17 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Ago, 2026

Lavitola da Rebibbia: «Pentito per aver messo nei guai mio fratello Ranucci»

Valter Lavitola

Dopo quasi tre ore di colloquio a Rebibbia, il legale Arturo Cola riferisce il pentimento di Lavitola. La difesa insiste sull’iniziativa autonoma e sull’assenza di un accordo preventivo con Ranucci


Valter Lavitola torna a parlare dal carcere di Rebibbia e, attraverso il suo legale Arturo Cola, dice di essere pentito per le conseguenze che la sua iniziativa ha avuto sulle persone a lui più vicine. Tra queste, Sigfrido Ranucci, definito «un fratello», e Gomes Clesio Tavares, «un figlio».

«Lavitola vive una condizione psicologica certamente non facile, perché per una scelta autonoma ha provocato dei guai a due persone che sono per lui un figlio, e parlo di Gomes, e un fratello, in riferimento a Ranucci», ha detto Cola all’uscita da Rebibbia dopo un colloquio durato quasi tre ore.

«È pentito per avere messo nei guai persone a cui tiene».

Il legale ha ribadito il punto centrale della difesa:

«La scelta dell’attentato è solo sua, un’iniziativa solo sua».

«Ranucci forse non diede peso agli avvertimenti»

Cola è tornato anche sul comportamento di Ranucci nelle settimane precedenti all’attentato del 16 ottobre.

Secondo quanto riferito dal difensore, «Lavitola ritiene che Ranucci avesse reputato la cosa non importante, l’avesse affrontata con superficialità, non gli avesse dato retta. Quindi proprio per questo forse Ranucci non ha riferito nulla su questo aspetto agli inquirenti».

Il riferimento è ai rischi di possibili attentati che Lavitola sostiene di aver prospettato al conduttore di Report già prima dell’esplosione davanti alla sua abitazione di Pomezia.

L’incontro del 7 settembre

Prima di entrare nel carcere romano, Cola aveva spiegato ai giornalisti che la difesa intende verificare se sia necessario integrare la confessione resa da Lavitola il 12 agosto, in vista dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame prevista presumibilmente per la prossima settimana.

«Non si tratta di ritrattare o dire cose diverse», ha precisato il legale, «ma semplicemente di puntualizzare e offrire un’interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito».

Secondo la difesa, ci sarebbe stato un incontro il 7 settembre, quindi circa un mese e mezzo prima dell’attentato, durante il quale Lavitola avrebbe avvertito Ranucci dei pericoli che correva.

«Noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre», ha affermato Cola. «C’è stato, infatti, un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati».

«Nessun accordo preventivo sull’attentato»

La difesa insiste però sulla completa autonomia dell’iniziativa di Lavitola. «A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull’attentato», ha sottolineato Cola.

Il punto resta quindi quello già sostenuto dopo la confessione: Lavitola rivendica la responsabilità dell’iniziativa e sostiene di aver agito senza un’intesa preventiva con Ranucci.

La strategia in vista del Riesame

Il colloquio a Rebibbia serve anche a preparare il prossimo passaggio giudiziario. La difesa punta a utilizzare l’udienza davanti al Riesame per precisare alcuni aspetti della confessione attraverso eventuali dichiarazioni spontanee.

Non si tratterebbe, secondo Cola, di modificare quanto già detto da Lavitola, ma di chiarire meglio passaggi che la difesa considera decisivi: gli avvertimenti precedenti all’attentato, l’assenza di un accordo con Ranucci e il ruolo che Lavitola attribuisce esclusivamente a se stesso nella decisione di organizzare l’azione.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA