La premier tende la mano al Generale: «La remigrazione si fa già» Obiettivo? Fermare l’emorragia di voti e conquistare il Quirinale
«Oggi parlo io» ha detto ai suoi più stretti collaboratori. Dopo giorni – almeno da giovedì – di ping pong tra il Generale e il Capitano, tra Vannacci e Salvini, il primo che si autoinvita in maggioranza «ma con le mie linee rosse», il secondo che prenota il Viminale («nella prossima legislatura lo voglio io»), la premier ha pensato bene di mettere un punto e riportare il dibattito su temi meno divisivi per la coalizione e ha scelto un tema inedito, che spiazza: la corsa al Quirinale.
«Tante cose sono cambiate in questi anni – ha detto – non è detto che non possa essere superato anche il grande tabù di un presidente della Repubblica non di centrosinistra». Non lo aveva mai detto e nei fatti ha aperto la corsa per il big game del 2029, quello che porterà il Parlamento all’elezione del successore di Mattarella.
L’intervista a Porro
Meloni ha scelto Rete 4 e i «10 minuti» di Nicola Porro per mandare messaggi e provare a calmare le acque assai agitate nella coalizione, da Vannacci dentro o fuori il centrodestra alle preferenze nella legge elettorale, la tensione si taglia a fette dalle parti del destra-centro. La premier parla nel giorno in cui scadono gli emendamenti in aula alla legge elettorale. Domani la capigruppo alla Camera deciderà il timing dell’aula. Ormai si va alla prossima settimana per poi chiudere, queste le intenzioni di Meloni, nella terza settimana di luglio. A settembre appuntamento al Senato.
Il nodo della legge elettorale
Il punto è che Meloni e i suoi Fratelli non sanno bene come andare avanti sulla legge elettorale. Parlare di Quirinale è senza dubbio una mossa che spiazza. Il Melonellum, con il suo premio polarizzante che sembra fatto apposta per schiacciare i piccoli che non si aggregano alla coalizioni, è veramente la cartina di tornasole della campagna elettorale. In sintesi: Meloni e Lupi (Noi Moderati) vorrebbero le preferenze (anche Vannacci) ma Lega e Forza Italia ripetono il loro fermissimo No; il testo in aula al momento prevede che il Generale ma anche +Europa debbano raccogliere le firme per presentare le liste e su questo c’è battaglia nei gruppi di maggioranza, i Fratelli ragionano sul rischio di far «incattivire» Futuro nazionale, Salvini e la Lega vogliono alzare argini sicuri contro l’agibilità politica dell’ex uomo della Folgore. «Ho fatto l’errore una volta, non lo farò la seconda» ripete il segretario della Lega sempre più blindato nel suo fortino assediato dai governatori. «Li vorrei al mio fianco e non di dietro» ha aggiunto con un tocco di volgarità.
Il nodo Futuro nazionale
Il punto è che in via della Scrofa stanno arrivando sondaggi che proiettano Futuro Nazionale al 10% già in autunno. Ne farebbero le spese Lega, Fratelli d’Italia e anche un pezzo di elettorato 5 Stelle magari andato un po’ in sonno. L’ultima battaglia del Generale in favore dei no-vax ha risvegliato anche sui social gli istinti peggiori. «La feccia è con me, io voglio la feccia» ha rivendicato il Generale. Feccia o no – la scelta del lessico è di Vannacci – sono voti. E Meloni ha timore di perderli. Quindi l’ordine è di non chiudere la porta.
La remigrazione
Ci si aspettava qualche parola sul tema nell’intervista di ieri sera. È arrivato un assist: la remigrazione, ad esempio, cavallo di battaglia del Generale, «noi la facciamo già, sono i rimpatri volontari assistiti. Vuol dire che mi metto d’accordo con questi migranti per rimandarli a casa, perché è volontario. Lo fa lo Stato italiano, lo fa l’Unione Europea, lo fa l’Unhcr: lo fanno tutti. Il problema ce l’hai con quelli che non se ne vogliono andare e qui tutto diventa più complesso».
La strategia su Vannacci
La strategia è svuotare la propaganda di Vannacci sgonfiando una dopo l’altra le sue campagne ma al tempo stesso dimostrare che «la destra al governo affronta con pragmatismo e non con il populismo questi dossier» spiega una fonte di maggioranza. C’è sempre qualcuno più puro di te che prima o poi proverà ad epurarti.
È un gioco neppure tanto sottile. A Meloni serve Vannacci per vincere e a Vannacci serve Meloni per entrare nella stanza dei bottoni e incassare subito il dividendo del suo populismo. Il Generale ha capito – in fondo è un tattico – e non a caso domenica sera ha detto: «Siamo assolutamente disponibile ad entrare in coalizione, purché vengano rispettate le nostre linee rosse». Ad esempio la remigrazione. La risposta di Meloni è arrivata ieri sera: lo stiamo facendo, dateci tempo di dimostrarvelo. Salvini ha capito l’antifona e sempre domenica ha messo le mani avanti: «Al Viminale ci torno io».
La preoccupazione di Forza Italia
Tutto questo crea molta preoccupazione in Forza Italia. Il segretario azzurro e vicepremier Antonio Tajani mette i puntini sulle «I», ci prova almeno. «Vannacci ha deciso di stare fuori dal centrodestra, vota contro il governo. È una scelta sua e continua a dirlo, quindi non c’è una questione di imbarcare o non imbarcare Futuro nazionale: sono stati loro a mettersi fuori dal centrodestra, Sta dicendo cose assolutamente diverse da quelle che diciamo noi, rischia di fare la quinta gamba della sinistra». Un refrain che la stessa Meloni aveva lanciato tre settimane fa. Ma i sondaggi non le hanno dato ragione perché Fn continua a crescere e a pescare anche tra i Fratelli.
La mossa del Quirinale
Con parecchio cinismo il Quirinale può essere la mossa del cavallo. Meloni a tu per tu con Porro ha parlato di Trump, Macron, politica estera. «Non sono antiamericana oggi, non ero inginocchiata ieri: credo che l’Occidente sia più forte unito e credo che l’Italia sia più forte in un Occidente unito» ha detto. Ma era il Quirinale l’obiettivo. La premier Giorgia Meloni intervistata da Nicola Porro a «10 minuti».
Lanciando la corsa al Colle, la premier ha fatto due mosse: ha risposto e teso la mano a Vannacci che, secondo il quotidiano La Verità, ha candidato Meloni alla Presidenza della Repubblica; ha offerto una exit strategy a Tajani che potrebbe essere il candidato più rassicurante anche per l’Europa. Una prospettiva del genere potrebbe richiamare a più miti consigli anche Forza Italia? Basterà a Marina e a Piersilvio Berlusconi? È molto probabile che l’elettorato moderato non veda nella Presidenza della Repubblica la garanzia per tenere a bada l’estrema destra illiberale, nazionalista, sessista, omofoba e no vax di Vannacci.
La prova del nove
La prova del nove sarà già nella legge elettorale. Meloni proverà a condividere con Futuro nazionale la sua battaglia per le preferenze proponendo a Lega e Fi un compromesso, un sistema misto, liste bloccate per 3/4 e per un quarto con preferenze. Salvini ha già detto no. Tajani non si è ancora pronunciato.
































