Ha 42 anni, è stato la guardia del corpo del nonno Raúl Castro e oggi è diventato uno degli interlocutori dell’Avana con l’amministrazione Trump. “Raulito” Rodríguez Castro è ambizioso ma sul suo passato accuse di contrabbando e traffico di migranti
Dieci anni fa era poco più che una presenza nelle foto ufficiali. Oggi Raúl G. Rodríguez Castro, nipote di Raúl Castro, è diventato una delle figure chiave nei contatti tra Cuba e l’amministrazione Trump e il suo nome circola perfino come possibile futuro leader dell’isola.
Nel 2016, durante una visita ufficiale a Parigi dell’allora presidente cubano Raúl Castro, Rodríguez Castro si teneva così vicino al nonno da attirare l’attenzione della guardia d’onore francese e dello stesso François Hollande. Cercarono anche di farlo arretrare durante la cerimonia all’Eliseo.
Quel ragazzo era il nipote del leader cubano, allora guardia del corpo e colonnello del ministero dell’Interno.

Oggi, a 42 anni, non ha mai ricoperto una carica pubblica elettiva, ma ha incontrato esponenti di primo piano dell’amministrazione americana ed è diventato uno dei principali interlocutori dell’Avana nei negoziati con Washington.
Da guardia del corpo a possibile successore
Il salto di ruolo ha sorpreso perfino alcuni funzionari cubani. Secondo Tim Rieser, già collaboratore per la politica estera del senatore democratico Patrick Leahy, la traiettoria di Rodríguez Castro rappresenta il modo in cui funziona il potere cubano. Un affare di famiglia.
Il suo nome sarebbe stato preso in considerazione anche da ambienti dell’amministrazione Trump come possibile figura accettabile per guidare Cuba in futuro. Rodríguez Castro, da parte sua, non nasconde l’ambizione di diventare presidente del Paese. Resta però incerto quanto sostegno reale possa avere all’interno dell’apparato politico cubano.
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Le accuse emerse sul contrabbando
A rendere più controversa la sua ascesa è il fatto che il suo nome sia comparso in una grande inchiesta americana su una rete di contrabbando e traffico di migranti.
Secondo documenti giudiziari e testimonianze raccolte dal New York Times, Rodríguez Castro sarebbe stato accusato da alcuni imputati di aver protetto un’organizzazione che portava persone fuori da Cuba. E introduceva sull’isola merci acquistate illegalmente.
La rete era conosciuta come “Cuban Mafia in Quintana Roo”, dal nome dello Stato messicano nel quale aveva la propria base operativa. Utilizzava imbarcazioni rubate in Florida per trasportare clandestinamente cubani verso il Messico e, da lì, verso gli Stati Uniti.
Secondo le testimonianze rese nel procedimento, alcuni migranti venivano trattenuti in case sicure in Messico fino al pagamento delle somme richieste. In caso di non pagamento, sarebbero stati torturati. L’indagine federale ha portato alla condanna di almeno 21 persone, alcune delle quali a pene detentive molto lunghe. Rodríguez Castro, però, non è mai stato incriminato.
Il ruolo attribuito a Rodríguez Castro
Due imputati coinvolti nel caso hanno indicato il nipote di Castro come collaboratore della rete. Secondo persone a conoscenza dell’inchiesta, uno dei capi dell’organizzazione avrebbe riferito ai procuratori americani che Rodríguez Castro garantiva al gruppo la possibilità di entrare e uscire da Cuba.
Il suo nome sarebbe comparso anche nell’indagine del Dipartimento di Giustizia americano del 2020. Testimoni hanno sostenuto che uomini legati alla rete avrebbero corrotto Rodríguez Castro affinché tenesse lontane Guardia costiera e dogane cubane dalle operazioni.
Barca, Rolex e vestiti di lusso
Le accuse contenute negli atti sono dettagliate. Secondo una delle testimonianze, Rodríguez Castro avrebbe ricevuto in cambio della propria protezione una barca Fountain 38 ad alte prestazioni. Ma anche un orologio Rolex, una motocicletta Suzuki e abiti Louis Vuitton.
Le merci acquistate in Messico con carte di credito rubate sarebbero poi state introdotte a Cuba e rivendute nei negozi statali dell’isola. Il racconto di uno degli imputati sarebbe stato supportato anche da messaggi di testo e vocali estratti dall’Fbi dai telefoni dei membri della rete.
Rodríguez Castro non ha risposto alle richieste di intervista. Il governo cubano respinge però nettamente le accuse.
L’Avana: «Calunnie»
Il vice ministro degli Esteri cubano Carlos Fernández de Cossío ha definito le accuse sul coinvolgimento di Rodríguez Castro nel traffico di migranti e merci una «calunnia». Secondo il diplomatico, Cuba aveva segnalato per anni agli Stati Uniti l’esistenza di organizzazioni impegnate nel traffico di migranti cubani attraverso Messico e America Centrale.
Fernández de Cossío ha affermato di non avere dubbi sull’esistenza di queste reti criminali. Ma ha escluso qualsiasi legame con il governo cubano.
Un interlocutore gradito a Washington
Le accuse non sembrano aver impedito a Rodríguez Castro di assumere un ruolo crescente nei rapporti con gli Stati Uniti.
Una fonte americana ha spiegato che il nipote di Castro sarebbe considerato un interlocutore utile anche per un’altraragione: la sua passione per i beni materiali e il lusso è interpretata come un segnale di apertura verso idee capitaliste.
Rodríguez Castro, d’altra parte, non ha mai nascosto il proprio stile di vita.
In una recente intervista a USA Today ha sostenuto di non possedere una ricchezza personale significativa e ha spiegato che abiti firmati, automobili straniere di lusso e viaggi costosi sarebbero stati pagati da «amici facoltosi e ammiratori». Ha anche ammesso di essere dispiaciuto che molti cubani non possano vivere come lui e ha sostenuto di lavorare ogni giorno per cambiare questa situazione.
Il “Cangrejo” della famiglia Castro
A Cuba Rodríguez Castro è conosciuto anche come “Raulito” o con il soprannome “El Cangrejo”, il granchio, perché nato con un dito in più su una mano.
È figlio della primogenita di Raúl Castro, Déborah Castro Espín, e del generale Luis Alberto Rodríguez López-Calleja, morto nel 2022, uno degli uomini più potenti dell’apparato economico cubano e figura centrale nella costruzione del conglomerato militare GAESA, che controlla una parte consistente dell’economia dell’isola.
Pur provenendo dalla famiglia simbolo della rivoluzione cubana, Rodríguez Castro ha avuto uno stile molto diverso dalla tradizionale austerità attribuita alla vecchia classe dirigente. Da ragazzo era noto per le apparizioni a concerti, le frequentazioni con musicisti, le feste sulle barche e l’uso di automobili di lusso.
Sempre dentro le stanze del potere
Ma il vero capitale politico di Rodríguez Castro è sempre stato la vicinanza al nonno. Negli anni ha partecipato praticamente a tutti gli incontri più importanti di Raúl Castro, compresi quelli con leader internazionali e con papa Francesco.
Dopo essere stato inizialmente una guardia del corpo, ha assunto progressivamente il ruolo di assistente personale e poi di interlocutore politico.
Gli incontri con la Cia e Marco Rubio
Il salto definitivo è arrivato quest’anno, quando Cuba ha iniziato incontri riservati con gli Stati Uniti nel tentativo di alleggerire le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump.
Rodríguez Castro ha incontrato separatamente il direttore della Cia John Ratcliffe e il segretario di Stato Marco Rubio, due figure centrali della politica americana verso Cuba. Contemporaneamente, la Cia ha creato una task force dedicata alla pressione sull’Avana per favorire cambiamenti politici, economici e nella leadership cubana.
È in questo scenario che il nipote dell’anziano Raúl Castro si trova oggi in una posizione imprevedibile fino a pochi anni fa.
Da guardia del corpo che si infilava nelle fotografie ufficiali a emissario nei colloqui con Washington. Da membro quasi sconosciuto della dinastia a possibile candidato per il futuro dell’isola.






























