La relazione annuale sulle droghe parla chiaro: il 23% dei minorenni dichiara di aver fatto uso di droghe
Giugno: per chi si occupa di droghe e dipendenze, è sempre stato un mese particolare. Un po’ perché si chiudono diversi programmi di prevenzione nelle scuole, spesso con iniziative pubbliche, un po’ perché, il 26 giugno, è la Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga. Così, chi ha qualcosa da dire sul tema, è più facile che lo dica in questo momento, anche perché l’attenzione dei media è più alta.
La relazione annuale
Sono stati presentati anche i dati della Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia. Purtroppo non sono buoni. Un dato per tutti, rilanciato da diverse Agenzie di Stampa tra cui l’ANSA: «nel 2025, quasi 350 mila studenti under18 hanno riferito di aver utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso dell’anno, pari al 23% della popolazione scolastica minorenne, dato in aumento rispetto al 2024 (20%)». In ogni caso uno studente su quattro si è accostato all’uso di droghe. Siamo al 26% nel 2025: un punto in più rispetto al 2024. E pensare che, lo scorso anno, si era acceso un segnale positivo riportato dal Sito del Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio: «il consumo di sostanze psicotrope tra i giovani appare leggermente diminuito rispetto al 2023».
La pandemia delle droghe
Le notizie di adesso, ammesso che le diverse rilevazioni dei dati siano state fatte con la medesima metodologia, per essere confrontabili, non spingono all’ottimismo: il Sottosegretario Mantovano parla di una “pandemia” che ha la particolarità di non essere percepita come tale. A mio parere, non esagera, ma il concetto di pandemia ha più a che fare con un fenomeno che, improvvisamente si manifesta, si diffonde rapidamente e, poi, gradualmente si ridimensiona o si estingue.
Qui, invece, assistiamo ad una tendenza di consumo che, nel tempo, è andata complessivamente consolidandosi e ad un mercato illecito in grado di indurre e determinare consumi con una proposta di sostanze “vecchie” e nuove che trovano sempre una domanda da soddisfare.
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Sono in ripresa i consumi di cocaina, pesantemente diffusa e consumata, allucinogeni, oppiacei, catinoni sintetici, oppioidi sintetici e ketamina, mentre la cannabis, pur restando la sostanza più diffusa, mostra un lieve calo. Ma bisogna anche dire che appaiono sul mercato prodotti a base di cannabis sempre più potenti e che, spesso, siamo di fronte a consumi combinati di più sostanze anche nuove e poco conosciute nei loro effetti.
Gli psicofarmaci
Interrogativi dovrebbe porre anche il rilevante consumo di psicofarmaci, assunti senza prescrizione medica. Ha riguardato quasi 180mila minorenni (11%). Tra le ragazze la prevalenza è quasi doppia. Un modo di usare i farmaci come fossero droghe, un modo per automedicarsi? Chissà. C’è molto ancora da capire sul significato di questi fenomeni. I dati che riguardano l’uso di sostanze illecite portano subito la mente all’azione delle organizzazioni criminali, ma se si allarga il campo di osservazione ci accorgiamo subito che ciò che ruota attorno ai prodotti leciti delle multinazionali del tabacco o al commercio di alcolici o, ancora, alle proposte di gioco d’azzardo o all’organizzazione dei social, non è meno insidioso.
Se l’attenzione ai giovani ed ai loro stili di vita è, ovviamente, alta perché rappresentano il futuro non va dimenticato che rappresentano anche il futuro di un certo tipo di commercio illecito ma anche lecito. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, parla della necessità di proposte lungimiranti, di investimenti, di metodi di lavoro condivisi per costruire una società libera dalle dipendenze.
Il ruolo della politica
Non sarà facile perché in questa società dei consumi interconnessi se è vero che esiste una offerta insidiosa di droghe e dipendenze, esiste una domanda altrettanto importante che non riguarda soltanto i “ragazzi” che, molto spesso, prendono esempio proprio dagli adulti. Vedremo. Intanto non dimentichiamoci che abbiamo parlato solo di alcuni dati preoccupanti di una relazione complessa, costruita per legge e dedicata al Parlamento. Il Parlamento è titolare del potere legislativo. Utilizzerà questi dati? Sarebbe interessante vedere un impegno parlamentare che, proprio partendo dai dati, si ponga alcuni interrogativi, in modo costruttivo, rispetto alla efficacia della legislazione in atto e della sua applicazione. Ma, troppo spesso, quando si toccano questi temi, il conflitto è evidente e ricorda dibattiti del passato mai risolti.
Si parla ma non ci si ascolta. Forse, rendersi conto che il mondo è cambiato e ragionare di conseguenza, potrebbe essere un primo passo. Altrimenti il rischio è quello, ogni anno, di divulgare numeri e proponimenti, ma di non riuscire davvero a incidere su fenomeni su cui, tra qualche giorno, e salvo eccezioni, scenderà il silenzio. Il rischio è quello di dire che siamo tutti uniti contro droghe e dipendenze, senza porsi altri interrogativi sul significato di una domanda imponente di prodotti e stili di vita correlati che sostengono mercati leciti e illeciti e stanno producendo costi individuali e sociali enormi. Paradossalmente siamo tutti contro droghe e dipendenze, ma ne sosteniamo consumisticamente ed economicamente la diffusione, assieme al modello socio-economico che le sostiene.































