13 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

13 Ago, 2026

Karoline Leavitt lascia Trump: perché la Casa Bianca potrebbe restare senza portavoce

Karoline Leavitt

La portavoce Karoline Leavitt si dimette dopo la nascita della seconda figlia ma resterà consigliera esterna del presidente. A 28 anni era diventata insostituibile: parlava alla base MAGA con lo stesso linguaggio di Trump. Che ora potrebbe decidere di fare tutto solo


Donald Trump non ha mai avuto davvero bisogno di qualcuno che parlasse al posto suo. Interviste, dichiarazioni, conferenze stampa e soprattutto una produzione quotidiana di post gli consentono di comunicare con milioni di americani, spesso scavalcando portavoce e media tradizionali.

Eppure l’uscita di scena di Karoline Leavitt dalla Casa Bianca rischia di lasciare un vuoto molto più grande di quello provocato dalle dimissioni di un addetto stampa presidenziale.

LEGGI Primarie Usa, il socialismo non sfonda ma avanza. Tre schiaffi a Trump

L’annuncio delle dimissioni

Leavitt ha annunciato mercoledì di lasciare l’incarico di portavoce della Casa Bianca. Dopo la nascita della seconda figlia, il primo maggio, ha spiegato di essersi resa conto di non poter essere la madre che desidera essere dedicando al lavoro il «tempo, l’energia e l’attenzione costanti» richiesti dall’incarico.

«La nostra meravigliosa portavoce della Casa Bianca, e una delle mie collaboratrici di maggior fiducia, Karoline Leavitt, lascerà il suo incarico alla fine del mese per poter trascorrere più tempo con i suoi bellissimi bambini e la sua famiglia, una decisione che comprendo e rispetto totalmente!», scrive Trump su Truth.

«Karoline sarà ora una delle mie principali consigliere esterne e una voce influente all’interno del Partito Repubblicano, mentre lavoriamo per sfidare la Storia e vincere in modo definitivo le elezioni di Midterm. Karoline è stata una vera leader alla Casa Bianca e ha svolto un lavoro fenomenale combattendo per la Justice, Liberty, and Freedom fin dal 2018, compresa la nostra storica campagna per la rielezione del 2024».

«Karoline è stata una delle migliori portavoce della Casa Bianca nella storia di questo incarico», conclude.

Molto più di una portavoce

Il problema della successione nasce dalla particolare natura che Leavitt aveva dato al proprio ruolo. Non si limitava a illustrare le decisioni dell’amministrazione. Era diventata una delle interpreti più riconoscibili dello stile politico trumpiano, capace di trasferire nella sala stampa della Casa Bianca il linguaggio, i bersagli e persino i tempi comunicativi del presidente.

Con Trump la tradizionale «disciplina del messaggio» di una Casa Bianca è quasi impossibile: il presidente interviene continuamente nel dibattito pubblico, cambia posizione rapidamente, anticipa decisioni non ancora formalizzate e contraddice persino dichiarazioni arrivate poco prima dai suoi collaboratori. Leavitt si è mossa perfettamente in questo sistema.

A differenza dei portavoce presidenziali tradizionali, i suoi briefing erano spesso un’estensione della battaglia politica della Casa Bianca. Alle domande più ostili rispondeva attaccando le premesse delle domande stesse, contestando i giornalisti e rivolgendosi, attraverso le telecamere, alla base repubblicana.

La portavoce che parlava MAGA

È stata soprattutto questa capacità a renderla popolarissima tra gli elettori di Trump. A soli 28 anni, Leavitt è riuscita a costruire un’identità pubblica autonoma senza però apparire politicamente autonoma dal presidente. Un equilibrio prezioso in una Casa Bianca dove la fedeltà personale ha un peso enorme. Ha parlato il linguaggio MAGA con una naturalezza che pochi collaboratori di Trump possiedono davanti alle telecamere.

Le conferenze stampa sono state spesso uno scontro con i grandi media americani. Più che limitarsi a rispondere alle domande, Leavitt contestava il ruolo e l’impostazione della stampa tradizionale, trasformando i giornalisti in protagonisti della rappresentazione politica della Casa Bianca.

Lo scontro con i media

Durante il suo mandato, la Casa Bianca ha modificato il rapporto con il corpo dei corrispondenti. L’amministrazione ha assunto un maggiore controllo sulla composizione del cosiddetto press pool, il ristretto gruppo di giornalisti che segue da vicino il presidente, introducendo nuove testate, podcaster, radio locali e personalità vicine all’universo conservatore.

Per i sostenitori di Trump è stata l’apertura di un sistema considerato troppo a lungo monopolizzato dai grandi media liberal. Per i critici un tentativo di ridimensionare il ruolo della stampa indipendente.

Il caso più clamoroso è stato lo scontro con l’Associated Press, esclusa da alcuni eventi della Casa Bianca dopo essersi rifiutata di modificare il proprio stile giornalistico adottando la denominazione «Golfo d’America», voluta da Trump al posto di Golfo del Messico. Leavitt è stata il volto di questa trasformazione.

Il rapporto personale con Trump

Trovare un successore potrebbe essere complicato. E forse neanche necessario. Leavitt godeva della fiducia personale del presidente, lo ha sempre accompagnato, lo ha “imparato”, diventando tra i pochi a prevederne l’imprevedibilità.

Un nuovo portavoce proveniente dall’esterno della cerchia più stretta dovrebbe conquistare quella stessa fiducia. Impossibile, o comunque certo, difficile.

E se il vero successore fosse Trump?

La Casa Bianca non ha finora indicato un piano di successione. Normalmente le amministrazioni preparano uno o più viceportavoce alla possibilità di assumere l’incarico, uno dei lavori più logoranti di Washington.

L’assenza di un erede naturale alimenta quindi l’ipotesi che Trump finisca semplicemente per assumere ancora di più su di sé il ruolo di portavoce della propria amministrazione. Trump può certamente parlare da solo. Quello che perde è qualcuno capace di parlare come lui quando lui non c’è.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA