24 Set, 2026

Trump-Xi, red carpet e show alla Casa Bianca. Ma l’intesa è lontana

Donald Trump e Xi Jinping

Trump riserva a Xi Jinping un’accoglienza spettacolare tra B-2, caccia, bande militari e cena di Stato. Ma dietro il tappeto rosso restano tutti i nodi tra le due superpotenze. Commercio, intelligenza artificiale, Taiwan e terre rare


Quattrocentosettantanove militari americani, bandiere degli Stati Uniti e della Cina, bande militari, un bombardiere stealth B-2 e quattro caccia F-22 nei cieli di Washington.

La nuova America sotto steroidi di Donald Trump ha srotolato il tappeto rosso per accogliere Xi Jinping alla Casa Bianca. Il presidente cinese, travolto dal Trump show, non ci metteva piede da oltre dieci anni. Almeno dai tempi in cui, quella Casa, aveva ancora una East Wing.

Trump impaziente, ha voluto cominciare ad accoglierlo ancora prima. Mercoledì è volato alla Joint Base Andrews, nel Maryland, per riceverlo al suo arrivo negli Stati Uniti, una cortesia rarissima se non fuori protocollo. Xi non era andato all’aeroporto a prenderlo quando Trump era atterrato a Pechino nel maggio scorso.

Stretta di mano sulla pista davanti alle rispettive first lady, Melania Trump e Peng Liyuan, la banda militare, gli inni nazionali e in bella vista, sulla pista, sei caccia F-22 e sei F-16.

L’arrivo di Xi senza le telecamere dei grandi network

L’eccezionale accoglienza alla Joint Base Andrews è stata eccezionale solo per pochi. Non è stata trasmessa dai principali network americani. Il pool televisivo che segue a rotazione gli eventi del presidente per conto della Casa Bianca da lunedì scorso non copre gli appuntamenti dopo il ritiro degli accrediti a Cnn, Ms Now e Politico, che hanno fatto ricorso contro l’amministrazione Trump. All’aeroporto Cnn, Nbc, Abc, Cbs e Fox non c’erano, e neanche le loro telecamere.

L’arrivo alla Casa Bianca

Poi sono andati tutti a Washington, dove c’è la piscina coperta, la statua di Colombo in giardino, un arco di trionfo al momento in miniatura e la sala da ballo bunker del futuro.

La visita giovedì prevedeva, cerimonia ufficiale alla Casa Bianca, colloqui tra le due delegazioni e, in serata, cena di Stato nell’East Room. Nei giorni scorsi Trump ha raccontato di aver dovuto dire di no a «molti ottimi amici» che volevano partecipare, gli inviti sono ambitissimi. Ma dietro il cerimoniale ci sono due giorni di negoziati. E le possibilità di una svolta sui grandi nodi tra Washington e Pechino, poche.

Sul tavolo ci sono la fragile tregua nella guerra commerciale, Taiwan, la competizione sull’intelligenza artificiale, le terre rare, i microchip, il sostegno cinese alla Russia nella guerra contro l’Ucraina e i rapporti di Pechino con l’Iran. Meglio sarebbe parlar d’altro.

Xi: «Partner, non avversari»

Xi ha scelto parole concilianti. «Cina e Stati Uniti sono entrambe grandi nazioni» e «dovrebbero essere partner, non avversari», ha affermato in una nota diffusa dalla diplomazia di Pechino. Si è detto «fiducioso» che la visita negli Stati Uniti possa produrre «risultati fruttuosi» e ha invitato i due Paesi a «costruire relazioni stabili» e ad ampliare la cooperazione bilaterale.

Ha anche utilizzato una formula più comprensibile per Trump, simile al suo linguaggio politico: la «grande rinascita della nazione cinese» e il «ritorno alla grandezza dell’America», ha detto, possono essere raggiunti contemporaneamente, in modo «reciprocamente vantaggioso e a beneficio del mondo intero».

Trump punta sul rapporto personale con Xi

«Direi che con altri forse non va altrettanto bene, ma con la Cina stiamo andando molto bene e io e il presidente Xi abbiamo un buon rapporto», ripete Trump come un mantra motivazionale. È il rapporto personale la leva per ottenere qualcosa e anche Il segno di quanto sia cambiata la sua politica cinese. Partita con la durezza nei confronti di Pechino nel 2016, proseguita con i dazi imposti durante il secondo mandato. Poi, quando il confronto sulle terre rare ha mostrato la vulnerabilità di Washington, il presidente Usa ha progressivamente spostato l’ago dallo scontro alla ricerca di un’intesa con Xi.

La tregua commerciale allungata di due mesi

Un primo risultato, limitato ma concreto, è arrivato ancora prima dell’inizio formale del vertice. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che Stati Uniti e Cina hanno concordato di prolungare di due mesi, fino al 10 gennaio, la tregua commerciale che sarebbe dovuta scadere il 10 novembre. È un rinvio, non la soluzione della guerra commerciale che negli ultimi anni ha scosso i rapporti tra le due maggiori economie mondiali.

A maggio, durante la visita di Trump in Cina, i due governi avevano già raggiunto una serie di intese economiche: dalla creazione di organismi bilaterali per commercio e investimenti agli acquisti cinesi di prodotti agricoli americani e a un primo ordine di 200 Boeing, fino agli impegni sulle terre rare e sui minerali critici. Ma ci sono divergenze profonde sull’accesso ai mercati, sulle tecnologie strategiche, sui semiconduttori e sul controllo delle catene di approvvigionamento.

Alla cena tutti i big americani, Xi senza i manager cinesi

Xi ha dato subito un segnale concreto. A Washington è arrivato insieme, tra gli altri, al suo stretto collaboratore Cai Qi e al ministro degli Esteri Wang Yi. Ma senza i vertici delle principali aziende cinesi.

Fino a pochi giorni prima della visita era stata ipotizzata la partecipazione di una delegazione dei grandi gruppi della Corporate China. La delegazione però è rimasta in Cina. Al parterre americano invece ci sono tutti i big. Delusi ma seduti alla cena di Stato. Tim Cook di Apple, Jensen Huang di Nvidia, Sam Altman di OpenAI, Sundar Pichai di Google, Elon Musk di Tesla e SpaceX, Jane Fraser di Citigroup, Jamie Dimon di JPMorgan e Jeff Bezos di Amazon.

La partita dell’intelligenza artificiale

Tra i dossier più delicati c’è l’intelligenza artificiale. O come la chiama adesso Trump per non offenderla, Superintelligenza. Stati Uniti e Cina sono in competizione non solo sui modelli di AI ma anche sui chip più avanzati, potenza di calcolo, data center, energia e capacità di trasformare l’innovazione tecnologica in potere economico oltre che militare. Washington contesta da tempo alcune pratiche cinesi e mantiene restrizioni sulle tecnologie considerate strategiche. Pechino punta a ridurre la propria dipendenza dalla tecnologia americana e ad accelerare lo sviluppo di chip e sistemi domestici. In comune Cina e Usa hanno solo il fatto di non voler “frenare”, come sarebbe consigliabile. Le aspettative su un accordo significativo sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale sono basse.

Taiwan, il dossier che Xi porta a Washington

Se Trump punta a consolidare il rapporto personale, Xi arriva a Washington con un obiettivo strategico: Taiwan. Pechino considera l’isola parte del proprio territorio e Xi potrebbe utilizzare la disponibilità mostrata da Trump nei suoi confronti per chiedere alla Casa Bianca di continuare a rinviare nuove vendite di armi a Taipei. È uno dei punti sui quali il dialogo personale tra Trump e Xi incontra i limiti più evidenti. Per Pechino Taiwan rappresenta una questione di sovranità nazionale. Per Washington il sostegno all’isola è da decenni uno degli elementi centrali degli equilibri strategici nell’Indo-Pacifico.

Due americani detenuti in Cina

Al vertice arriva anche un dossier umanitario. Le famiglie di due cittadini americani che il governo degli Stati Uniti considera detenuti ingiustamente in Cina chiedono a Trump di intervenire personalmente con Xi per ottenerne la liberazione. Il primo è Youlin Chen, sismologo nato in Cina e cittadino americano, arrestato nel 2024 mentre si trovava a Pechino per visitare alcuni parenti. Le autorità cinesi lo accusano di spionaggio. Familiari e colleghi sostengono che non abbia commesso alcun reato.

Il secondo è U Min Zin, politologo ed esperto di Myanmar, arrestato a giugno mentre si trovava nel sud-ovest della Cina per partecipare a una conferenza alla quale era stato invitato dal governo cinese. È direttore esecutivo di un centro di ricerca dedicato al Myanmar. Paese in cui è nato e dove da giovane partecipò al movimento studentesco per la democrazia.

La moglie di Chen, Yufang Rong, ha incontrato questa settimana funzionari del Dipartimento di Stato e del Consiglio per la sicurezza nazionale e sostiene di aver ricevuto assicurazioni che Trump affronterà con Xi i casi dei due uomini. Sylvia Zin, moglie di U Min Zin, ha raccontato davanti a una sottocommissione Esteri della Camera che, dopo oltre cento giorni di detenzione, il marito non ha ancora avuto accesso ai suoi avvocati cinesi e che la famiglia non sa neppure dove venga tenuto.

Sul tavolo resta anche il caso di Jimmy Lai, imprenditore e attivista per la democrazia di Hong Kong, cittadino britannico di origine cinese, condannato a febbraio a vent’anni di carcere per reati che comprendono la «cospirazione con forze straniere». I suoi sostenitori chiedono a Trump di utilizzare il rapporto con Xi per ottenerne la liberazione.

Melania e Peng Liyuan, la diplomazia parallela

E poi ci sono i dettagli, la grazia. Dopo la cerimonia di arrivo, Melania Trump ha accompagnato Peng Liyuan, moglie di Xi, allo Smithsonian National Museum of Asian Art. Lo stesso che Trump accusa di promuovere un attivismo politico radicale e una visione distorta e “woke” della storia. Ma sia. Venerdì le due coppie prenderanno il tè nella Red Room. Visiteranno i National Archives, dove è custodita anche la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Poi arriverà il momento dei saluti.

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