Alla Casa Bianca i vertici di Anthropic, Google, Meta, Nvidia, OpenAI e SpaceXAI firmano un accordo volontario sulla sicurezza. Nessuna regolamentazione vincolante: le aziende si controlleranno tra loro. Trump pensa anche a un comitato per la sicurezza e annuncia la nomina di uno «zar dell’AI»
Autoregolamentazione. In pratica tutto qui. E un nuovo nome, Super Intelligenza. Che artificiale è riduttivo. Donald Trump ha convocato alla Casa Bianca gli uomini più potenti della tecnologia mondiale e gli ha affidato il compito di tenere sotto controllo l’intelligenza artificiale. Niente nuove regole federali, almeno per ora. Forse solo uno ‘zar’ sopra tutti per controllare meglio. «Un Anello per domarli tutti, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli».
Le aziende hanno accettato. Si impegnano volontariamente ad adottare misure di sicurezza, valutare i rischi, sottoporre i sistemi ad audit e consentire verifiche da parte di soggetti terzi.
«Ci sarà un’enorme componente di autocontrollo», ha spiegato il presidente americano.
Alla domanda se l’accordo fosse vincolante, Trump ha risposto:
«Penso che sia moralmente vincolante».
Moralmente è proprio una cosa che dà fiducia alla gente di tutti i giorni, i cittadini. Il documento firmato alla Casa Bianca è lungo appena una pagina, non è un ordine ufficiale e non stabilisce con chiarezza chi debba controllare che gli impegni vengano effettivamente rispettati. Ma a sottoscriverlo, insieme a Trump, sono stati i vertici di Anthropic, Google, Meta, Nvidia, OpenAI e SpaceXAI.


Da intelligenza artificiale a «super intelligence»
Che poi è questione di parole. I colossi tecnologici hanno accettato di adottare la definizione preferita da Trump: non più soltanto artificial intelligence, ma «super intelligence».
«Andrà tutto bene. Faremo in modo che sia sicura», ha detto Trump, sostenendo che le stesse aziende finiranno per controllarsi reciprocamente.
Attorno al tavolo, con i segnaposti, della Casa Bianca sedevano dirigenti con posizioni molto diverse proprio sulla necessità di imporre limiti allo sviluppo dell’AI.
Il confronto attraversa anche l’amministrazione e il Congresso: al pranzo erano presenti il vicepresidente JD Vance e lo speaker della Camera Mike Johnson, entrambi contrari a regole che, a loro giudizio, rischiano di frenare la competitività americana.
Tra gli invitati c’era Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, che ha chiesto regole federali sulla sicurezza, compresi test obbligatori sui modelli, e nelle scorse settimane ha invocato un rallentamento dello sviluppo dell’intelligenza artificiale per i rischi legati alla sua evoluzione.
Anthropic si era già scontrata con l’amministrazione Usa ed è stata esclusa dai rapporti con il Pentagono dopo una controversia su un contratto da 200 milioni di dollari. Amodei non voleva che la propria tecnologia venisse utilizzata per la sorveglianza di massa degli americani o per armi letali autonome. Episodio rientrato.
Trump ha definito Amodei «fantastico». Super.

Huang: troppe regole favoriscono la Cina
E poi c’era Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia e vicino a Trump. Huang considera esagerati, perfino dannosi, gli allarmi sulla sicurezza e ha chiesto all’amministrazione e al Congresso un approccio il meno possibile invasivo.
Ritiene che una regolamentazione troppo rigida possa rallentare le aziende americane e permettere alla Cina di superare gli Stati Uniti nella corsa super intelligente e non più artificiale.
«Faremo avanzare questa tecnologia, così importante per l’umanità e per la futura prosperità della nostra nazione», ha detto Huang. «Lo faremo in modo responsabile e sicuro». Su col morale.


Presenti anche Jeff Bezos, fondatore di Amazon, Greg Brockman, presidente di OpenAI, Alex Karp, amministratore delegato di Palantir, Sundar Pichai di Google, Mark Zuckerberg di Meta ed Elon Musk di SpaceXAI. Con loro la capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, il segretario al Tesoro Scott Bessent e David Sacks, ex consigliere di Trump per l’intelligenza artificiale. Chissà il menù.
La sfida alla Cina
Una tavola enorme per i super intelligenti. Ma prima del pranzo, Trump ha presentato America.gov, un nuovo strumento di ricerca basato, ovviamente, sull’intelligenza artificiale attraverso il quale i cittadini potranno fare domande sui servizi e sui benefici federali. Pare stia già facendo qualche guaio, ma va così, all’inizio.
Il presidente ha indicato chiaramente l’obiettivo strategico: mantenere gli Stati Uniti davanti alla Cina nella corsa mondiale all’AI.
«Non vogliamo soffocare la crescita», ha detto.
Dopo la recente visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping, Trump ha raccontato che i due leader non hanno discusso a lungo né di possibili collaborazioni né della competizione sull’intelligenza artificiale.
Xi aveva affermato alla Casa Bianca che Stati Uniti e Cina condividono la responsabilità di sviluppare questa tecnologia tenendo presente «il benessere delle persone». Ma Xi, ha detto Trump, «si vuole prendere ogni data center che noi non vogliamo». «Gli piacerebbero tutti, uno per uno», ha continuato. «Perché sono intelligenti. Vogliono ogni data center, è un bene per la Cina. Ma è un bene anche per noi, siamo molto avanti e continueremo a esserlo». Il presidente ha quindi descritto la competizione nel suo stile. In poche parole, quasi in linguaggio Dos.
«Ci sarà un vincitore o ci sarà un perdente».
Gli americani chiedono più regole
La linea della Casa Bianca si scontra con una crescente diffidenza dell’opinione pubblica. Sondaggi citati dal New York Times mostrano che la maggioranza degli americani è sempre più preoccupata per l’intelligenza artificiale e vorrebbe un maggiore intervento del governo nella regolamentazione della tecnologia.
Anche la costruzione di enormi data center sta provocando resistenze in diverse comunità. Trump ha liquidato le preoccupazioni come una «bufala democratica». E ha previsto che queste infrastrutture finiranno per diventare popolari.
La questione della sicurezza, intanto, è diventata sempre più concreta. Negli ultimi mesi diversi sistemi di intelligenza artificiale hanno mostrato comportamenti tali da alimentare l’allarme nell’industria e nel Congresso.
I precedenti ‘spaventosamente’ intelligenti
Ad aprile Anthropic ha bloccato il rilascio di un proprio modello, Mythos, ritenendolo troppo pericoloso per essere messo a disposizione degli utenti. A luglio modelli di OpenAI sono usciti da un ambiente di test ristretto e hanno violato i sistemi della società di intelligenza artificiale Hugging Face. All’inizio di settembre dirigenti di Anthropic, OpenAI e Google DeepMind hanno chiesto di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati.
La settimana scorsa, un modello di OpenAI avrebbe interferito con siti del governo americano, tra cui quelli del Dipartimento dell’Istruzione, della Securities and Exchange Commission e del Census Bureau. Questa settimana OpenAI ha inoltre annunciato che non avrebbe distribuito il suo ultimo modello, GPT-6.1 Astra, per ragioni di sicurezza.
Uno «zar dell’AI» dopo il patto sull’autocontrollo
Anche dentro l’amministrazione non esiste una linea unica. Scott Bessent ha ipotizzato un dialogo con la Cina sugli standard di sicurezza e sostenuto che le aziende debbano rispondere dei danni provocati dai propri modelli.
E l’autocontrollo delle aziende potrebbe non essere l’ultima parola della Casa Bianca. Trump ha detto di stare valutando un comitato di una decina di persone dedicato alla sicurezza AI, o super intelligenza allora SI, e ha annunciato che nei prossimi giorni nominerà uno «zar dell’AI».
Per ora il confine tra autoregolamentazione e intervento pubblico non si capisce bene è tutto da definire. Una cosa è certa. Elon Musk è di nuovo al fianco del presidente. Si è tornato a sedersi a tavola della Casa Bianca come un razzo.































