La lista nata dalle proteste studentesche conquista, secondo le proiezioni, il 52% dei voti e 138 seggi su 250. Il leader nazionalista riconosce a sorpresa la sconfitta dopo quasi 14 anni di dominio politico. Affluenza record
Dopo quasi quattordici anni al potere, Aleksandar Vučić è stato sconfitto dagli studenti. Le elezioni parlamentari anticipate in Serbia consegnano la maggioranza assoluta alla lista nata da quasi due anni di proteste contro il governo, la corruzione e il sistema di potere costruito dal leader nazionalista.
Una vittoria storica, riconosciuta a sorpresa dallo stesso Vučić, mentre decine di migliaia di persone si riversavano nelle strade di Belgrado per festeggiare. «È chiaro che abbiamo perso queste elezioni», ha dichiarato l’ex presidente in un intervento televisivo arrivato prima ancora che fossero disponibili i risultati definitivi.
Un’ammissione inattesa, dopo una giornata segnata da tensioni, denunce di irregolarità e timori che il leader potesse rifiutare il verdetto delle urne.
Secondo le proiezioni riportate dall’ANSA, la Studentska lista, la lista sostenuta dal movimento studentesco, ha conquistato il 52% dei voti, pari a circa 138 seggi sui 250 del Parlamento. La coalizione Serbia Unita di Vučić si è fermata al 39%, con circa 104 deputati. I numeri restano provvisori, ma il risultato politico appare ormai definito: per la prima volta dal 2012, il potere cambia campo.
La resa in diretta televisiva: «Abbiamo perso»
Quando Vučić ha annunciato che sarebbe apparso sulla televisione pubblica Rts, molti hanno temuto che volesse proclamare la propria vittoria, nonostante le prime proiezioni favorevoli agli studenti.
Con un’espressione composta, il leader serbo ha invece riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con gli avversari, pur accusandoli di aver condotto una campagna elettorale «scorretta e piena di menzogne». Ha anche avvertito che, dall’opposizione, non farà sconti alla nuova maggioranza.

Durante la giornata erano arrivate segnalazioni di violenze e irregolarità ai seggi. Il timore era che la Serbia potesse rivivere quanto accaduto nel 2000, quando Slobodan Milošević, sconfitto alle elezioni, tentò di restare al potere prima di essere costretto a cedere dalle manifestazioni popolari.
Vučić conosce bene quella storia. Era stato ministro dell’Informazione proprio nel governo di Milošević, prima di costruire una carriera politica che lo avrebbe portato a diventare la figura dominante della Serbia contemporanea.
La vittoria degli studenti dopo quasi due anni di proteste
A sconfiggere Vučić non è stato un partito tradizionale, ma un movimento nato nelle università e cresciuto nelle piazze.
Per quasi due anni gli studenti hanno guidato una mobilitazione contro la corruzione, la mancanza di trasparenza e il sistema politico del Paese. Una protesta che ha progressivamente raccolto il sostegno di cittadini, professionisti e settori della società civile.
La decisione di trasformare quella mobilitazione in una lista elettorale ha cambiato gli equilibri politici.
«La Serbia finalmente ha preso il proprio destino nelle sue mani, con un risultato che premia quasi due anni di lotta», ha dichiarato Radomir Sajčić, professore di chimica all’Università di Belgrado e candidato della lista studentesca.
Ancora più netto Ilija Srdjanović, cardiologo e capolista del movimento: «Il nostro Paese ha voltato le spalle a un tiranno. Andiamo verso una Serbia migliore».
La vittoria è arrivata grazie anche a una partecipazione eccezionale.
L’affluenza ha sfiorato il 70%, un livello che non si registrava da almeno trent’anni. Fin dalle prime ore del mattino, davanti ai seggi si erano formate lunghe file. Gli studenti avevano invitato i propri sostenitori a votare presto, per evitare problemi nelle ultime ore della giornata.
La mobilitazione è stata accompagnata da un imponente sistema di controllo del voto: oltre 16mila rappresentanti di lista e circa 60mila volontari all’esterno dei seggi, accanto agli osservatori nazionali e internazionali.
Tra le organizzazioni presenti figuravano anche delegazioni dell’Osce, dell’Odihr, del Consiglio d’Europa e del Parlamento europeo.

Belgrado in festa: «Finalmente vivremo in un Paese libero»
Appena Vučić ha riconosciuto la sconfitta, il centro di Belgrado si è trasformato in una festa. Decine di migliaia di persone, soprattutto giovani, hanno invaso le strade con bandiere serbe, fumogeni e clacson. Anche i tram sono stati travolti dai festeggiamenti, con i passeggeri affacciati ai finestrini per salutare la folla.
«Per la prima volta nella mia vita adulta vedo un cambiamento di governo. Dopo tanti anni sotto la stessa leadership, sono felice di poter finalmente vivere in un Paese libero e normale», ha raccontato al New York Times Miloš Milutinović, studente di ingegneria di 24 anni.
Per molti giovani serbi, Vučić è stato l’unico leader politico conosciuto dall’adolescenza.
La fine del sistema Vučić, erede politico di Milošević
Vučić domina la politica serba dal 2012. È stato primo ministro e presidente della Repubblica, costruendo un sistema di potere fondato sul controllo del partito, su una forte presenza nei media e su una retorica nazionalista.
Aveva iniziato la propria carriera nell’area più radicale del nazionalismo serbo, sostenendo il progetto della Grande Serbia. Negli anni ha moderato alcune posizioni, senza però abbandonare molti degli strumenti politici e delle narrazioni ereditate dall’epoca di Milošević.
Negli ultimi mesi l’ex presidente aveva cercato di delegittimare le proteste, definendo gli studenti «distruttori» e «inaffidabili» e accusandoli di essere manovrati da potenze straniere ostili alla Serbia.
Durante la campagna elettorale aveva puntato sulle infrastrutture costruite durante i suoi governi, sulle nuove autostrade e sui risultati economici. Gli avversari avevano invece concentrato l’attenzione sulla corruzione e sulla necessità di cambiare il sistema politico. Alla fine, il voto si è trasformato soprattutto in un referendum sulla permanenza di Vučić al potere.
Dopo Orbán cade un altro leader nazionalista
La sconfitta di Vučić arriva sei mesi dopo quella di Viktor Orbán in Ungheria, suo stretto alleato e punto di riferimento politico.
I due leader avevano condiviso una visione nazionalista del potere e metodi di governo spesso contestati dalle opposizioni e dalle organizzazioni per la difesa delle libertà democratiche. Ma il successo degli studenti non significa necessariamente una svolta immediata nella politica estera serba.
Su questioni decisive, come i rapporti con la Russia, l’adesione all’Unione europea e lo status del Kosovo, le differenze tra la nuova maggioranza e il partito di Vučić sono meno profonde di quanto si potrebbe immaginare.
Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza dalla Serbia nel 2008, ma Belgrado continua a non riconoscerla.
Anche il percorso di adesione all’Unione europea rimane controverso. Serbia Europea, l’unica formazione che aveva fatto dell’accelerazione dell’ingresso nell’Ue un obiettivo centrale della campagna elettorale, non è riuscita a superare la soglia di sbarramento del 3%.
La sfida: trasformare la protesta in governo
La lista studentesca ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi, ma dovrà ora affrontare il passaggio più difficile: trasformare una mobilitazione di protesta in un’esperienza di governo.
Il movimento è riuscito a unire elettori diversi attorno alla richiesta di porre fine al lungo dominio di Vučić. Restano però da definire le risposte sui grandi dossier economici, istituzionali e internazionali. La Serbia si prepara così a un cambio di potere che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile.































