20 Ott, 2026

Ucraina, Zelensky incontra Witkoff e fa il punto sulla guerra

Zelensky incontra l’inviato americano Witkoff in Norvegia mentre proseguono i tentativi di negoziato tra Ucraina e Russia. Rubio rassicura Kiev su intelligence e difesa aerea, Kallas rilancia il sostegno europeo e gli attacchi russi colpiscono la rete energetica ucraina. Intanto cresce la tensione nello spazio attorno ai satelliti di intelligence.


Nella giornata di ieri è andato in scena l’ennesimo tentativo di waltzer diplomatico per riavviare il processo negoziale relativo alla guerra in Ucraina. Forse sarebbe più corretto parlare di “cammino tortuoso”, piuttosto che di waltzer, perché a più di quattro anni dal fallimento dei colloqui di Istanbul tra Russia e Ucraina la sensazione è che la strada percorsa verso la pace sia praticamente nulla. Ieri il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è recato in visita in Norvegia, in quella che è stata anche e soprattutto una giornata di incontri diplomatici. A partire dal ricevimento da parte di re Haakon VIII, per seguire poi con un trilaterale assieme al Primo ministro norvegese Jonas Gahr Store e al Presidente finlandese Alexander Stubb.

Zelensky incontra Witkoff in Norvegia, nuovi tentativi di negoziato

Il vero fulcro della giornata è stato però il doppio incontro con l’inviato americano Steve Witkoff, prima in formato bilaterale, poi in compagnia di Store e Stubb, nell’ennesimo tentativo di avviare un serio negoziato nonostante le impraticabili precondizioni avanzate sia da Mosca che da Kiev. Si trattava invece di un semplice pit-stop per Witkoff, mentre l’altro inviato americano, Jared Kushner, non ha nemmeno partecipato di persona ai colloqui di ieri, ma solo in videocollegamento. Oggi i due voleranno in Russia, dove incontreranno il Presidente Vladimir Putin. Secondo quanto riferito dal New York Times, al centro dei colloqui dovrebbe esserci il rilascio di un cittadino americano detenuto in Russia, ma è assai probabile che i tre si confronteranno sia sui risultati dei colloqui di ieri tra Witkoff e Zelensky che più in generale sui fin qui vani tentativi di raggiungere un accordo di pace (o anche solo una tregua).

Sempre ieri, forse per chiarire il battibecco a distanza consumatosi nei giorni scorsi, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha tenuto una conversazione telefonica con il leader ucraino. La telefonata, secondo le ricostruzioni emerse, è servita al Segretario americano per negare con decisione che gli Stati Uniti abbiano interrotto o congelato lo scambio di informazioni di intelligence e i sistemi di allerta precoce sui lanci di missili russi, come invece sostenuto nei giorni scorsi da Kiev. Zelensky ha sfruttato l’occasione per sollevare la necessità urgente di ricevere missili intercettori per i sistemi Patriot, senza i quali è praticamente impossibile intercettare i missili balistici russi. Rubio avrebbe risposto spiegando che non c’è alcun blocco deliberato da parte degli Stati Uniti, ma che la gestione delle armi deve tenere conto degli impegni militari globali e delle scorte statunitensi, sottolineando che i sistemi di difesa aerea sono richiesti in questo momento da molti alleati.

Il nodo Starlink e le tensioni tra Washington e Kiev

Toccato anche il tema Starlink, con gli ucraini che continuano a lamentare malfunzionamenti oltre una certa velocità. Zelensky ha chiesto il pieno ripristino della connettività, mentre Rubio ha escluso che i problemi riscontrati derivassero da un ordine di rallentamento politico o di boicottaggio americano. In questo momento difficile, in cui gli aiuti degli Stati Uniti vacillano e gli attacchi di Trump a Zelensky aumentano, ci ha pensato la solita Kaja Kallas, l’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera, a enunciare per l’ennesima volta il suo ferreo supporto all’Ucraina.

«Nonostante i negoziatori americani cerchino, ormai da un anno e mezzo, di spingere l’Ucraina alla resa, è grazie al sostegno dell’Ue se ancora non lo ha fatto alle condizioni di Putin. Non abbiamo altra scelta», ha dichiarato Kallas nel dibattito in plenaria a Strasburgo, evidentemente estremizzando la posizione di Washington, che rimane ancora di gran lunga il principale e imprescindibile alleato di Kiev.

«Dobbiamo essere estremamente chiari nel dire che anche noi abbiamo delle richieste nei confronti di Mosca e non concederemo nulla gratuitamente, perché l’obiettivo non è solo raggiungere una pace, ma una pace duratura e giusta», ha concluso l’Alto rappresentante. E mentre la diplomazia prova invano a smuovere le acque, la realtà sul terreno continua a complicare ogni equazione.

Kiev sotto attacco: droni russi contro le infrastrutture energetiche

Nella giornata di ieri, la capitale ucraina è tornata a fare i conti con la brutale materialità della guerra: un attacco di droni russi ha preso di mira la sottostazione elettrica di “Nyvky”, nel distretto di Shevchenkivskyi, provocando blackout diffusi in almeno quattro quartieri della capitale e fermando completamente per l’ennesima volta la metropolitana e il trasporto elettrico di superficie. La campagna aerea russa, ormai sistematica, alle infrastrutture energetiche sta mettendo a durissima prova la popolazione in vista dell’inverno.

Anche lo spazio è ormai un terreno di scontro. Lunedì il satellite militare russo “Cosmos-2612” ha eseguito una serie di manovre di avvicinamento sempre più strette ai danni di “ICEYE-X36”, un satellite radar commerciale della società finlandese ICEYE che fornisce immagini di intelligence cruciali all’Ucraina. Secondo le rilevazioni di esperti di monitoraggio satellitare, dopo una serie di aggiustamenti orbitali iniziati a fine settembre, la distanza tra i due apparati si sarebbe ridotta fino a poche centinaia di metri e, in un momento culminante, addirittura a 26 metri. Un comportamento che, sebbene non sia ancora degenerato in un atto ostile, viene letto da più analisti come una dimostrazione di forza e una chiara intimidazione, nel tentativo di mettere a rischio la preziosa rete di supporto informativo da cui dipende la difesa ucraina.

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