6 Ott, 2026

Francia, gli studenti piegano il governo: Lecornu sospende le lezioni

Proteste studenti in Francia

La mobilitazione non arretra: 891 licei hanno sospeso le lezioni e migliaia di studenti sono ancora in piazza. Dopo settimane di scontri, Lecornu cambia strategia e apre il confronto nelle scuole. Dall’inizio delle proteste oltre seimila fermi e centinaia di feriti


La protesta dei liceali francesi costringe il governo a cambiare passo. Dopo settimane di blocchi, cortei e scontri, Sébastien Lecornu sceglie una risposta oltre l’ordine pubblico: sospendere la normale attività didattica nei licei fino alla fine della settimana e aprire nelle scuole uno spazio di confronto diretto con gli studenti.

La decisione arriva nella giornata più intensa. Secondo il ministero dell’Istruzione, 891 istituti su circa 3.700 hanno sospeso le lezioni. L’Interno ha contato 86 mila manifestanti nelle regioni; la CGT oltre 260 mila, escludendo Parigi. Il movimento studentesco parla di 450 mila manifestanti in Francia, di cui 100 mila nella capitale. Numeri diversi, un dato comune: la protesta non si è ridotta dopo la risposta repressiva delle ultime settimane. Si è allargata.

Lecornu: «Democrazia interna» nei licei

Lecornu prova così a spostare il conflitto dalla piazza alla scuola. Davanti all’Assemblée Nationale ha annunciato la sospensione dell’attività didattica ordinaria da domani a venerdì, per consentire a dirigenti e presidi di organizzare un «momento di democrazia interna».

Non una chiusura indefinita, ma una pausa per raccogliere le richieste degli studenti e costruire una risposta. È una svolta: il governo riconosce che la questione non può essere affrontata soltanto come problema di ordine pubblico. Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha aperto una piattaforma online dove gli studenti possono esprimere difficoltà e aspettative fino al 23 ottobre.

Le richieste sono precise: carenza di docenti e difficoltà nelle sostituzioni, edifici degradati, aule sovraffollate, orari pesanti, pause insufficienti e, in alcuni istituti, infiltrazioni d’acqua e infestazioni di ratti. C’è poi Parcoursup, il sistema di orientamento universitario percepito da molti giovani come fonte di disuguaglianze e incertezza sul futuro. Lecornu li ha riassunti in cinque cantieri: sostituzioni, Parcoursup, orari, edifici, pause. Le prime proposte dovrebbero arrivare entro fine ottobre.

Dalla scuola alla crisi dei conti francesi

Ma promettere riforme è più semplice che finanziarle. La Francia è sotto pressione per deficit e debito pubblico. I costi di finanziamento sono aumentati, la crescita resta debole e la necessità di contenere la spesa entra in collisione con la richiesta di investire di più nella scuola pubblica. La protesta diventa così un problema di politica economica.

La piazza non arretra. A Lione, Strasburgo e Rennes la tensione è degenerata in scontri: incendi, barricate, lancio di oggetti e petardi, mentre la polizia ha usato gas lacrimogeni. A Parigi il corteo dei liceali, affiancati da insegnanti, genitori, universitari e sindacalisti, è partito da Place de la République sotto stretta sorveglianza. In altre città le manifestazioni sono rimaste prevalentemente pacifiche. A Marsiglia, Nantes e Tolosa migliaia di persone hanno denunciato le condizioni della scuola e chiesto maggiori risorse.

Oltre seimila fermi, centinaia di feriti

Il rapporto con la polizia è uno dei fronti più esplosivi. Dall’inizio della mobilitazione sono stati effettuati circa 6.059 fermi; oltre 5.000 persone, in gran parte minorenni, sono state poste in stato di fermo e più di 1.800 risultano sotto procedimento. Il bilancio umano fornito da Lecornu è di 215 studenti feriti, 85 membri del personale scolastico e 715 tra agenti di polizia e gendarmi. La Commissione nazionale consultiva dei diritti umani ha espresso «viva preoccupazione» per il ricorso sproporzionato alla forza. Il governo respinge l’accusa.

Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez sostiene che gli interventi hanno rispettato la massima proporzionalità. Lecornu ha definito «falso» parlare di direttive politiche per una repressione della protesta e ha accusato La France Insoumise di soffiare sul fuoco. Il premier ha usato parole durissime contro chi trasforma la protesta in violenza urbana.

«Non possiamo permettere che si crei uno spazio di tolleranza verso la violenza», ha detto ai deputati, ricordando che la responsabilità individuale vale anche per i minorenni: incendiare un liceo non migliora le condizioni dell’istituto; aggredire un insegnante non aumenta il numero dei docenti disponibili.

La protesta entra nella campagna presidenziale

Lecornu accusa la sinistra radicale di un «progetto politico» per creare caos in vista delle presidenziali. Jean-Luc Mélenchon è comparso nel corteo parigino e ha definito quella dei liceali «la più potente mobilitazione giovanile» degli ultimi decenni. Ha accusato il governo di alimentare lo scontro con lacrimogeni e manganelli e di voler costruire, in vista delle presidenziali, un’immagine di forza e ordine. Il confronto è già elettorale.

Mancano sei mesi alle presidenziali e molti ragazzi in piazza voteranno per la prima volta. La protesta diventa terreno di scontro per il futuro della Francia: governo, sinistra radicale e destra populista si accusano di strumentalizzare una generazione che pone una questione concreta.

Il video sui terroristi e l’inchiesta di Orléans

Il caso del liceo François-Villon di Beaugency aggiunge un elemento delicato. La procura di Orléans ha aperto un’inchiesta preliminare per possibile apologia del terrorismo dopo la diffusione sui social di un video nel quale alcuni studenti, durante il blocco dell’istituto, cantano un brano rap che fa riferimento ai terroristi Mohamed Merah e Salah Abdeslam.

Non risultano arresti per questo episodio. Il governo può utilizzare il caso per separare le rivendicazioni della maggioranza degli studenti dagli episodi più estremi. Ma la distinzione sarà decisiva: una mobilitazione nata dalle condizioni materiali della scuola rischia di essere risucchiata dalla spirale degli scontri, mentre il governo cerca di riportarla in un perimetro istituzionale.

Per questo la decisione di Lecornu non è soltanto organizzativa: è un tentativo politico di riprendere il controllo della narrazione e capire se dietro le barricate esista ancora uno spazio per il dialogo. Il governo ha aperto quel varco mentre la piazza raggiunge il massimo livello di pressione. Ora dovrà riempirlo di risposte: docenti, edifici, orari, orientamento, risorse. Perché la generazione che blocca i licei non chiede soltanto di essere ascoltata.

Chiede di sapere se lo Stato è ancora disposto a investire nel suo futuro. La partita, ormai, non riguarda più soltanto quando riapriranno le scuole. Riguarda cosa troveranno gli studenti quando torneranno dentro.

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