18 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

18 Apr, 2026

Iran, tregua finita? Hormuz chiuso e attacchi in Libano, strage di Caschi Blu

Hormuz richiude

Lo Stretto di Hormuz torna chiuso mentre in Libano si registrano vittime tra i caschi blu. La tregua appare sempre più fragile


A poche ore dalle trionfali dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, che ieri aveva annunciato di aver ottenuto dall’Iran la riapertura completa dello stretto di Hormuz, la crisi internazionale torna ad aggravarsi. Dopo una breve riapertura che aveva fatto sperare in una de-escalation, l’Iran ha nuovamente chiuso la strategica via d’acqua. Accusando gli Stati Uniti di non aver rispettato gli accordi. Una mossa che ha rimescolato le carte su un tavolo già molto instabile.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Lo Stretto apre, poi si richiude

La giornata era cominciata con segnali apparentemente positivi. Nelle prime ore del mattino, un convoglio di petroliere in partenza dal Golfo aveva iniziato a transitare nello Stretto di Hormuz. Il primo grande movimento di navi dall’inizio del conflitto, secondo i dati MarineTraffic citati dalla BBC. Tra le imbarcazioni in transito figuravano navi progettate per il trasporto di petrolio, gas liquefatto e prodotti chimici.

Il transito commerciale era stato incoraggiato dalle ottimistiche dichiarazioni della Casa Bianca, che aveva parlato di uno stretto “completamente aperto al passaggio”. E questo nonostante le autorità iraniane già ieri avessero sottolineato come l’attraversamento di Hormuz fosse ancora sottoposto alle loro condizioni. Divieto di transito per le navi ostili (americane e israeliane), pagamento di un pedaggio commerciale e concessione di un’autorizzazione speciale. Concessa dalla marina dei Pasdaran, le Guardie della rivoluzione islamica iraniana.

Teheran aveva anche posto come precondizione per la riapertura la fine del blocco navale imposto dagli Stati Uniti contro i porti iraniani. Condizione ignorata da Washington: nella notte, infatti, Trump ha ribadito che il blocco sarebbe rimasto in vigore fino al raggiungimento di un accordo di pace complessivo.

L’Iran chiude i rubinetti (di nuovo). Navi sotto tiro

Intorno alle 10:25, il comando militare iraniano ha così annunciato la nuova chiusura dello Stretto. Il portavoce Ebrahim Zolfaghari ha dichiarato che il controllo della via d’acqua torna alla situazione precedente, accusando Washington di non aver mantenuto i propri impegni. “La decisione è dovuta alla mancanza di impegno da parte degli Stati Uniti e al loro cosiddetto blocco, che è pirateria e rapina”, ha affermato, secondo quanto riportato dall’agenzia Fars.

Nel caos della riapertura e della richiusura, almeno due navi mercantili battenti bandiera indiana hanno dichiarato di essere state colpite mentre tentavano di attraversare lo Stretto. Nessun membro dell’equipaggio sarebbe rimasto ferito e le navi non sarebbero in pericolo, ma l’episodio ha ulteriormente alzato la tensione nella regione. A seguito dell’incidente, i Pasdaran hanno emesso un comunicato radio in chiaro su tutte le frequenze. Nel comunicato avvertivano i naviganti di non provare ad forzare la chiusura di Hormuz, pena l’essere presi di mira dalle forze navali iraniane.

Sul fronte della propaganda militare, il messaggio della Guida Suprema Mojtaba Khamenei non ha lasciato spazio a interpretazioni. In occasione dell’anniversario dell’Esercito della Repubblica Islamica, Khamenei ha dichiarato che la marina iraniana è “pronta a infliggere nuove amare sconfitte ai suoi nemici”, richiamando anche la capacità dei droni iraniani di colpire gli Stati Uniti e Israele.

I negoziati si arenano

Sul piano diplomatico, le notizie non sono migliori. L’Iran ha fatto sapere di non aver acconsentito a un nuovo ciclo di colloqui con gli Stati Uniti — il primo si era tenuto la settimana precedente a Islamabad — a causa dell’annuncio americano sul blocco marittimo e di quelle che Teheran definisce “richieste eccessive”. A comunicarlo è l’agenzia Tasnim, affiliata alla Guardia Rivoluzionaria.

Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha smentito tutte le ricostruzioni fornite nella giornata di ieri da Trump in persona, secondo cui l’Iran avrebbe capitolato di fatto alle richieste americane per quanto riguarda il programma nucleare, il sostegno ai propri alleati Hezbollah e Hamas e il controllo di Hormuz. Ghalibaf, da molti ritenuto il vero uomo forte a Teheran, ha ribadito che Washington dovrà acconsentire alle richieste iraniane se vuole sperare in un accordo.

Duro anche il fronte americano. Il presidente Donald Trump ha ribadito che il blocco dei porti iraniani resterà in vigore finché non sarà raggiunto un accordo di pace con Teheran, aggiungendo di non escludere la possibilità di non prorogare il cessate il fuoco alla sua scadenza di mercoledì. Una posizione che lascia poco spazio alla diplomazia, almeno nel breve termine.

Caschi blu nel mirino: un soldato francese ucciso in Libano

La giornata è stata segnata anche da una tragica notizia proveniente dal Libano. Un soldato francese dell’UNIFIL è rimasto ucciso e tre sono stati feriti in un attacco nel sud del Paese, nella zona del villaggio di Ghanduriyah. La pattuglia stava sgombrando munizioni esplosive lungo una strada per ristabilire i collegamenti con alcune posizioni isolate della missione, quando è stata colpita da fuoco di armi leggere.

Macron accusa Hezbollah

Il presidente francese Emmanuel Macron ha reagito con fermezza, pubblicando un post su X in cui ha reso omaggio al soldato caduto e ha dichiarato che “tutto lascia pensare” che la responsabilità sia di Hezbollah. La Francia ha chiesto alle autorità libanesi di arrestare immediatamente i responsabili e di assumersi le proprie responsabilità. Anche l’UNIFIL ha condannato quello che definisce un “attacco deliberato” contro i caschi blu, sottolineando che il lavoro delle squadre di disinnesco è fondamentale per la sicurezza dell’area.

Il Libano si dissocia

Il premier libanese Nawaf Salam ha preso le distanze dall’accaduto, condannando l’aggressione e annunciando l’apertura di un’indagine. “Questo comportamento irresponsabile arreca grave danno al Libano e alle sue relazioni con i paesi amici”, ha dichiarato su X. Nel frattempo, l’esercito israeliano ha confermato di aver condotto nelle ultime 24 ore diversi raid nel Libano meridionale contro militanti di Hezbollah che avrebbero violato gli accordi di cessate il fuoco — la prima operazione di questo tipo dall’entrata in vigore della tregua.

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