La Dda punta a riportare in Italia il cittadino camerunense ritenuto intermediario tra Lavitola e la banda dell’attentato. Domani l’ex editore sarà interrogato a Rebibbia
Valter Lavitola affronterà domani, mercoledì 12 agosto, in tarda mattinata, l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Rebibbia, dove si trova recluso dall’arresto di ieri mattina. Il faccendiere è accusato di essere il mandante dell’attentato dinamitardo contro il giornalista di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto lo scorso ottobre davanti all’abitazione del conduttore a Pomezia, alle porte della Capitale.
A eseguire l’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip di Roma Iole Moricca su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, sono stati i carabinieri del Nucleo Investigativo. L’ordigno rudimentale, composto da gelatina da cava, aveva semidistrutto le auto di Ranucci senza causare altri danni. I pm contestano anche l’aggravante del metodo mafioso.
Pm: l’attentato per popolarità di Ranucci
Secondo quanto scritto nell’ordinanza, l’attentato sarebbe stato commissionato da Lavitola non per colpire Ranucci, ma per accrescere la sua popolarità e accelerare i propri progetti in ambito politico. Nell’idea dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’episodio doveva apparire come un atto intimidatorio legato alle inchieste del giornalista.
L’iter per l’estradizione di Tavares
Il provvedimento del gip riguarda anche Gomes Clesio Tavares. Cittadino camerunense, factotum di Lavitola e ritenuto l’intermediario tra il mandante e la banda che avrebbe materialmente collocato l’esplosivo. Per l’uomo, che si troverebbe attualmente in Africa ed è considerato latitante, è stato spiccato un mandato di arresto. La Dda è pronta ad avviare la procedura per chiederne l’estradizione in Italia.
Tra i due Paesi non esiste un trattato bilaterale in materia. Una via percorribile passa da uno strumento multilaterale. Sia l’Italia sia il Camerun risultano vincolati alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, firmata a Palermo nel 2000. Prevede la possibilità di usarla come base per l’estradizione anche in assenza di un accordo diretto, quando il reato coinvolge un gruppo criminale organizzato con proiezione internazionale, come nel caso in cui è stata contestata l’aggravante mafiosa.
Le indagini e gli altri 4 arresti
Le indagini, coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi e avviate dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, sono ora seguite dal pm della Dda Edoardo De Santis e avevano già portato, a fine giugno, all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti gli esecutori materiali dell’attentato.
Sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante di aver agito in concorso di più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. In carcere hanno scelto di non rispondere agli inquirenti.
I rapporti tra Ranucci, Lavitola e Tavares
Dagli atti dell’inchiesta emerge anche il rapporto personale tra i tre uomini: una fotografia del 2022 ritrae insieme Lavitola, Ranucci e Tavares. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il giornalista conosceva Tavares almeno da quella data. Il gip considera comunque Ranucci estraneo alla vicenda della bomba.
Agli atti risultano anche intercettazioni relative ai rapporti tra Ranucci e Lavitola, tra cui una conversazione dell’ottobre 2024 in cui il conduttore scriveva all’ex editore di trovarsi in difficoltà, riferendosi alle pressioni e polemiche intorno al programma “Report”, assicurando comunque di voler andare avanti.
Salvini: «Opportuna una pausa»
L’avvocato di Ranucci ha definito il giornalista “tre volte vittima”: dell’attentato, del tradimento di un amico e ora della strumentalizzazione mediatica della vicenda. Sul futuro della trasmissione, il vicepremier Matteo Salvini, interpellato oggi a margine di una visita al Polo di interscambio del Pigneto a Roma, ha detto di ritenere opportuna “una pausa”, esprimendo “piena solidarietà” a chi ha subito un attentato, pur sottolineando che la situazione “va chiarita”.
































