2 Nov, 2026

Attacchi hacker ai supermercati, frigoriferi sabotati anche in Sicilia

Attacco hacker surgelati

Quattro supermercati Coop colpiti tra Catania e Palermo, dopo gli episodi in diversi Paesi europei. I sistemi di refrigerazione manomessi, gli alimenti deteriorati e i timori per la sicurezza alimentare


Decine di frigoriferi e celle frigorifere che si impostano da soli sulla modalità “defrost”. Così. Nel pieno della notte. Bastoncini, salmoni, fiori di zucca. I cibi congelati si cuociono e sono solo da buttare.

Sono milioni di euro. Altro che scherzo o bravata. Da mesi cyberattacchi prendono di mira importanti catene di supermercati, attivando i sistemi di refrigerazione e alzando le temperature fino a distruggere i prodotti conservati.

È toccato a oltre una quarantina di punti vendita Delhaize in Belgio e Lussemburgo, a negozi in Svezia, Irlanda, Estonia, Finlandia e Paesi Bassi. Il mese scorso era successo a centinaia di supermercati in Francia. Oggi gli attacchi sono arrivati anche in Italia.

In Sicilia, almeno tre supermercati Coop a Catania e uno a Palermo hanno subito manomissioni informatiche ai sistemi di refrigerazione. A confermarlo è Giuseppe Spadaro, direttore generale del gruppo Radenza, che gestisce i punti vendita coinvolti. Gli hacker avrebbero modificato i parametri della temperatura alle quattro del mattino.

La Polizia postale sta indagando sulla provenienza degli attacchi e su eventuali collegamenti con gli episodi registrati negli altri Paesi europei. È stata coinvolta anche l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.

La guerra del cibo

È una strana guerra del cibo quella che sta investendo l’Europa. Qualcuno, attraverso sabotaggi informatici sempre più complessi e articolati, sta prendendo di mira gli alimenti congelati in tutto il continente, causando danni per milioni di euro e mettendo in evidenza la fragilità delle infrastrutture attorno alle quali ruota la grande distribuzione alimentare europea. A essere colpite sono catene di rilevanza internazionale come Carrefour, Ikea e Delhaize.

Il copione di questi attacchi è sempre lo stesso: sfruttando una falla nella sicurezza, gli hacker prendono il controllo dei frigoriferi, li impostano sulla modalità “defrost” e alzano la temperatura fino a raggiungere i cinquanta gradi. Tutto avviene nel cuore della notte, quando nei punti vendita non c’è personale in grado di accorgersi per tempo del problema. Un vero e proprio bagno di calore che rende irrecuperabile gran parte dei prodotti.

Il sospetto di una regia statale

Dopo l’ultima ondata di attacchi, la questione dei frigoriferi impazziti è diventata anche un tema di sicurezza continentale. «Il ripetersi degli attacchi informatici» è, secondo il commissario europeo per l’Agricoltura Christophe Hansen, «profondamente preoccupante».

E questo perché, prosegue il commissario, «si tratta di un tentativo deliberato di interrompere la nostra catena di approvvigionamento alimentare e di minare la fiducia dei consumatori».

La sofisticazione delle operazioni, così come la simultaneità dei sabotaggi, alimenta il sospetto che dietro questi attacchi possa esserci una regia statale. Per quanto i sistemi colpiti possano essere vulnerabili, come ammesso anche dagli stessi gestori di alcune macchine in Belgio, le operazioni sono diventate troppo complesse per essere il semplice risultato dell’azione di qualche gruppo autonomo. Dietro quanto sta succedendo potrebbe esserci la longa manus di un’organizzazione sponsorizzata da uno degli avversari dell’Occidente.

Il precedente delle basi militari americane

Tanto più che la questione non riguarda soltanto l’Europa. Ad agosto, infatti, dall’altra parte dell’Oceano è stato registrato un incidente simile a quelli dei Paesi europei, ma questa volta circoscritto ad alcune installazioni militari americane. A Fort Huachuca, in Arizona, il 26 agosto i congelatori sono entrati in modalità scongelamento, lo stesso fenomeno che, stando alle ricostruzioni della stampa, si è verificato in almeno altri sei siti negli Stati Uniti.

Tutte basi militari, tutte strutture colpite in modo insolito e inaspettato. Già subito dopo l’accaduto, l’episodio aveva fatto scattare indagini molto approfondite da parte delle forze armate statunitensi. Accertamenti poi rafforzati dagli incidenti registrati di lì a poco in Francia, dove 350 negozi sono stati colpiti con modalità pressoché identiche a quelle osservate negli Stati Uniti.

Il Pentagono ha aperto un’indagine per accertare la natura degli incidenti e verificare l’ipotesi di un attacco informatico riconducibile a un soggetto ostile. I militari di Washington si sono resi conto dei danni che questo tipo di operazioni può causare.

Sicurezza informatica e sicurezza alimentare

Colpire i sistemi di conservazione del cibo potrebbe provocare un’enorme crisi nel comparto della logistica alimentare, innescando sconvolgimenti difficili da prevedere. Le società odierne hanno ben poche alternative alla conservazione su larga scala degli alimenti attraverso i sistemi di refrigerazione. Colpire con metodicità questo settore significa causare problemi nell’approvvigionamento di cibo in molti Paesi. Dove non esistono alternative quantitativamente equivalenti al trasporto e allo stoccaggio nei congelatori. E i maggiori operatori del settore stanno correndo ai ripari.

In Belgio, per esempio, una delle compagnie che fornisce gran parte dei sistemi coinvolti negli attacchi sta spingendo affinché le macchine vengano scollegate dalla rete e collegate tra loro, per evitare infiltrazioni esterne. Soluzione che potrebbe essere adottata anche negli Stati Uniti, specialmente nelle strutture militari.

Proprio quanto successo negli Stati Uniti mette in risalto il pericolo connesso a questo tipo di attacchi. Washington, in fin dei conti, mantiene guarnigioni e strutture militari in tutto il mondo e cyberattacchi come quello di agosto potrebbero effettivamente mettere in crisi l’approvvigionamento alimentare di alcuni degli avamposti più remoti della potenza americana.

Il problema, però, non riguarda soltanto la capacità di difendere singoli impianti o singole catene commerciali. La grande distribuzione si regge infatti su una rete di sistemi interconnessi, spesso gestiti da remoto e difficili da proteggere in ogni loro componente.

È proprio questa dipendenza a trasformare un frigorifero in un potenziale punto debole della sicurezza nazionale. E se oggi il danno si misura in tonnellate di alimenti da buttare e milioni di euro di perdite, domani operazioni simili potrebbero avere conseguenze più ampie.

Perché in una società che ha affidato alla tecnologia anche la conservazione del proprio cibo, la sicurezza informatica è diventata una questione di sicurezza alimentare. Di sopravvivenza. Non di bastoncini.

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