guterres.
A rivelarlo è il Wall Street Journal, con un articolo della sezione Opinion, secondo cui Washington avrebbe già sondato Mosca e Pechino, raccogliendo segnali positivi sulla possibilità di una candidatura sostenuta dalle tre potenze.
Non c’è ancora un annuncio ufficiale e l’operazione resta tutta da costruire. Ma l’ipotesi porterebbe uno dei protagonisti del nazionalismo europeo, a lungo in contrasto con le istituzioni comunitarie, al centro della partita diplomatica per il vertice dell’Onu.
Trump e Vance pronti a sostenere Orbán
Secondo il quotidiano americano, funzionari statunitensi avrebbero discusso il nome di Orbán con rappresentanti russi e cinesi. Entrambi i governi avrebbero accolto favorevolmente la proposta.
Lo stesso ex premier ungherese si sarebbe mostrato disponibile a valutare la candidatura, ponendo però una condizione: non partecipare alla corsa senza concrete possibilità di essere eletto.
Il presidente Donald Trump e il vicepresidente JD Vance sarebbero pronti a sostenerlo formalmente. L’eventuale annuncio potrebbe arrivare dopo le elezioni americane di metà mandato di novembre.
La partita al Consiglio di Sicurezza
Il passaggio decisivo sarebbe il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Un funzionario del Dipartimento di Stato citato dal Wall Street Journal ritiene che Orbán potrebbe ottenere almeno otto voti, arrivando potenzialmente a dieci.
Per raccomandare un candidato all’Assemblea generale servono però almeno nove voti favorevoli su quindici e, soprattutto, l’assenza di un veto da parte dei cinque membri permanenti. Ed è qui che il progetto potrebbe incontrare il suo ostacolo principale.
Francia e Regno Unito, entrambi titolari del diritto di veto, potrebbero opporsi alla candidatura dell’ex premier ungherese. Anche un’intesa tra Washington, Mosca e Pechino non sarebbe dunque sufficiente a garantirne l’elezione.
Dalla sconfitta in Ungheria alla corsa per il Palazzo di Vetro
La possibile candidatura arriverebbe pochi mesi dopo la fine del lungo governo di Orbán in Ungheria. Il leader nazionalista, alleato politico di Trump e vicino a Mosca su diversi dossier, ha perso il potere dopo sedici anni alla guida del Paese.
Ora il suo nome riemergerebbe in una trattativa internazionale di tutt’altra portata: la successione a Guterres, il cui mandato termina alla fine del 2026.






























