18 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

18 Giu, 2026

Città (poco) attrattive: con i giovani perdiamo i sogni

L’ultimo panel della prima giornata di Quo Vadis Urbs, il festival dell’Altravoce, è dedicato alla fuga dei cervelli e alla (scarsa) attrattività delle nostre città


Trentamila persone in media lasciano l’Italia ogni anno. Il costo in termini di sviluppo è troppo alto per poter essere sostenuto. Anche perché spesso lasciano il nostro paese giovani qualificati. Un esodo che riguarda specialmente le città del Nord. È il tema dell’ultimo panel di Quo Vadis Urbs, dedicato a “Classe creativa e capacità attrattiva”.

Ad aprire il confronto è il direttore del Censis Massimiliano Valerii: «Citerei il peccato originale dell’attuale generazione di giovani italiani: il fatto di essere pochi. Questo li rende strutturalmente meno in grado di rappresentare le proprie istanze generazionali e di incidere politicamente. Rappresentano un bacino di potenziale consenso elettorale talmente esiguo da essere poco attraente per la politica». In effetti, in Italia si fa un gran parlare di pensioni, ma raramente si dibatte di politiche rivolte alle giovani generazioni: «Si parla di pensioni perché moltissime sono le persone in pensione e ancora di più quelle in procinto di andarci. Vere politiche giovanili in Italia non esistono. Questo spiega perché nel 2024 abbiamo toccato il record storico di trasferimenti di residenza all’estero, 141.000 persone. L’identikit? Il 40% aveva tra i 25 e i 34 anni, e per quasi un terzo si trattava di laureati. Ragionare di città come fattore attrattore di talenti diventa paradossale rispetto alla considerazione di questi dati».

Cervelli in fuga

Le ragioni per cui i giovani si trasferiscono all’estero sono quelle che ci raccontiamo da anni: salari migliori, più meritocrazia. Ma Valerii aggiunge altri elementi: «Negli altri paesi godono di un sistema sociale complessivo che li favorisce e che, ad esempio, consente a una giovane coppia di acquistare casa con maggiore facilità di quanto accade in Italia».
Il mercato del lavoro in Italia, premiando per lo più gli over 50, fa il resto. L’ultimo rapporto Censis fotografa chiaramente il problema della senilizzazione del lavoro: «Tutta la nuova occupazione nell’ultimo anno ha riguardato le persone con 50 anni e oltre. Sono aumentati i giovani che non hanno lavoro né lo cercano, anche se teoricamente avrebbero un potere contrattuale molto più forte del passato. E parliamo di quella che sulla carta è la generazione di giovani più competente per titoli di studio, apertura alla globalità e conoscenza delle lingue».

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Le università e la formazione

Se il quadro è questo – ed è a tinte fosche – qualche responsabilità non può non averla il sistema della formazione. Per quanto i dati degli ultimissimi anni siano incoraggianti, anche le università italiane restano meno attrattive dei loro competitor europei. Sul tema interviene Giovanni Lo Smorto, per più di dieci anni direttore generale della Luiss di Roma: «Io sono nativo della Puglia e sono arrivato a Roma nel 1989 solo grazie a una borsa di studio. Così Roma mi abbracciò, consentendomi di accedere a una università per realizzare il mio sogno. È questo che bisogna rimettere al centro delle nostre riflessioni: consegnare il sogno nelle mani dei pochi giovani che ci sono. O, per lo meno, dare loro gli strumenti per raggiungerlo». Su quali siano questi strumenti Lo Storto ha pochi dubbi: «Una formazione adeguata e un ascensore sociale efficace. Oggi, di quell’ascensore non c’è il motore, non c’è la porta e non ci sono i fili». E così si torna all’università, alla formazione, al suo ruolo nel mettere in moto quell’ascensore. «Ed è importante che l’università non si limiti a creare talenti che se ne vanno. Non mi piace nemmeno parlare di “cervelli in fuga”. Magari fossero solo cervelli: sono stomaci, pancreas e…cuori. Perdendo loro diminuiscono i sogni».

L’iniziativa dei giovani

Anche Vincenzo Castellano, presidente di Uifor, il sindacato dei forfettari italiani, fa appello all’idea di città come modello da seguire: «Si sente spesso parlare di usare la fiscalità come leva e stimolo per le giovani generazioni. È giusto, ma non basta. Ormai non ci si sposta più solo per andare a lavorare, ma per vivere bene. I giovani non scappano dai loro territori, non inseguono una città moderna, ma modelli». Pensare e modelli di città è lo spirito che anima il nostro convegno. Lo ricorda il direttore Barbano chiudendo i lavori della prima giornata: «Siamo una comunità intellettuale che ha tanti amici. Oggi abbiamo assistito a un dibattito straordinario, frutto della constituency che abbiamo costruito insieme, con un spirito solidale, con cui concorriamo a costruire una piazza delle idee»

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