AfD vola al 42% nei sondaggi in Sassonia-Anhalt, dove si vota il 6 settembre. Il partito di estrema destra può avvicinarsi alla maggioranza assoluta e mettere sotto pressione il Brandmauer.
Tra poco più di due settimane la Sassonia-Anhalt potrebbe essere l’inizio di un drastico cambio di rotta per la Germania. Nel Land centro-orientale che ospita la storica città di Magdeburgo e che ha dato i natali a Martin Lutero l’AfD viaggia infatti a vele spiegate verso le prossime elezioni regionali, vantando un 42% di preferenze nei sondaggi più recenti. E grazie al sistema proporzionale tedesco, che esclude i partiti che ottengono meno del 5% dei voti, un punteggio tra il 40% e il 45% potrebbe realisticamente garantire all’AfD la maggioranza assoluta nel parlamento della Sassonia-Anhalt. Permettendo per la prima volta a un gruppo politico considerato dagli stessi servizi di sicurezza tedeschi un gruppo «estremista di destra» di governare in solitaria un Land.
Le altre elezioni regionali
Si tratta di una svolta significativa nel quadro del bilanciamento del potere politico in Germania. Quella in Sassonia-Anhalt è solo la prima, infatti, di una serie di elezioni molto significative che attendono il Paese nei prossimi mesi. Altre elezioni regionali si terranno due settimane dopo quelle in Sassonia-Anhalt nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e, ancora molto più importante, a Berlino. Nella capitale tedesca, tradizionalmente vicina a posizioni liberali, l’AfD vanta un inaspettato secondo posto nelle previsioni, mentre nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore il partito potrebbe ottenere la medaglia d’argento.
L’AfD nell’ex Germania Est
In due delle quattro ex-regioni della Repubblica Democratica Tedesca l’AfD rischia dunque di divenire, di qui a poco tempo, governante solitaria, mentre in altre due, Sassonia e Brandeburgo, vanta già un secondo posto di misura dietro, rispettivamente, a Cdu e Spd. Nel quinto e ultimo Land della vecchia Germania est, la Turingia, il partito è invece già primo, seppur senza i voti necessari a governare.
Il Brandmauer e perché il voto lo mette alla prova
Quello che sta succedendo nell’est tedesco, comunque, segnala il crollo almeno parziale del cosiddetto “Brandmauer”, il firewall politico pensato per impedire la normalizzazione dell’estremismo di destra tramite l’esclusione dei movimenti di quell’area dal normale scenario politico-sociale. Con il governo di un Land l’AfD non solo potrebbe ottenere una delle sue vittorie più significative ma potrebbe frantumare il consenso generale nel Paese che ha impedito per decenni l’emergere di movimenti di questo tipo. Normalizzando, e soprattutto legittimando politicamente, un orientamento politico un tempo considerato tabù in Germania.
Dall’opposizione al governo
A ben vedere, l’esclusione totale dell’AfD negli ultimi anni potrebbe essere proprio uno dei grandi segreti del successo del partito. Lasciando il gruppo al di fuori della vita politica nazionale, evitando qualsiasi alleanza o contatto per anni, la politica tradizionale ha schermato il movimento da qualsiasi possibile critica di fronte ai tanti errori commessi dalla leadership tedesca negli ultimi anni. Non avendo contatti di sorta con l’establishment tradizionale, e venendo trattato come un gruppo d’intoccabili, i politici dell’AfD hanno dunque potuto mantenere tutta la loro credibilità senza impelagarsi, né dover affrontare, i tanti problemi che sono finiti sulle scrivanie dei propri rivali. Comodamente all’opposizione Alternative ha continuato a crescere e tra qualche settimana potrebbe raccogliere i frutti di questo involontario privilegio.
Vincendo nella Sassonia-Anhalt l’AfD potrà consolidare la sua crescita, favorendo la sua linea politica negli organi della regione tedesca e dando credibilità, in caso di successi nella gestione degli affari del Land, alla sua scalata verso la leadership federale.
Le conseguenze per Berlino e per l’Unione europea
L’eventuale vittoria potrebbe però avere ripercussioni importanti, non solo all’interno del Paese ma su tutto il continente. Un’AfD più forte, infatti, non potrebbe che rafforzare di conseguenza tutto il fronte della destra anti-europeista nell’Unione, già di per sé in crescita negli ultimi tempi. Tanto più alla luce del fatto che proprio la Germania è da sempre uno dei perni più solidi e attivi dell’Unione Europea. Una delle principali promotrici dell’integrazione del continente e un cardine fondamentale dell’intera impalcatura comunitaria. Ma mantenere questo ruolo con un partito di estrema destra in ascesa inarrestabile e che si trova per la prima volta a governare o a rischiare di farlo in metà del Paese sarebbe un compito complesso per chiunque. E forse impossibile per il tipo di governi che si sono susseguiti negli ultimi anni a Berlino, sempre meno credibili agli occhi della propria popolazione o comunque spesso poco carismatici.
Il paradosso, a questo punto, è che la crescita dell’AfD potrebbe aver raggiunto proprio il momento in cui il suo più grande vantaggio rischia di trasformarsi nella sua principale responsabilità. Per anni il partito ha potuto costruire il proprio consenso dall’opposizione, indicando i fallimenti degli altri senza essere chiamato a dimostrare di poter amministrare meglio. Governare un Land significa invece trasformare gli slogan in bilanci, le promesse in provvedimenti e la protesta in risultati. È qui che la Sassonia-Anhalt potrebbe diventare molto più di un semplice laboratorio elettorale.
Se l’AfD dovesse riuscire a governare, la Germania si troverebbe davanti a un esperimento politico destinato ad avere conseguenze ben oltre i confini del Land. Se invece il sistema riuscisse ancora una volta a impedirle l’accesso al governo, con o senza una maggioranza elettorale, il problema non sarebbe affatto risolto: milioni di elettori avrebbero comunque scelto il partito che il resto della politica considera ancora irricevibile. In entrambi i casi, dunque, la questione non sarebbe più soltanto quanto può crescere l’AfD, ma fino a dove può arrivare il sistema tedesco nel tentativo di fermarla. E proprio da Magdeburgo potrebbe arrivare la risposta alla domanda che la Germania ha rimandato più a lungo: se il “Brandmauer” sia ancora abbastanza solido da contenere l’onda, o se sia ormai diventato esso stesso parte del problema.






























