27 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

27 Mag, 2026

Iran-Usa, bozza in 14 punti: Hormuz aperto ma sotto Teheran e Oman

Raid di Israele in Libano

La tv iraniana diffonde una bozza preliminare d’intesa con Washington: Hormuz tornerebbe operativo ai livelli prebellici ma sotto controllo condiviso con Teheran e Oman. Raid di Israele in Libano


Teheran e Washington trattano su Hormuz mentre sul terreno la guerra continua ad allargarsi. La tv di Stato iraniana ha diffuso la bozza del cosiddetto “Memorandum di Islamabad”, un’intesa che prevederebbe il ritiro delle forze americane vicine all’Iran e la fine del blocco navale in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz ai livelli precedenti alla guerra.

Non si va avanti. Il punto massimo raggiungibile sarebbe tornare a prima della guerra.

Nel frattempo, in questa bolla sospesa tra le poche informazioni che rimbalzano tra tv e siti, Israele intensifica i raid in Libano, Hezbollah torna a combattere direttamente contro l’Idf e il ministro della Difesa israeliano Israel Katz promette di eliminare tutti i responsabili del 7 ottobre.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

La bozza in 14 punti

Secondo la tv di Stato iraniana, il documento contiene 14 punti e rappresenta un «quadro preliminare e non ufficiale» di possibile accordo tra Teheran e Washington. L’emittente presenta l’intesa come una vittoria strategica iraniana, sostenendo che il Paese avrebbe «consolidato il proprio potere su Hormuz».

Secondo la televisione iraniana, la bozza d’intesa tra Stati Uniti e Iran prevederebbe: il ritiro delle forze militari americane vicine al territorio iraniano. La revoca del blocco navale ai porti iraniani. Il ripristino del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz entro un mese. La gestione del transito navale insieme all’Oman.

Il documento, chiamato “Memorandum di Islamabad”, dovrebbe poi trasformarsi entro 60 giorni in una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza Onu in caso di accordo definitivo. Teheran però frena subito: la bozza «non è definitiva» e l’Iran «non agirà senza verifiche concrete».

“Hormuz è la vera garanzia”

Per la leadership iraniana il vero strumento di pressione resta proprio Hormuz. Ali Akbar Velayati, consigliere della guida suprema Mojtaba Khamenei, lo ha detto apertamente: «La garanzia concreta dell’accordo è lo Stretto di Hormuz».

Nel frattempo i pasdaran sostengono che 23 navi abbiano attraversato lo stretto nelle ultime 24 ore dopo autorizzazione iraniana, mentre Teheran e Oman discutono nuove regole di transito «completamente diverse» da quelle precedenti alla guerra. Resta invece fuori dai colloqui il nodo più esplosivo: le scorte iraniane di uranio altamente arricchito. «Non sono all’ordine del giorno», avverte Teheran.

Trump convoca i ministri

La Casa Bianca continua intanto a mandare segnali contraddittori. Donald Trump dovrebbe riunire l’intero cabinet nelle prossime ore mentre l’amministrazione americana continua a parlare di «progressi» verso un possibile accordo con Teheran.

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Il blackout internet più lungo della storia

In Iran intanto internet sta lentamente tornando online dopo 88 giorni di blackout quasi totale. Secondo NetBlocks si tratta della «più lunga interruzione nazionale di internet della storia moderna». La riapertura della rete arriva mentre Teheran prova a riaprire anche il negoziato internazionale.

Israele allarga il fronte in Libano

L’Idf ha ordinato l’evacuazione di Nabatieh, nel sud del Libano, accusando Hezbollah di violare il cessate il fuoco. Poco dopo sono iniziati nuovi bombardamenti israeliani nell’area. Hezbollah sostiene che i suoi miliziani abbiano combattuto «a distanza ravvicinata» contro le forze israeliane a nord del fiume Litani, lungo la cosiddetta “linea gialla” controllata dall’Idf. Raid israeliani hanno colpito anche Nabatiye, Sidone, Tiro e il distretto di Bint Jbeil. Secondo fonti locali un civile siriano sarebbe stato ucciso da un drone israeliano.

Ucciso il nuovo capo militare di Hamas

Nel frattempo Israele conferma di avere eliminato il nuovo capo militare di Hamas, Muhammad Odeh, nominato appena undici giorni fa dopo la morte del predecessore. Katz ha dichiarato che «tutti quelli del 7 ottobre sono destinati alla morte» e ha rilanciato il progetto di «emigrazione volontaria» dalla Striscia di Gaza.

Secondo fonti palestinesi, nel raid su Gaza City sarebbero morti anche la moglie e i figli di Odeh. L’agenzia Wafa parla di almeno tre vittime civili nell’attacco.

La tregua che nessuno si fida di firmare

Washington studia il ritiro parziale delle proprie forze, Teheran usa lo stretto come leva strategica e Israele continua ad allargare il conflitto su più fronti. La sensazione è che tutti parlino di accordo mentre si preparano al peggio.

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