La Russia intensifica gli attacchi contro i cargo diretti ai porti ucraini nel pieno della stagione del raccolto. Decine di navi colpite, traffico quasi paralizzato e milioni di tonnellate di cereali a rischio blocco
La guerra nel Mar Nero torna a minacciare le rotte del grano e mette a rischio una parte degli equilibri alimentari mondiali. La Russia ha intensificato gli attacchi contro le navi cargo dirette o in partenza dai porti ucraini, arrivando quasi a paralizzare il traffico marittimo di Odessa, il principale collegamento dell’Ucraina con i mercati internazionali.
L’offensiva arriva nel momento più delicato: l’inizio della stagione del raccolto. L’Ucraina resta infatti uno dei grandi produttori ed esportatori mondiali di cereali, dal grano al mais fino all’orzo. Un blocco prolungato dei suoi porti rischia quindi di lasciare ferme milioni di tonnellate di prodotti agricoli.
Il precedente è quello del 2022. Nei primi mesi dell’invasione su vasta scala, il blocco russo dei porti ucraini contribuì a far impennare i prezzi alimentari mondiali e, secondo le stime citate allora, espose circa 70 milioni di persone a un rischio maggiore di grave insicurezza alimentare.
«La Russia sta dando la caccia a queste navi», ha denunciato Dmytro Barinov, presidente dell’Associazione dei porti ucraini. Secondo Kiev, soltanto tra giugno e luglio le forze russe hanno attaccato almeno 50 navi cargo, provocando la morte di oltre 30 civili.
LEGGI Ucraina-Russia, la pace si ferma nel Donbass: il compromesso che non c’è
Odessa sotto pressione, in gioco il 60% dei ricavi dell’export
Il problema non riguarda soltanto il porto di Odessa. Anche gli altri due grandi scali dell’area attraverso i quali passa il commercio marittimo ucraino sono sotto pressione.
I tre porti rappresentano complessivamente circa il 60% dei 3,5 miliardi di dollari di ricavi mensili dell’Ucraina dalle esportazioni. Se il traffico dovesse restare bloccato, milioni di tonnellate di cereali potrebbero accumularsi nei terminal e nei depositi senza riuscire a raggiungere i mercati internazionali.
L’Ukrainian Agri Council ha già lanciato l’allarme chiedendo al governo prestiti d’emergenza e garanzie statali.
Lo scenario riporta alla memoria la prima grande battaglia del grano della guerra. Nel luglio 2022, con la mediazione delle Nazioni Unite e della Turchia, era stata raggiunta la Black Sea Grain Initiative, che aveva consentito la ripresa delle esportazioni. L’accordo era poi naufragato l’anno successivo. Nel frattempo, però, l’Ucraina era riuscita a respingere gran parte della flotta russa dalla zona nord-occidentale del Mar Nero e a ricostruire progressivamente una propria rotta commerciale.
La guerra delle navi nel Mar Nero
Quella russa non è però un’offensiva marittima a senso unico. Anche l’Ucraina ha colpito sistematicamente petroliere e cargo legati alla Russia, in particolare le unità utilizzate da Mosca per trasportare petrolio e altre merci aggirando le sanzioni occidentali.
La nuova campagna del Cremlino contro il traffico commerciale ucraino appare anche come una risposta agli attacchi con cui Kiev ha duramente colpito la flotta russa di petroliere fluvio-marittime nel Mare d’Azov e le navi impegnate nei collegamenti con la Crimea occupata, dove si sono registrate difficoltà negli approvvigionamenti di carburante.
L’ultimo grande attacco ucraino è arrivato prima dell’alba di mercoledì contro Novorossiysk, uno dei porti strategici russi sul Mar Nero e a sua volta snodo fondamentale per l’esportazione di cereali.
Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, nell’operazione sono stati impiegati droni a reazione, missili e sistemi navali senza equipaggio. Sarebbero state colpite postazioni della difesa aerea, moli e infrastrutture portuali.
Le autorità russe hanno riferito di tre morti, tra i quali un bambino di otto anni, e di circa 60 edifici residenziali danneggiati. Il sindaco di Novorossiysk ha dichiarato lo stato d’emergenza e l’erogazione dell’acqua è stata interrotta dopo il danneggiamento di due condotte.
Navi mercantili diventate bersagli
A cambiare profondamente la guerra sul mare è anche la tecnologia. Droni, missili antinave e sistemi a lunga gittata consentono ormai di individuare e colpire con precisione bersagli che fino a pochi anni fa sarebbero stati molto più difficili da raggiungere. E le grandi e lente navi mercantili diventano bersagli particolarmente vulnerabili.
Secondo militari ucraini, gli operatori russi fanno stazionare alcuni droni a pochi chilometri dalla costa, in attesa di individuare le navi commerciali. Kiev sostiene inoltre che in alcuni casi siano stati presi di mira anche i soccorritori intervenuti dopo gli attacchi.
È una dinamica che supera il conflitto russo-ucraino. La libertà di navigazione, uno dei pilastri del commercio internazionale, è sottoposta a una pressione crescente in diversi punti strategici del pianeta, dal Mar Rosso allo Stretto di Hormuz. Il Mar Nero rischia ora di diventare un altro fronte della stessa crisi.
La strage sulla Golden Leo
A mostrare che cosa significhi questa guerra per gli equipaggi civili è la storia della Golden Leo, una nave portarinfuse colpita il 19 luglio dopo avere lasciato la zona di Odessa con un carico di cereali.
Blesson Sebastian, 28 anni, secondo ufficiale originario di Chennai, in India, aveva già raggiunto diverse volte l’Ucraina nei precedenti otto mesi. Ma durante l’ultimo viaggio aveva trovato una situazione completamente diversa: gli attacchi russi erano diventati molto più intensi.
L’equipaggio aveva evitato il porto principale di Odessa scegliendo quello vicino di Chornomorsk. Non era bastato. Una nave ormeggiata nelle vicinanze era stata colpita dai droni, con la morte di un ufficiale e di una guardia di sicurezza. I marinai della Golden Leo avevano cominciato a dormire nei bunker d’acciaio. Il 19 luglio, terminato il carico del grano, la nave aveva preso il mare.
Alle 16,30 il capitano siriano era nella propria cabina a pregare, mentre Sebastian si trovava sul ponte. Quando la Golden Leo era ormai a circa quattro miglia dal porto è scattato l’allarme aereo. Il pilota ucraino Volodymyr Mykhailov, che si trovava a bordo per guidare la nave fuori dalle acque portuali, aveva consigliato di abbandonare il ponte di comando, uno degli obiettivi privilegiati dei droni. Mentre scendevano, un missile russo ha colpito lo scafo.
«Pioveva fuoco»
«Pioveva fuoco», ha raccontato Sebastian. L’esplosione ha scaraventato Mykhailov contro di lui e i due sono caduti. Il marinaio indiano, stordito dall’esplosione, ha cercato di scuotere il pilota ucraino. Non rispondeva. Mykhailov è morto tra le sue braccia.
Sebastian è riuscito poi a trovare il capitano ustionato e il nostromo privo di sensi, mentre un fumo densissimo usciva dalla sala macchine. I pochi sopravvissuti hanno raggiunto una piccola imbarcazione e si sono allontanati osservando la Golden Leo bruciare, nelle parole del secondo ufficiale, «come una fornace».
Il bilancio dell’attacco è stato devastante: nove membri dell’equipaggio e il pilota ucraino sono morti. La nave è affondata una settimana più tardi. Sebastian è sopravvissuto con ustioni di primo grado. Ma ha deciso che non tornerà a navigare.
«I soldi», ha detto, «non valgono più della vita».
Il rischio per i mercati mondiali
Secondo Elisabeth Braw, esperta di sicurezza marittima dell’Atlantic Council citata dal New York Times, la Russia starebbe conducendo una campagna sistematica contro le navi mercantili che trasportano prodotti agricoli e altri carichi non militari da e verso i porti ucraini.
Kiev sostiene invece che le navi russe prese di mira dalle proprie forze, pur essendo formalmente civili, facciano parte del sistema utilizzato da Mosca per aggirare le sanzioni ed esportare prodotti energetici con cui finanziare la guerra.
È qui che la battaglia navale assume una dimensione internazionale. Perché il bersaglio immediato sono le capacità economiche dei due Paesi, ma le conseguenze possono finire sulle tavole di Paesi lontanissimi dal Mar Nero.
Se Odessa resterà paralizzata nel pieno della stagione del raccolto, il problema non sarà più soltanto quante navi riusciranno a entrare o uscire dai porti ucraini. Sarà capire quanto grano resterà bloccato, per quanto tempo e con quali conseguenze sui prezzi e sulle forniture mondiali.































