10 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Lug, 2026

Chi era Lorenzo Salgado Araujo, ucciso dall'ICE per uno scambio di persona

Lorenzo Salgado Araujo

Costruttore edile, padre di tre figli e residente a Houston da oltre tre decenni, Lorenzo Salgado Araujo è stato ucciso durante un’operazione dell’ICE. Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha ammesso che non era lui l’obiettivo del blitz


L’ICE non è un problema andato via, in America l’agenzia federale per l’immigrazione continua ad arrestare. E a uccidere. L’ultima vittima è Lorenzo Salgado Araujo. L’hanno ucciso durante un controllo stradale a Houston. Non era l’obiettivo dell’operazione dell’ICE. Ma cercavano immigrati in un pulmino bianco. Lorenzo Salgado Araujo è morto perché comune, normale, se esistesse la normalità.

Immigrato messicano di 54 anni, viveva senza documenti negli Stati Uniti da 35 anni. Martedì mattina stava andando al lavoro insieme ad altri tre uomini quando gli agenti hanno cercato di fermare il furgone bianco che guidava. Un agente gli ha sparato all’addome. Trasportato in ospedale, è morto dopo qualche ora. Oggi c’è stata la veglia in suo onore, hanno partecipato centinaia di persone.

Il Dipartimento per la Sicurezza interna sostiene che abbia cercato di investire uno degli agenti. Ma non esistono video o altre prove pubbliche che confermino questa versione. Gli agenti coinvolti nell’operazione non indossavano telecamere sul corpo.

L’errore durante la ricerca di due guatemaltechi

L’ICE stava cercando due cittadini del Guatemala. Gli investigatori ritenevano che almeno uno dei due potesse trovarsi nel furgone guidato da Salgado Araujo. Nessuno dei ricercati, però, era a bordo. Secondo la ricostruzione del Dipartimento per la Sicurezza interna, alcune settimane prima gli agenti avevano sorvegliato un indirizzo collegato a uno dei due guatemaltechi e avevano visto due furgoni bianchi parcheggiati davanti all’abitazione.

Quando sono tornati martedì mattina, hanno notato un veicolo dello stesso colore e «una persona che somigliava all’obiettivo». La morte arriva così. Perché hai furgoncino bianco e non lo sei.

Prima del controllo, gli agenti hanno verificato a chi appartenesse il mezzo e scoperto che il proprietario era Salgado Araujo, irregolare negli Stati Uniti.

La versione della famiglia

I figli dell’uomo sostengono che il padre potrebbe aver cercato di allontanarsi perché si era accorto di essere seguito da automobili senza contrassegni e non aveva capito che a bordo ci fossero agenti federali.

«È oltraggioso e assurdo sapere che nessuna delle persone presenti nel furgone era l’obiettivo di un’indagine», ha detto Ronaldo Salgado, il figlio maggiore. La famiglia e diversi esponenti politici e attivisti per i diritti degli immigrati chiedono ora un’inchiesta indipendente sulla sparatoria e sulla condotta degli agenti.

Il fratello della vittima nel centro di detenzione

Nel furgone viaggiavano con Salgado Araujo, Jose Trinidad Rojas Pliego, Daniel Tirado Pantoja e Victor Hugo Salgado Araujo, fratello minore della vittima. Victor Hugo è stato arrestato ed è ancora trattenuto in un centro per immigrati a Conroe, fuori Houston. I familiari non sono riusciti a parlare con lui dopo la sparatoria.

«Immaginate: uno dei fratelli è morto e l’altro si trova in un centro di detenzione», ha raccontato Dominga Aguilar Salgado, cognata della vittima. «Lui ha visto che cosa è successo davvero». Victor Hugo potrebbe essere uno dei testimoni principali dell’inchiesta.

Il video dell’uomo ferito a terra

Durante una conferenza stampa, Ronaldo Salgado ha raccontato di aver visto un filmato in cui il padre appare a terra, agonizzante, subito dopo essere stato colpito. Alcuni video diffusi sui social network e dalle televisioni locali mostrano diversi agenti dell’immigrazione attorno a un uomo che si tiene l’addome. In altre immagini si vede una seconda persona stesa a terra con le mani dietro la schiena. Qualcuno urla per il dolore.

I filmati non mostrano però con chiarezza l’inizio dello scontro né il momento in cui l’agente apre il fuoco.

L’ufficio dell’ispettore generale del Dipartimento per la Sicurezza interna ha aperto un’indagine. Anche l’FBI di Houston sta svolgendo accertamenti, concentrandosi però su quello che le autorità federali hanno definito un attacco contro un agente.

Le sparatorie durante le operazioni anti-immigrazione

La morte di Salgado Araujo arriva mentre l’amministrazione Trump intensifica la campagna di arresti e deportazioni degli immigrati senza documenti. Da settembre più di venti persone sono state raggiunte da colpi d’arma da fuoco durante operazioni degli agenti per l’immigrazione. Quasi tutte si trovavano all’interno di automobili. Alcuni episodi sono stati mortali. Come a Minneapolis.

La famiglia Salgado Araujo chiede che l’inchiesta non resti nelle sole mani delle agenzie federali coinvolte nell’operazione.

Il memoriale nel quartiere di Magnolia Park

Giovedì sera una quarantina di persone si è riunita nel quartiere di Magnolia Park, nel punto in cui Salgado Araujo è stato colpito. Residenti, amici e attivisti hanno sistemato sull’asfalto candele, fiori, rosari, palloncini, fotografie e una bandiera del Messico. Su alcuni cartelli erano scritte le frasi «Non distoglieremo lo sguardo» e «Ogni vita ha valore, indipendentemente dallo status migratorio».

«Vivo poco lontano da qui e mi sembrava importante venire a rendere omaggio», ha raccontato Nishta Mehra, una residente di 42 anni. «È importante non fare finta che tutto questo non stia accadendo».

Lorenzo Salgado Araujo lavorava da decenni negli Stati Uniti ed era padre di tre figli, tutti cittadini americani. Secondo la famiglia, aveva avviato le procedure per ottenere un permesso di lavoro. «Non desiderava altro che provvedere a sua moglie e vedere i figli diventare delle brave persone», ha detto Ronaldo.

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