Sul giallo delle morte avvelenate da ricina, la perquisizione nella casa di Pietracatella si è conclusa con il dissequestro dell’immobile. E la riconsegna a Gianni Di Vita
È durata quattro ore la perquisizione nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella, in via Risorgimento, venerdì 6 novembre 2026. Gli agenti hanno lasciato l’immobile intorno alle 13:30 dopo aver cominciato le operazioni alle 9:30. Gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Campobasso, coordinati dal dirigente Marco Graziano, prima della restituzione dell’immobile, hanno fatto un ultimo giro ricognitivo all’interno della casa. Gianni Di Vita, il padre e marito delle due donne morte per avvelenamento da ricina, ha ripreso possesso dell’immobile. Ed ha poi seguito i poliziotti in Questura, probabilmente per sbrigare le procedure burocratiche legate al dissequestro.
Nuove audizioni
Al termine dell’ultimo sopralluogo della Polizia, dunque, la casa di famiglia sequestrata fino ad oggi è stata restituita a Gianni Di Vita. Quello di venerdì 6 novembre, non è stato soltanto un ennesimo sopralluogo nella casa Di Vita, dove lo scorso Natale si verificò il tragico avvelenamento con la ricina, che portò alla morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara, 50 e 15 anni. Bensì una perquisizione più approfondita, alla quale Gianni Di Vita è stato presente e testimone di tutte le fasi dell’intervento. Gli investigatori dopo aver tolto i sigilli all’abitazione, mantengono comunque il massimo riserbo sull’indagine, in attesa delle prossime audizioni in Questura, che proseguiranno anche nello stesso pomeriggio.
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La difesa Di Vita
“La difesa tecnica di Gianni e Alice Di Vita, parti offese, non ha mai avanzato alcuna richiesta di dissequestro. Evidentemente gli inquirenti ritengono non più utile ai fini dell’indagine il sequestro dell’abitazione”. Lo ha dichiarato Vittorino Facciolla, avvocato di Gianni e Alice Di Vita. Il dato sottolineato dal legale assume rilievo perché il dissequestro non arriva in seguito a un’istanza della famiglia, che in questi mesi aveva lasciato l’abitazione nella piena disponibilità degli investigatori per gli accertamenti ritenuti necessari. La decisione di far cessare il vincolo è maturata nell’ambito dell’inchiesta.
Dieci mesi di indagini
La casa di via Risorgimento è stata per oltre dieci mesi uno dei luoghi centrali delle indagini sulla morte di Antonella e Sara. Il passaggio più importante risale al 30 luglio, quando specialisti tedeschi, investigatori e consulenti effettuarono un lungo sopralluogo tecnico, raccogliendo 131 campioni e reperti destinati agli approfondimenti scientifici. Proprio il rapporto tra quel lavoro e la decisione odierna rappresenta uno degli aspetti di maggiore interesse. Il dissequestro indica che, allo stato, gli inquirenti non ritengono più necessario mantenere l’abitazione vincolata per ulteriori accertamenti. Sugli accertamenti affidati al Robert Koch-Institut di Berlino la stessa procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, aveva precisato a fine ottobre che “dalla Germania non sono pervenuti risultati”. Successivamente agli specialisti tedeschi è stato concesso altro tempo per proseguire le analisi e non sono stati resi noti nuovi esiti.
Le indagini
La Procura di Larino procede per duplice omicidio contro ignoti. A oltre dieci mesi dalla morte di Antonella e Sara restano ancora da chiarire la provenienza delle tossine del ricino, il veicolo attraverso il quale le due donne vi sarebbero state esposte e le circostanze dell’avvelenamento. Resta contestualmente aperto l’altro fascicolo, quello per omicidio colposo a carico di 5 medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso che hanno visitato e curato mamma e figlia nei giorni di Natale, prima della loro morte.
































